
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura
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Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali
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Non voglio più essere civile
Uno strano stato d’animo mi ha preso in questi giorni. Dapprima non mi sono resa conto di cos’era, poi ho capito. Si chiama vergogna. Ho cominciato a provare vergogna per una storia che si è trascinata per giorni e giorni nei media italiani ed ieri sera ha avuto il suo epilogo esemplare.
Vergogna perché anch’io non molto tempo fa avevo dieci anni e so cosa vuol dire avere dieci anni e essere una bambina, genere femminile.
Vuol dire avere poca protezione, anche se hai i genitori e ti vogliono bene, in un mondo che comincia a giudicarti merce appetibile. E la bambina di questi giorni neanche li ha, i genitori, chiusa dentro un orfanotrofio in quella tragedia di nazione che è la Russia del dopo comunismo. Con Chernobyl come bonus aggiuntivo.
Ho ascoltato per giorni gli appelli disperati di due persone qualunque che hanno avuto con loro una ragazzina in vacanze italiane, dove ha mangiato, è stata amata e ha trovato una famiglia. E con questi nuovi quasi genitori si è aperta: “Là mi danno noia, mi fanno violenza, non voglio tornare, se torno mi ammazzo”.
Ho ascoltato allora le parole dell’ambasciatore bielorussso indignato perché i quasi genitori avevano mancato l’appello al ritorno e l’avevano invece nascosta, chiedendo una soluzione accettabile per lei: “La legge è la legge e va rispettata. Anzi, se non ce la ridate interrompiamo qualunque rapporto di collaborazione. D’ora in poi a nessun altro nostro bambino sarà permesso di venire in vacanza in Italia. Ecco che cosa vi siete guadagnati!”
Ho ascoltato anche le parole degli altri genitori di vacanze temporanee: “Quei due ci stanno facendo un torto, così impediscono a noi di avere i bambini. Tornino alla legalità.”
Non ho ascoltato invece molte parole italiane di chi avrebbe dovuto occuparsene seriamente, nessuno è venuto con la sua faccia davanti, ma piuttosto una specie di ping pong tra tg e media vari, con fare tremulo ma superficiale che giudicavano il caso con la sicurezza del loro ruolo.
E vero, la legge è prima di tutto. E la legge che permette di chiamarci persone civili. Di avere diritti e doveri e d essere parte di una comunità. Della civiltà. Pagata con secoli di sbagli e sfortune, altamente tesorizzata.
La legge va rispettata. Così, con un blitz a sorpresa notturno, si prende la bambina e la si rispedisce, con aereo apposito, in patria. Di nascosto, che tutti sappiano a cose fatte. Oggi la legalità è stata ripristinata. Tutto va bene.
E’ vero, la legge è prima di tutto.
E’ la legge che permette di ammazzare le persone su una sedia elettrica o impiccati ai soffitti o con le teste mozzate, come pena per aver ucciso a loro volta. E’ giusto.
E’ la legge che ti dice in guerra di uccidere anche se tu non vuoi.
E la legge che continua a discriminare i sessi e i diritti in tanti paesi - e l’Italia lo sa bene, anche se fa finta di no - e nessuno fa una piega.
E la legge ha sempre ragione. Ci si accomoda sui suoi enunciati e si dormono sonni tranquilli.
Io penso invece a quelli che non dormirà quella bambina stanotte e le prossime notti a venire. Quando tutto quello che sembra essere stato fatto è stato fatto sul suo corpo e la sua testa, lei diventata essere trasparente e mezzo del gioco al potere di altri, ma non persona.
La legge come fine ultimo della creazione? La legge come regola intoccabile? Rifiutiamo un Dio celeste per poi rifarcelo terreno?
Conta più il rispetto di un essere umano e del suo diritto fondamentale alla vita, considerato che ha solo dieci anni, o il rispetto dei buoni rapporti tra due paesi? Avrebbe scatenato una guerra? Cosa fanno, non ci danno più il gas? Tagliano gli oleodotti?
Si sente tutti i giorni, sulla bocca di chiunque in pubblico, tv e giornali, politici e intellettuali qualificati, grandi menti del nostro presente, esponenti culturali di rilievo, che quello che fanno è combattere per i valori della civiltà, che sono per la libertà e i diritti per tutti, contro i soprusi e i complotti. Dove sono in questa storia queste persone? Non si sono accorte di che occasione hanno perso, abbiamo perso tutti, per reclamare il vero diritto della civiltà, che è il riconoscimento primo del diritto a vivere non nella paura, non nella violenza?
Abbiamo solo parole. Parole di vuoto. L'uso peggiore che della parola si può fare. La sua degradazione a nulla.
