- WHY DO WE FIGHT - Il blog di Chiara Micheli

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Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura ------- Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali -------------

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sabato, 17 maggio 2008
IO SO I NOMI. E HO ANCHE LE PROVE

         GLI ORTI DELLA MEMORIA 
                              parte II

 

Certe volte essere giovani non aiuta. Certe volte non aver vissuto alcuni anni cruciali della storia fa sì che certi fatti per noi non esistono. Perché se chi hai intorno tende a nascondere, il quadro sembra intero ed invece è incompleto; e come prevedibile quello che non si vede non è una minuzia, è un moloch ingombrante che tuttora domina certi panorami, distende la sua ombra ben oltre il pensabile.
Allora è giusto scriverlo e ripeterlo, in questa coscienza collettiva che è il web, perché anche questo orto resti a memoria per quelli che non lo sapevano, alla nostra ingenuità di gente del secondo millennio che non realizza come è stato il primo che ancora non è finito.

Oggi è un'altra data della storia italiana che molti scoprono per caso. Che ne sappiamo noi di un commissario che si chiamava Calabresi ucciso il 17 maggio del 1972 dopo una campagna diffamatoria durata mesi, portata avanti da Lotta Continua e Camilla Cederna, dove tutti si attaccarono e nessuno osò dissentire?

Cominciamo. Potremmo beatamente giustificarci con i tempi: gli anni '70.
E il clima sociale. E l'ideologia. I fascisti. Va bene. La contingenza. Le esigenze. Gli operai. Il potere. Le masse. Quest'anno abbiamo anche il quarantesimo dal '68 e ci sono i festeggiamenti, i ricordi, le nostalgie di lotta e gli ideali.
Potremmo citare tutto e niente, stare qui a snocciolare resoconti eppure non basterebbe a lavare l’onta di una delle più ignobili forme in cui il potere della parola possa manifestarsi.
 
I nostri maestri.
 
I nostri tuttora presenti cattivi maestri.

Postato da: MenandDreamers a 16:47 | link | commenti
cultura, storia, società

venerdì, 09 maggio 2008
GLI ORTI DELLA MEMORIA

Gli orti della memoria

Oggi è il trentennale di una data cruciale nella storia d’Italia e vorrei ricordarla. Forse la data più importante del nostro dopoguerra, una data simbolo come ce ne sono nella vita di ogni paese, come per gli USA il 9/11. Il nostro 9/11 è stato trent’anni fa, con un corpo morto ammazzato dentro una Renault rossa che sembrava chiara nei telegiornali in bianco e nero.
Si racconta che la morte di Aldo Moro sembrò allora la fine di tutto, il punto più basso cui un popolo poteva arrivare. Lo era. Ma era anche l’inizio di un'altra cosa, la sveglia dal torpore e dall’ignavia, un moto generale di rivolta, trasversale, che prese tutti. Un popolo come il nostro si riconosce tale nelle tragedie. E dal quel moto finirono gli anni 70. Certo con gli strascichi, ma solo casi isolati, ultimi fuochi.

Ultimi fuochi? Non lo so. Quando le forze in campo invece di propugnare concordia e democrazia tendono a perpetrare un clima da guerra civile non ne sono sicura. Le brigate storiche rosse e nere sono più o meno morte ma quante altre brigate stanno nell’ombra? Quando la civiltà di un popolo non si mostra, quando la politica, che è un rapporto a due tra eletto ed elettore, diventa un rapporto a tre tra me, loro che devo conquistare e il mio avversario-nemico che devo annientare, ecco, allora penso che quel clima l’Italia non l’ha mai perso, che viviamo ancora nel dopoguerra che i miei raccontano, fatto di forche e regolamento di conti.
Ieri sera seguivo ANNOZERO, il programma di Santoro, sui soliti giovani italiani. Non ci voglio ritornare ora, ne ho già parlato. Ma siccome poi il programma si è allargato a ciò che sento di continuo ultimamente, cioè le voci di diverse parti politiche che tendono a giustificare una sconfitta - che va accettata, ci piaccia o no - screditando l’avversario e seminando il seme della delegittimazione e prevedendo ritorni del popolo ad un fascismo dei manganelli, ecco mi dispiace, non ci sto.
Non ci si provino.

