
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura
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Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali
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In fondo, le storie abitano sopra i luoghi.Jack e Ennis, come una sorta di CimeTempestose un po’ stinto, consumato,avevano quei luoghi solo per sé,il punto cui sempre tornare per ritrovarsi.I luoghi conoscono le persone e lepersone nominano i luoghi.Per una volta, a Venezia, vince un filmche è un film. Non il film giusto,che “sta bene”, ma il film che piaceperchè dà qualcosa.E vince un attore che nessuno in Italiaconosceva, quello del “Chiiii?”E vince Ferrara che continua adaccartocciare qualunque cosa tocca,per mia fortuna.E vince Clooney che è molto corretto emolto bianco e nero e un po’bacchettone, proprio come l’Americadegli anni 50 - e noi oggi - e ci sta bene.No, incrocio le dita sul cuore, nonfacevo parte della giuria, io i premiglieli avevo già dati da giorni.Ma la polemica tra film politicamentecorretto (Brokeback Mountain) e filmpoliticamente rilevante, (Goodnightand good luck) subito cominciata e concui mi stanno sfinendo, la restituisco ainostalgici ideologici.Perché è come se qualcuno tenessein mano una moneta e per principio nonvolesse vederla dall’altra parte, nonvolesse rigirarla.Perché qui ci sono, moltosemplicemente, le sue due facce.Solo perché una è emotiva,privata e l’altra sociale, pubblica,la seconda vale più della prima?Ma politico che vuol dire, lotte in stradae slogan?O piuttosto etica di comportamento eresponsabilità?Dico qualcosa di nuovo se dico che nonesiste politico senza privato?Che tutto parte dall’uno, la persona,l’individuo, che si definisce in sé, primache il politico, il sociale venga a definirlo?Che è dal politicamente corretto chenasce il politicamente Significativo?Che è da individui che si rispettano chenasce il rispetto sociale e ilriconoscimento dei diritti altrui?E’ da singoli che nasce il gruppo e poiil gruppo più grande e poi quello ancorapiù grande e le idee e i cambiamenti ela storia. Non le grandi masse indistinte,ma gruppi formati da individui.E l’individuo non è né un’idea, né unafrase, né un attrezzo d’uso, né unmezzo per qualcosa o qualcuno.L’individuo, la persona, è carne esangue e poca ragione e moltaconfusione, anche sociale.Dov’è la differenza tra una storia cheparla del diritto ad essere quello chesiamo ed una che parla del diritto adessere quello che vogliamo?Io preferiesco lasciarle al secolo passatole contrapposizioni a tutti i costi, checerto danno la sicurezza di sapere sempreda che parte stare, ma intanto rubano larealtà viva, viscerale, del mondo.Quella su cui si fa l’arte, non i proclami,quella che costruisce i luoghi che poiandiamo ad abitare.Per chi vuole leggere la novella originale- English unabridged version - la trova qui:

Scrivere costruisce castelli di sabbie e tempo. Scrivere spinge il tempo su strade di campagna e città fantasma, elabora arabeschi, conforma fatti in files ad albero, dispiega somme e sottrazioni in quantità irregolari. Nel mio mondo sono di più le sottrazioni, trovo più significato nelle parole rade e mancanti che nel loro ripetersi ossessivo ed uguale, vado alla ricerca di posti remoti dei fonemi. Poi unisco i vuoti e le sospensioni, reincarno gli ossicini che tengono la struttura portante e cerco di dare un senso di equilibrio senza oscurare i vuoti. Mi sembra che Tim Burton con i suoi film, compreso questo Corpse Bride, faccia la stessa cosa. Vecchie leggende tramandate si trasformano in stop-motion digitali e poi ritornano di nuovo racconti per bambini invecchiati alla svelta che vogliono rinascere. Tim Burton immagina, ma immagina qualcosa da sempre immaginato, accumulato negli antri nascosti che odorano un po' di muffa e di dimenticato, a mezza luce.Che siano gli standard del romanzo gotico di memoria anglosassone o i miti futuribili degli anni 50 americani, ha questo baule issato in soffitta sotto crinoline e vecchi mobili, dove anche il cellulare diventa una vecchia foto giallina con i bordi sbruciacchiati dalla polvere. Ho visto, molti, portare il passato a rinascere futuro. Conosco pochi che riescono a conformare il futuro dentro il passato e non farlo vecchio.Per questo Tim Burton mi piace. Da sempre.Per questo mi piace anche Abel Ferrara.Con le sue storie di abuso fuori e dentro ad intervalli ormai inesistenti, con il suo rimuginare ciclico ossessivo, con la sua purezza tracimata nel mondo degli altri.Quanto coraggio ci vuole è una domanda che entrambi non si porranno mai.Il suo Mary sdrucciola sullo spirito che arriva come una mazzata, ti stringe tutte le budella e poi ti sputacchia malamente, lasciandoti all’asciutto, sulle strade di Gerusalemme, alla ricerca di una figura che si deve poter sentire nell’aria.Quante volte penso di poterlo sentire, quell’odore.Insieme a Good night and Good luck, Brokeback Mountain e qualche altro piccolo film sparso tra Orizzonti e Autori - Four Brothers di Singleton, Schimeca (anche lui alle prese con Gesù ).. - e i corti pubblicitari d’animazione di Pagot che Fuori orario sta passando in questi giorni - direi le cose di Venezia che ho amato di più.