Mi vergogno di essere cittadina di un paese che si dice civile e poi non rispetta ciò che civile vuol dire, il senso più alto che prende il rispetto, la difesa di chi non si può difendere: dimentico per un attimo sacrosanto i miei interessi per fare quelli di un altro.
Civile. Civis. Cittadino. Comunità.
Se questa è la civiltà, io non voglio più essere civile.
E invece no. Io sono una persona civile. Ma non di questa civiltà. Questa è la loro, non la mia.
Amelio diceva che in Italia non esistono più persone come il protagonista del suo film. Bene allora: guardi quei due quasi genitori combattere da soli.

PERCHE' ANCHE GLI EROI PIANGONO SPESSO
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Ho visto le prime immagini del nuovo film di Frank Miller "300". Il trailer ha fatto una breve apparizione e poi è sparito, su richiesta della Warner di toglierlo da tutti i siti dove era stato caricato.
Interpretato dall'attore inglese Gerald Butler, è la versione cinematografica della omonima graphic novel sulla gloriosa resistenza delle Termopili: la lotta quasi inumana dei 300 spartani comandati da Leonida contro l'esercito dei Persiani e la prima semina per l'inizio della democrazia. Fino alla fine prevedibile.
Il film è girato con la tecnica di unire attori veri con sfondi virtuali, per ricreare in modo fattuale un immaginario adatto.
Ha già da un po' un sito ufficiale, qui, con diari dai sets, foto, ecc.
Ma è stato il trailer che francamente mi ha convinto a fare questo post. Se quello che si vede in 3 minuti è più o meno quello che vedremo tra un anno, allora credo che valga l'attesa. Naturalmente è tutto quello che ci si aspetterebbe da un film del genere ma anche molto, molto altro.
E ha soprattutto un debito non indifferente in termini di linguaggi, colpi d'occhio e strutture, verso uno dei film più disprezzati di questi ultimi anni: Alexander di Oliver Stone. Che io invece continuo ad amare e continuo a consigliare a chiunque, insieme alla lettura della biografia scritta da Arriano che con film fa tutt'uno: ho fiducia che sarà il tempo a riconoscergli i meriti. E molti meno pregiudizi.
Il trailer di 300 è circa 10 MB, in formato .mov e si puo' scaricare da qui.
alcyone7676 sono sia l'ID che la password. Si legge con QuickTime.
Chi ha voglia mi faccia sapere che ne pensa. Mi piacerebbe sentire le impressioni mentre lo aspettiamo.

Oriana Fallaci è morta. E adesso, come di uso in questo paese, cordoglio per il trapassato. Si tolgono i cappelli ideologici e si fa il gesto di piegare le fronti davanti alla paura più grande di tutte. Quella dell'oggi a te, quindi domani a me. E allora si ammansisce la bestia porgendo doni sacrificali, lodi e riconoscimenti che in vita mai uno sarebbe stato disposto a porgere.
Oriana Fallaci è nata nel '29 e ha fatto la guerra, da ragazza partigiana. Appartiene a quella generazione dello scontro diretto e del nemico davanti. Se lo hai provato, difficile da dimenticare. Chi pretende di governaRti a tue spese le aveva fatto fuori anche il compagno. Lo scontro diretto fa anche questo. Le prese di petto, le parole gridate, aizzano il peggio in ognuno di noi.
Il novecento è stato un secolo disgraziato e incredibile. Mai tanto progresso per il genere umano, mai tanto disprezzo per il genere umano.
In questa visione dicotomica della vita, chi vede troppo rischia di accecare. E quando paghi col sangue e le lacrime, sangue e lacrime diventano il tuo pasto quotidiano. E l'apocalisse la sedia e il tavolo dove ti siedi a pensare mentre guardi, sovrappensiero, la finestra che hai davanti.
Che vorresti tenere chiusa ma apri, a rischio di soffocamento. I paesaggi devastati che continuiamo a disegnare sono l'esperienza diretta ma anche un'idea che non si vuole modificare, confermata ogni volta da una scelta forzata. Di nuovo la paura del nuovo per la nostra sopravvivenza di esseri umani fragili e mortali, la minaccia che non puoi conoscere, dietro l'angolo, sempre presente. Una scelta di vita che ti mette in gabbia. Banale che la paura per la nostra conservazione sia il mezzo per la nostra morte.
E che una visione solo generale, a filo di teste senza nome, sia una visione distorta. Quando si perde di vista quella locale, faccia a faccia con il mondo quotidiano, il sonno degli occhi genera mostri.
A me le voci dissidenti sono sempre piaciute. Mi piace quando sono oneste, sentite, non di comodo, e paghi salato per averle. E' quell'andare controcorrente così tanto osannato ma così poco frequentato in queste nostre terre.