Postato da: MenandDreamers a 16:26 | link | commenti (1)
poesia, politica, letteratura, televisione, società

mercoledì, 23 aprile 2008
RIPRENDIAMOCI L'INVISIBILE

          DUE NOTE DI SANGUE ROSSO 
        SULLA LETTERATURA FANTASTICA   

       Clicca sull'immagine per ingrandire

Il prossimo mese SHORT STORIES numero quattro – Edizioni Scudo - pubblica un mio racconto fantastico, Ottobre. Per chi vuole sapere tutti i dettagli dell’uscita rimando alla recensione della rivista su un bel sito che consiglio a tutti, Fantascienza.com, pieno di notizie, recensioni e opinioni da passarci delle ore senza accorgersene.
Anche la rivista la consiglio a mille. Nel panorama italiano del genere è per me la più seria e direi graficamente anche la più bella, merito di Luca Oleastri che fa un grande lavoro d’illustrazione a tutto campo. Il modo più veloce per averla è il sito dell’editore, si compra in 10 secondi e anche in formato economico non cartaceo per chi preferisce il pdf.  
                                                       
Ci sono 19 racconti estremamente vari, e per questo estremamente interessanti, a rendere conto di un genere e di una forma che a detta di molti, direi troppi a sproposito in questo paese, giudicano irrilevante: la letteratura fantastica, comprendendo dentro diversi generi, fantascienza, fantasy, horror & the whole shabang.
E' un segno della cecità culturale e commerciale nazionale considerando quanto fuori dai nostri confini, invece, se ne abbia il massimo rispetto. Talmente falsa come idea che per supplire alla mancanza materiale rientra da noi con autori e temi stranieri, prevalentemente estranei, quando potremmo essere noi a darla tranquillamente anche agli altri, a farne una cultura nazionale. Eh.

Ho sempre creduto che nel fantastico stia una parte importante dell'identità di un popolo, anche quando questo popolo sembra quotidianamente il più lontano possibile da qualunque visione fantastica. Non è vero. Chi mi conosce sa bene una cosa: che fantastico per me non vuol dire elfi o alieni. Niente da dire per quelli invece cui vogliono dire tutto, figuriamoci, può darsi che nel futuro cominci anch'io a scrivere di spade magiche. Mmm mmn...no. E' che per me è una soluzione troppo facile. E' come se la realtà si scindesse di proposito, trasportandomi in un mondo "altro", troppo altro, lontano intellettualmente ma anche a pelle, così che accade uno sdoppiamento che spezza la sospensione di incredulità e mi ributta malamente di qua dallo specchio, come un'Alice che raddrizza le teiere e ritrova il passo in avanti di malavoglia.
Ma lo sconosciuto. L'imprevedibile. Il mistero che si annidia dentro il chip di un orologio di alta precisione digitale, lo spostamento dell'asse della percezione assodata che in un grado di curvatura riunisce conoscenze differenti e spesso diatoniche, scomposte, un quadro di pieghe cremisi, vellutato che acquista senso se solo ti lasci inghiottire - e intendo materialmente - da lui, ecco, qui mi ritrovo.
L'Italia ha un grande passato di fantastico inesplorato, per non dire di un presente a cui si fa poco caso, e l'introduzione saggia e ilare a questa raccolta conferma l'idea. La si può leggere, ci sono le prime otto pagine della rivista  per tutti.