Si chiama Festival del cinema
di Venezia.
Qualcuno potrebbe parlare anche
dei film, per favore?
ovvero
cinema e letteratura e le stupidaggini
da festival, Parte I
George Clooney ohhhhhhhhh!!
è la frase che ho sentito più spesso ripetere in questi primi 5 giorni di concorso, il film che ha fatto, Good night and good luck, giusto un accessorio. E se poi non bastasse, avanti con la storia dell’interprete principale “sconosciuto”. Ora, se io fossi David Strathaim mi potrei anche impermalire. Forse sarà sconosciuto a chi vive non so dove e poi anche ne scrive, ma il suddetto lo seguo da diverso tempo e lavora anche piuttosto tanto. In L.A. Confidential è strepitoso e in questi mesi sta passando su Sky The blue car che non è male. E’ bravo davvero e chi non lo conosce, seriamente, lo segua dove lo trova perché è troppo intelligente per deludere.
Deliri
Kitano ha definitivamente toccato il point of no return del “Mi chiamano Dio e ci credo” per cui pensa di poter ormai girare qualunque cosa gli passi per la testa e poi anche di darcela come se fosse seria e preziosa. Ed ha preteso anche di arrivare a sorpresa…..
Quando ci si annoia di essere maestri, si può sempre tornare a fare gli allievi.
Il film scandalo del festival
Non se ne può mai fare a meno, a quanto pare.
Quest’anno tocca a Brokeback Mountain. Film scandalo. Di che? Due cowboy che si innamorano per caso e dura per tutta la vita?
Da un racconto di Anne Proulx che in italiano si chiama Gente del Wyoming, Baldini e Castoldi editore - 1999.
Un racconto normale, molto tranquillo, molto “racconto”, alla fine. Con grandi paesaggi desolati di praterie e montagne tra gli anni 60 e gli anni 80 che sono poi i luoghi di nascita della scrittrice. Probabilmente la quietezza è la chiave con cui Ang Lee ha girato anche il film. E non credo che, come lo scritto, punti oltre il fatto di raccontare una bella e - poteva essere altrimenti? - complicata storia d’amore. Però mi piacciono le storie d’amore e qui c’è almeno uno dei due attori che è capace di reggere il tutto sulle spalle. Durante un’intervista al volo, mi ha lasciato intenerita e un po’ tremante una affermazione fatta da Jake Gyllenhaal che, tra i George Clooney ohhhhhhhhhh!! di cui sopra, è passata sottotono.
“E’ una storia d’amore” ha detto “tra persone lontane che si incontrano. Come dovrebbe essere nella realtà ed invece raramente succede.”
E lo ha detto con candore, con una specie di nostalgia che ho pensato: “Lo abbiamo davvero pagato tutti, questo prezzo. E continueremo”.
Allora, che ci siano più film così, al di là del risultato artistico oggettivo.
(Ma poi, esiste davvero o è uno dei più grossi miti inventati dall’uomo moderno quando non aveva di meglio da dirsi? Se un’opera d’arte arriva a trasmettere quello che si era intesa, non ha raggiunto il risultato artistico perfetto, anche se il montaggio sta un po’ storto o la tela ha sgocciolato male? Ne parleremo, prima o poi. È una cosa che non ho risolto.)
Ma le risatine in sala alla proiezione per la stampa?
Mi domando: è possibile avere problemi con la propria sessualità e poi fare le considerazioni dell’opera il più onestamente possibile, come il pubblico ha diritto di avere? Io credo di no.
Credo fermamente, decisamente, di no.
Forse perché mi ricordo ancora con profonda vergogna la recensione di My Beautiful Laundrette di Stephen Frears - che reputo il film che ha fatto rinascere il cinema inglese - di un critico italiano che lo spazzò via perché non poteva sopportare, cito parole testuali (sic): “vedere due uomini fare lingua in bocca..”
Opterei per un diluvio localizzato se non ci avesse già pensato la volgarità becera dell’affermazione e la sua miopia cronica. Tristemente qui siamo in una missione impossibile, ma per nostra sfortuna certe cose non hanno la benedizione di autoeliminarsi appena pronunciate.
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