La visione fantastica nasce dal sacro. Qui io mi muovo. Nasce dal rapporto di mistero instaurato dal singolo individuo col mondo, da una visione personale che trasforma senza proposito prestabilito un dato percepito in simbolo fruibile a tutti, riconoscibile da tutti e nel quale ci si identifica. Ha echi lontani di archetipi oggi invisibili agli occhi ma non per questo scomparsi. La divisione famosa di Calvino in fantastico visionario, fatta cioè di fattori "esterni", fantasmi, mostri, ecc, e di un fantastico mentale, dove i mostri sono "interni", trova oggi un senso di limite che tendo a superare a più non posso. Sincronizzo nella percezione differenziata la presenza del fantastico, intendo la vita stessa nostra una avventura fantastica, e non con la effe maiuscola né il punto esclamativo, perché poi è davvero quella che vedo. Insomma ci credo per contatto. Non è il frutto del caos o impossibilità di contenimento del magma che fluisce, è anzi regolare e semplice. Non posseduti dallo spettro ma spettro noi stessi, i possessori. Forse è, nonostante tutto, proprio così che si sentivano i nostri antenati quando immaginavano gli abitanti dell'ombra. E soprattutto quelli della luce.
Mi viene in mente una riflessione come quella di Jung contenuta in Aion, che esplorando un simbolo cristiano dà radici ad arbusti nati in terreni prima ritenuti aridi e impossibili....In effetti il fantastico ha molto a che vedere con il quotidiano lineare, meno banalmente di quanto si possa pensare, in un giro di vite (oops) che allarga il buco e ci fa allegramente cadere dentro. Anche incautamente.            Amen.
Vergognarsi di radici di ragionamenti articolati da assunti differenti, dismetterli come cose del passato o dell’ignoranza, illudersi che un mondo tecnologico e comodo sia il velo e il cuscino all’attrito del mondo feroce, violento nella sua oscurità, che ancora portiamo dentro e ci guarda con l’occhio immobile di una sfinge, è una fuga all’indietro, non la nostra modernità.
Il fantastico è la meraviglia angosciata di noi esseri umani davanti ad un creato da noi non creato e sovente male abitato. E’ la nostra possibilità inconscia di rivalsa, l’organizzazione frenetica e la sua conseguente delusione, ripetuta all’infinito, per questo mai sazia.
Che ci venga lasciata.
E se l'incursione nel fantastico causa a molti soprassalti di assetti ben stabilizzati che non vogliono permettersi (il mondo materiale lo vedo, ha un corpo, la fantasia non la tocco, quindi ha una posizione ininfluente - l’aut aut, l’obbligo della scelta della nostra visione imperfetta), io consiglio la sua frequentazione comunque. Guardiamo i bambini, senza considerarli bambini. Almeno, quella buona, dà una possibilità liberante di valutare le alternative come possibili, e in un clima dove l'omologare è il destino della sopravvivenza fisica, non è poco.

 

Postato da: MenandDreamers a 17:54 | link | commenti
letteratura, scrittura

lunedì, 14 aprile 2008
UNA STORIA ITALIANA

     


Su un muro non lontano dalla mia casa per molti anni è rimasta questa scritta a vernice: FINIRETE TUTTI PER CREPARE DELLE VOSTRE COMODITA'. Non ho mai saputo chi fosse l’autore, oggi quel muro fa parte di un nuova abitazione e la scritta è scomparsa sostituita da pietre a vista molto Summer in Tuscany.

E' una scritta che ho ancora in mente quando penso a questo paese. Ci penso troppo? Si può essere svegli, agiati e in salute e non pensarci? A quanto pare ci si riesce benissimo.

Questa settimana una trasmissione come TG2 Dossier ha fatto la sua incursione su come il resto del mondo vede l’Italia e non è stata una sorpresa. E’ esattamente come gli italiani vedono se stessi. Il che sarebbe da ridere se non fosse da piangere.

Ma un’altra trasmissione come La Storia Siamo Noi ha dedicato un’ora a Fred Buscaglione. E non mi ha stupito che dietro una forma apparentemente leggera come un personaggio della canzonetta, ci sia stato un progetto estremamente curato ed intelligente portato avanti dallo stesso e da Leo Chiosso, figura emblematica dello spettacolo italiano. Ovvero ci sia stata cultura, arguzia, intraprendenza e voglia di rischiare senza paura, con profonda passione e infinito entusiasmo, che hanno dato poi frutti belli e originali interrotti poi da una morte prematura.

O Report ieri sera, a raccontarci del male che facciamo inconsapevoli quando spilucchiamo fragole a dicembre e intanto là, semplici e decise, le centinaia di persone che ci credono e applicano il biologico come scelta di vita e non solo di tasca.

Oggi è un giorno importante, è giorno di elezioni. Ma tutte le volte che ci arrivo mi domando se sappiamo veramente che cosa vuol dire.
Che quando io, tra poco, andrò a mettere una croce su una scheda, la mia mano sarà guidata da tutti quelli che per fare quella scheda hanno speso la vita e il pensiero. Ci saranno i miei antenati romani che hanno ideato e scritto codici, ci saranno i miei antenati medioevali che li hanno elaborati, ci saranno i miei antenati rinascimentali che li hanno studiati, ci saranno i miei antenati risorgimentali che li hanno messi in dubbio. E ci sarà una costituente che sessant’anni fa ha previsto che anch’io fossi considerato cittadino e quindi persona, entità capace di nessi e decisione. Che strada lunghissima ho dietro le spalle. Ma quanto tempo noi spendiamo per guardarla? Considerarla?

Noi oggi sappiamo la nostra situazione politica devastante. E invece no, non è la situazione politica. Vorrei che fosse lei. Userei le formule fornite a iosa  in questa campagna elettorale: a casa i vecchi, via quelli con più di due legislature, via gli inquisiti, no a chi ha legami con la mafia, la camorra ecc,  e tutto sarebbe a posto. Pulito. Trasparente. Ma io so che non è questo, è solo un’apparenza. E’ la situazione umana ad essere devastante. E qui il problema diventa un abisso.

Perché  siamo dei corrotti, ecco quello che è. 

Forse è cominciata quando…..già, quando?

Postato da: MenandDreamers a 11:16 | link | commenti
politica, società

sabato, 15 marzo 2008
LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA

Sta per partire un nuovo laboratorio di scrittura in terra toscana, ovvero alla Biblioteca di Bucine (AR). Per sei settimane affronteremo insieme scrittori e libri, con un occhio quest'anno alla letteratura americana degli ultimi cinquant'anni, alla poesia dei primi rimatori italiani e, questo non cambia mai, cosa sia e voglia dire scrivere per chi lo fa seriamente. Seriamente inteso come cosa da prendere seriamente, cioè con metodo, non seriamente inteso come scrittore laureato da 7 bestsellers, che pare oggi vada molto di moda, sia chiaro. Quindi scrittura per tutti, soprattutto per chi tuttora ha troppa paura da cominciare a farla e se ne sta nascosto nel suo cantuccio tremante. Ora di uscire allo scoperto e mostrarsi.


Dire che cominciare è farsi un vero regalo, bellissimo, che cambia la vita, non è retorica. Si inizia un cammino di felicità che non avrà più fine.


A chi lo desidera mando il pieghevole con tutte le informazioni dettagliate. La mia e-mail è a lato.  

Postato da: MenandDreamers a 19:33 | link | commenti (3)
libri, scrittura

sabato, 23 febbraio 2008
CARAVAGGIO, LA BELLEZZA E L'IMMONDIZIA

Mi piace quando, parlando tra amici, ci si chiede: "Ma quel film (o sceneggiato o libro o che si voglia) è la vera storia? Cioè racconta la cosa veramente com’è accaduta o è, parola di fama derelitta, romanzato? E secondo questo si decide la bontà dell'opera.
Il Caravaggio di Longoni che ho visto domenica e lunedì su RaiUno è la storia vera o è la storia romanzata? I giornali e gli intellettuali di questi giorni si sono riuniti in coro per gridare alla poca accuratezza storica della cosa. Per me, in fondo, è come chiedersi se Ulisse è esistito veramente e se per questo l'Odissea vale più o vale meno. E' come chiedersi se l'uomo è esistito veramente: il mio passato esiste, è vero, o è come me lo ricordo, come un altro me lo ha fatto vedere, come io oggi credo che sia?
Non amo per niente gli sceneggiati italiani di adesso. Mi sembra che invece di raccontare storie per portare qualcosa allo spettatore, sia lo spettatore che dovrebbe dare a loro qualcosa, soldi presumo. O senso. E non credo ciò sia una buona base di partenza per qualsiasi opera d'arte. L'invenzione narrativa ha la sua strada che deve percorrere fino in fondo se vuole essere specchio della realtà, e non è un controsenso. E' la finzione che rende vera la realtà, non lo spiegamento ai quattro venti dei fatti come dovrebbero essere. Credo che lo stesso discorso valga anche per i documentari, i tg e tutto quello che viene normalmente riconosciuto come insieme di fatti. Si devono riconoscere per quello che sono: non realtà, che non vuol dire niente, ma rappresentazione della realtà. Quindi molto relativa. Come qualsiasi finzione narrativa.
E Caravaggio mi è piaciuto. Io che ho nel cuore un film come il
Caravaggio di Jarman (e se c'è qualcuno che ancora non l'ha visto si vergogni per 10 minuti e poi rimedi. L'edizione italiana del film ha uno dei doppiaggi più belli che mai mi sia stato dato di sentire) ho scoperto che mi piace anche questo. A parte la sceneggiatura che fa dire Fantastico! ad un uomo del ‘600 davanti ad un quadro, che si ferma sugli: "Eh! già, allora, uhm!” troppo spesso, sui molti dialoghi che piovono dal cielo irrisolti, sullo scavo dei caratteri di contorno pari a quello fatto da un cucchiaino sotto un elefante - e non è che per il protagonista le cose migliorino molto - e la musica della peggiore specie, melensa, ridondante ed inopportuna, la prova di Alessio Boni è splendida. Non è la luce di Storaro che ha fatto questo sceneggiato, anche se è bellissima e certamente ha contribuito la sua parte, ma è il protagonista che ha dato mente, anima e corpo allo spettatore. E lo spettatore ringrazia profondamente quando vede un attore che fa l'attore perché crede si possa recitare. Perché gli si fa quel dono che si realizza quando incontri la bellezza. ovvero estetica, etica e spirito sommati insieme. Insomma l'arte.
E la bellezza non è né nuova né vecchia, la trovi in un pittore morto da quattrocento anni e la trovi oggi. Non ha stato anagrafico. Come le persone da cui proviene.
In questi giorni di campagna politica in cui alcuni si sgolano a mandare a vaffa' le elezioni – poiché, infatti, a vaffa' questo paese è decenni che ci viene mandato, continuiamo pure a farlo, è giusto quello di cui ha bisogno - molti invocano lo stato anagrafico recente come fonte del cambiamento, del rinnovamento. E' bellissimo il valore attribuito alla persona come ad una borsetta di Prada: se sei della passata stagione non vali più. Di nuovo l'idea merceologica-ideologica di un essere umano, senza tenere conto del suo valore intrinseco, che potrai avere tanto o poco, il mondo è pieno di persone ignobili, ma che certo non dipende da quanti anni hai. Che a forza di fare la spesa nei supermercati ci è sembrato di vedere anche qualcuno di razza umana esposto con il cartellino della scadenza?
E gli scaduti dove li mettiamo? Bè, li mandiamo a Napoli e dintorni, tanto immondizia più o immondizia meno....
Nei giorni più caldi di quella storia, mentre guardavo da una parte allo sfacelo di quelle strade, alla latitanza delle amministrazioni pubbliche e all'ignavia dei suoi cittadini che si svegliano sull'orlo del baratro, e dall'altra guardavo un'università che stimo, dove ho trovato insegnanti meravigliosi, impedire a qualcuno di parlare in pubblico come richiamo alla libertà personale, mi sono portata le mani al viso e mi sono fermata un attimo a capo chino. E mi è tornato in mente un verso di uno scrittore medioevale, adesso molto di moda, che dice:
Ricordate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza, detto a chi voleva andare verso strade nuove ma aveva paura.
Ecco, che la paura non ci impedisca mai di ricordarci della nostra semenza. Che siamo esseri umani in mezzo ad altri esseri umani. Che siamo differenti da tutto quello che abbiamo intorno e che abbiamo da comportarci di conseguenza. Abbiamo una responsabilità che forse non vorremmo e per questo siamo tutti impauriti e cerchiamo di scapparne. Ma presumo che non è scappando, guerreggiandoci l'uno con l'altro o nascondendoci che ce la caveremo.
Forse pensando che la responsabilità non è quel peso che sembra, la responsabilità porta con se la libertà, questa sì un fatto, e la speranza.
Questo paese ha guadagnato tanti, forse troppi soldi e benessere dallo stato di cencioso dell'ultima guerra ma ha perso la speranza, anche quei due soldi di speranza che aveva sessant'anni fa. E che guadagno allora è stato?
Questo paese non crede più perché sono le persone di cui è fatto che non credono più nel loro futuro. Perché nessuno crede in loro se non come fonte di sfruttamento immediato o intralcio.
Non so dire con quanta gioia ho sentito alla BBC la notizia che il governo inglese stanzierà fondi per 5000 posti da allievo nel campo dell'arte tenendo conto del loro futuro e della loro eccellenza:
"We want to take raw talent, nurture it, and give people the best possible chance of building a successful business," Mr. Burnham ha detto.

Anche Caravaggio lo avrebbe apprezzato. Lui che ha vissuto una vita disgraziata, da fuori-posto perpetuo, in un secolo disgraziato eppure pieno dei futuri che sarebbero arrivati da lì a poco, con la scoperta della ragione, a ragione, come fondamento dell'uomo e della sua visione del creato. Lui che aveva incubi di squarci prospettici e luminosi ormai a tutti familiari, capace di lavorare perché anche in quel secolo disgraziato qualcuno credette in lui e gli dette una mano.
Anche Jarman, al cui ricordo va il mio saluto, lo avrebbe apprezzato. Tilda Swinton, sua attrice, lo ha ricordato un po' di giorni fa a Berlino. Di quanto difficili gli inizi, da fuori-posto incompresi, fino a che qualcuno credette nel talento e gli permise di continuare: mi manca, un regista come lui. Mi manca da morire il suo giardino di sassi e balocchi intelligenti che aveva costruito per tenere lontana la morte.
Vorrei con tutto il cuore che investimenti di questo tipo fossero apprezzati come possibili, e soprattutto necessari, anche nel paese dove sono e che vorrebbe farsi nuovo. Ma non è con le sole parole che ci si riesce.

Postato da: MenandDreamers a 15:11 | link | commenti
politica, riflessioni, cinema, arte, televisione

mercoledì, 20 febbraio 2008
LOST, HEROES E LE ALTRE - aggiornamento SERIE TV USA dopo lo sciopero

Un post d'informazione per tutti quelli che sono interessati al futuro di stagione delle serie tv americane.
Come sappiamo ormai lo sciopero è finito, i diritti agli scrittori alla fine riconosciuti - e ci sono voluti 3 mesi e mezzo per farlo - ora l'enorme macchina di finzione riparte, divisa tra episodi rimasti da prima dello sciopero e quelli nuovi già scritti ma da girare.

L'elenco sotto è il più esaustivo al momento disponibile che ho potuto raggruppare. A voi.


24
Stagione rinviata al 7 gennaio '09.

30 Rock
Dovrebbero girare 5 nuovi episodi con inizio trasmissione il giorno 10 Aprile.

Aliens in America
Rimangono otto episodi pre-sciopero trasmessi dal 2 al 23 marzo e dal 27 aprile al 18 maggio.

Army Wives
La stagione 2 debutta nel mese di giugno.

Back to You
Due episodi di pre-sciopero restano. Previsto di girare fino a 8 ulteriori episodi, il primo dei quali in onda il 16 aprile.

Battlestar Galactica
Ritorna il 4 aprile con la prima metà della stagione finale di 20 episodi. La seconda metà della produzione potrebbe iniziare già a marzo.

The Big Bang Theory
Dovrebbero girarsi 9 nuovi episodi con inizio trasmissione il 17 marzo.

Big Love
Prevede di andare in produzione sulla 3a stagione in primavera.

Big Shots
Non ci sono nuovi episodi previsti.

Bionic Woman
Non ci sono nuovi episodi previsti.

Bones
Quattro episodi di pre-sciopero sono previsti a iniziare dal 14 aprile. Previsto di girare da 2 a 6 ulteriori episodi.

Boston Legal
Un episodio di pre-sciopero resta. Dovrebbero girarsi 8 ulteriori episodi da trasmettersi in aprile / maggio.

Brothers & Sisters
Prevede di girare 4 nuovi episodi da trasmettersi in aprile / maggio.

Burn Notice
Stagione 2 prevista per arrivo a fine aprile. Nuovi episodi potrebbero iniziare fin da luglio. Benissimo.

Cane
Non prevede ulteriori episodi questa stagione. 

Chuck
Non ci sono nuovi episodi fino all'autunno.

The Closer
Inizio quarta stagione questa estate.

Cold Case
Dovrebberoro girarsi 5 nuovi episodi con inizio trasmissione il 30 marzo.

Criminal Minds
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi con inizio trasmissione il 2 aprile. Benissimo.

CSI
Dovrebbero girarsi 6 nuovi episodi con inizio trasmissione il 3 aprile.

CSI: Miami
Dovrebbero girarsi 8 nuovi episodi con inizio trasmissione il 24 marzo.

CSI: NY
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi con inizio trasmissione il 2 aprile.

Desperate Housewives
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi da trasmettere in aprile / maggio.

Dirt
In partenza la nuova stagione intera il 2 aprile, per fortuna.

Postato da: MenandDreamers a 10:41 | link | commenti
info, serie tv

lunedì, 04 febbraio 2008
LE RADICI DEL MALE - CRIMINAL MINDS

Ne avevo già parlato in precedenza ma non posso non ritornare su una serie tv che sta diventando a mio giudizio una delle più sorprendenti in assoluto nel panorama delle ormai centinaia che occupano i palinsesti di tutto il mondo.
Una serie che mi ha fatto riflettere su che cosa si cerca, anzi, cosa io cerco quando decido di dedicare un’ora a guardare qualcosa che sia di struttura narrativa, insomma, non info né edu.
La storia per cominciare. Qui non c’è molto da dire. Tutti vogliamo che ci venga raccontata una storia. Perché? Perché le storie elaborano i nostri vissuti e i nostri desideri, danno, per quanto possa sembrare strano, sentieri da percorrere. Altrimenti non si spiegherebbe perché da sempre l’uomo è affamato di storie. Li sento, i miei antenati intorno ai fuochi, distesi sulle pelli a narrarsi di bestie misteriose o di parole impronunciabili tramandate da saggi intoccabili. Di terre inesplorate di dragoni e di vite in pericolo. Le storie ci mettono alla prova, testano chi siamo e cosa siamo. Con un lato di sicurezza, che ci garantisce che il viaggio, perché sempre di viaggi si tratta, per quanto pericoloso, non arrecherà danni fisici. E’ solo una storia.
Non ha pensato che fosse solo una storia l’interprete principale di Criminal Minds, Mandy Patinkin, che all’inizio della terza stagione ha abbandonato la serie perché ritenuta contraria ad ogni suo modo di concepire la vita, dannosa, assolutamente crudele e di violenza inaudita. Ora, so che dicendo questo faccio solo una pubblicità positiva, visto che la maggior parte della fiction cerca sangue a iosa e sguazziamo tutti volentieri negli squartamenti. Ma per Criminal Minds il discorso è molto, molto più complesso.
E pensare che tre anni fa cominciando a vederla per caso l’avevo bollata come reazionaria.
Io che seguo ugualmente anche le serie inglesi oggi non posso che pensare che sia in qualche maniera la giusta erede di quel capolavoro ancora insuperato di Touching Evil creata da Paul Abbott (non male neanche il rifacimento Usa, anche se molto differente).
Criminal Minds parla del male. Ma non del male che succede, la moglie uccisa dal marito in un eccesso di rabbia, un’auto assassina che si dilegua. Criminal Minds parla del male fatto volontariamente, calcolate e messo in atto deliberatamente. Di menti criminali, appunto.
Per questo è sconvolgente. Non perché si veda tanto sangue, che non c’è, ma come seriamente questo sangue viene trattato. Come, a differenza delle decine di serie stupidaggine modello Csi e i milioni di derivati nati scaduti - dove i morti sembrano manichini e tutte le storie un balletto di frasi anestetizzate - siano le menti, invece di attrezzi e plot improbabili, ad essere il centro vitale, o meglio dire, mortale, delle storie.
Si, perché è di distruzione che parla. Touching Evil lo diceva: toccare il male fa diventare anche te, che stai dalla parte del bene e cerchi di sconfiggerlo, parte del male. I modi come riesci a rapportarti con questo dato angosciante è come si svolge anche Criminal Minds. Il morire della tua parte più umana come uno stillicidio, senza soluzione, senza possibilità di fuga, se non l’uscire del tutto di scena. Quando l’hai provato, non è abbandonando il lavoro che ti libererai. Ormai sei stato toccato, non ritroverai la tua innocenza primigenia. Ucciderai a fin di bene, farai anche tu le stesse cose del tuo avversario, anche se dalla parte della legge. Ma legale non è necessariamente morale, anzi forse quasi mai. I personaggi che compongono la squadra del BAU sono come corpi aperti a mostrare le loro stesse viscere, e la scrittura del loro destino, così disperato e solitario, è qualcosa di estremamente affascinante da seguire. Storie cui dare attenzione.
Quanta letteratura dell’ottocento americano mi fa venire in mente. Quanto stupore di come un’industria riesca, attraverso un prodotto, a parlare del centro vitale di un’intera cultura. Quanto in questa maniera saltino ancora tutti i paletti imposti dai rimasugli del ‘900 intellettuale tra cultura alta e bassa, tra letteratura e spettacolo: non come opposti in guerra per il controllo del giusto, ma come semplici facce di una stessa medaglia, a rimarcare l’affermazione wildiana che ho sempre condiviso: che non esiste per una creazione che un unico modo di distinguerla: bella o brutta, fatta bene o no.
Come per il male. Se uccidi qualcuno, qualunque sia la giustificazione, anche la più santa del mondo, il risultato rimane: hai ucciso qualcuno.
La cosa che mi fa felice è che c’è chi tenta strade molto difficili nella fiction e viene ripagato. Senza ascolti stellari e attori sulle copertine dei rotocalchi, ma invece un lavoro certosino di costruzione di caratteri, storie che si dipanano, anime che s’intrecciano, attridono e implodono, si sviluppano come nella vita reale, s’inceppano, inciampano, ricadono, si piegano, ricadono e non c’è lieto fine. Una scelta editoriale che ha costruito una serie come questa fino ad arrivare dove è adesso fa onore alla CBS, la produttrice. E se le 13 puntate di questa terza stagione – purtroppo probabilmente anche finali per quest’anno, visto lo sciopero degli scrittori del WGA - sono tra le più belle che ho visto, qualcosa vorrà dire. Ci sono serie fatte non con il solo intento dell’ascolto comodo, ma con l’intento di parlare di cose difficili e portarlo avanti seriamente, decisamente, senza ripensamenti. Certo non per tutti, sia chiaro. Certo una delle migliori.

 

Per chi vuole sapere da dove nascono serie come queste e i libri disponibili, un indirizzo:
http://www.johndouglasmindhunter.com/books/index.php

John Douglas è in qualche maniera il fondatore del metodo e dopo averci quasi rimesso la vita, si è ritirato dedicandosi alla scrittura.

Postato da: MenandDreamers a 16:23 | link | commenti
scrittura, serie tv

martedì, 22 gennaio 2008
DEGRADARTE

Continuando il discorso sul diritto d'autore, nuove tecnologie e gli usi sociali dei media digitali, in questi giorni ho letto il documento proposto sul tema delle libere utilizzazioni. Cercare di insistere nel sottolineare come l'accesso alla cultura sia centrale, vale ripetere, centrale al discorso della cultura stessa, e che quindi in una legge sul diritto d'autore non puo' essere ignorato né tantomeno sottovalutato.

Ma se le speranze sono una forza necessaria, il presente invece appare discretamente inerte. Infatti la proposta ufficiale di legge ha scatenato non pochi dubbi e certo molte idee random, una delle quali è stata:

DEGRADARTE
(http://www.degradarte.org)

Era un po' che non si annusava una nuova avanguardia artistica in questi tempi di arte-serva. La rete, la rete....

Sul sito il manifesto e le opere. 

                                        Chiara Micheli 
                                - DEGRADARTE NO. 1 

                                 
    - VENERI-



Donne ideali che si guardano dalle soglie di migliaia di anni.
Veneri preistoriche e veneri poststoiche.

Una foto ultra-copyrightata con l'idea del peso e non peso, come l'idea del degrado che si lega alla sottrazione/sostituzione. E' quella comune.
Ma se il degrado avviene per aggiunta del contrapposto porta ad un accumulo del senso:
il degrado dell'oggetto è il rafforzamento dell'oggetto.

L'opera è degradata materialmente ma non di significato.

E' anche la nuova frontiera di un'arte futura a partecipazione collettiva? 


Postato da: MenandDreamers a 09:21 | link | commenti
arte, media

martedì, 15 gennaio 2008
Circolo del Cinema Tonino Moré - ciclo Cinema e Letteratura

Per tutti quelli che lo hanno chiesto, pubblico qui l'intero programma ufficiale del ciclo Cinema e Letteratura che il Circolo del Cinema Tonino Moré propone da questa settimana.

Allego anche il manifesto in pdf per chi lo vuole scaricare:Circolo Cinema Tonino Moré - ciclo Cinema e Letteratura 2007

 

             - Cinema e Letteratura -

   4 grandi autori per 4 grandi film

 

 

Il Circolo del Cinema Tonino Moré di Pergine Valdarno, in collaborazione con la Biblioteca Comunale, organizza un ciclo di proiezioni in quattro serate che hanno per oggetto il rapporto strettissimo e fondamentale che esiste tra cinema e letteratura.


Il primo incontro avrà luogo venerdì 18 Gennaio, con la visione del film I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, ispirato a un racconto di Anne Proulx che narra l’amore tra due cowboys ribaltando le convenzioni del western.
Il ciclo prosegue venerdì 25 Gennaio con l’opera di Michele Placido Un viaggio chiamato amore, film tratto dallo scambio epistolare tra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana.
Venerdì 1 Febbraio
è prevista la proiezione del film Ritratto di Signora di Jane Campion tratto dal romanzo omonimo di Henry James.
La conclusione del ciclo avverrà venerdì 8 Febbraio con la visione di Neverland, film di Marc Forster ispirato alla biografia di James Barrie, scrittore di Peter Pan.
Le proiezioni, che si terranno presso il Centro Sociale di Pergine Valdarno alle ore 21.00, saranno precedute da una breve introduzione a cura di Chiara Micheli, Presidente del Circolo del Cinema Tonino Moré ed esperta di critica cinematografica.

Postato da: MenandDreamers a 05:40 | link | commenti
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