Tentare di zittire la voce di qualcuno è l'unico fascismo che conosco.
Anche quando pensa il mio contrario, nega tutto quello che io sono. Perchè come qualcuno disse un paio di secoli fa: "Sono talmente sicuro di quello in cui credo, che farò di tutto perchè tu possa esprimerti". Salvo naturalmente perdere la mia identità. Ma nel confronto troverò pane che posso mangiare e lati diversi che non avevo considerato da soppesare. Mi piace la storia che insegna ad essere moltitudine.
Non la pensava così chi un paio di anni fa aveva creato un sito con l'indirizzo www.orianafallacitroia.com. Ma di esempi potrei farne a decine.
Quello che in molti non hanno capito è che Oriana Fallaci era un'artista. Vera. E come tutti gli artisti veri si prestano a mille interpretazioni, tirate di qua e di là secondo il bisogno codino. Un anno esponente di sinistra, un altro paladina della destra, una volta genio osannata, una volta idiota infangata, per anni ignorata, per altri sempre al centro dell'attenzione. Eppure, niente di più lontano dalla realtà di chi cerca di vivere secondo le proprio regole, invece di quelle di altri. Inafferrabile e fluttuante intorno al suo centro.
Destino duro da accettare e si fotta il resto.
Io so solo che ogni volta che una voce si zittisce io perdo qualcosa. Io so che ogni volta che sento sollievo per qualcuno che si toglie dalla mia visuale, questa non si schiarisce ma diventa più confusa. Al di là dei sentimenti personali, la cultura e la civiltà perdono qualcosa di unico, che non potrà essere sostituito.
Anche se non la pensavo come lei.
Ma alla fine, chi sono io per parlare? Solo un'altra voce. Che tenta una scelta diversa. Di chi crede che si possa essere voci fuori dal coro senza entrare in guerra col mondo. Perchè questo mondo sono io.
Che crede che tra lo scontro frontale, senza se e senza ma, e la quiescenza menefreghista, pusillanime e imbecille esaltata come norma di vita civile, esiste un terzo modo, che io voglio pensare come l'unico adatto a questo millennio appena aperto. Quello della memoria di un passato che ci appartiene, ma di un futuro che ci appartiene ancora di più, e che volenti o nolenti, dobbiamo assolutamente, assolutamente, costruire. E le armi della costruzione sappiamo tutti quali sono. Se abbiamo almeno un briciolo di speranza nell'essere umano. E soprattutto di fede in noi stessi.
A lei, il mio saluto sincero.

Festival del cinema di Venezia
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parte seconda
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L'ho sentito al volo, non mi ricordo dove: spocchioso e fuori dal tempo, riferito al modus operandi della giuria. Sono d'accordo.
Quel modo di fare alla francese, qualcosa tipo "più sono inguardabili, più sono di valore", che è insopportabilmente vecchio.
Ma tristemente fuori anche da ben altro. Amelio parlando del personaggio principale del suo film: "Ho fatto questo film perchè persone come lui non esistono più", ha detto.
Allora mi sono domandata - sinceramente, perchè Amelio lo stimo, stimo molti dei suoi film passati - queste persone, anche se in buona fede, dove vivono.
Qual'è il loro mondo quotidiano quando non sono sul set. Che persone incontrano, che libri leggono, se la mattina montano su un autobus o vanno a fare la spesa sottocasa. Insomma, queste persone abitano questi posti, queste strade, questi menti e cementi del nostro orizzonte o sono in un loro luogo separato, fatto di idee su come le cose dovrebbero essere invece di come sono.
Non lo so, francamente.
Sentendoli parlare non ne ho idea. Quello che so, invece, è che l'arte in questo paese languisce di morte lenta. E non credo che le due cose siano separate.
Tornando al concorso, come previsto premi e riconoscimenti al nulla o quasi. Se penso alla mostra dell'anno scorso il confronto è sconfortante.
Per aggiornare il versante film, invece, direi Paprika di Satoshi, animazione di fantascienza, Bobby di E. Estevez, racconto corale sulla giornata precedente all'assassinio di Robert Kennedy, The Amazing Life of the Fast Food Grifters, isterico e screanzato.
Children of Men è tratto da un libro notevole della giallista inglese P.D.James. E parla di bambini, come molti dei suoi libri, in maniera apocalittica. Non è un caso, visto il mestiere che ha svolto. Sangue innocente non l'ho ancora visto in film ma sarebbe ora che qualcuno lo facesse.
A Guide to Recognizing Your Saints di Dito Montiel è un racconto di crescita di un ragazzo a New York negli anni '80 ed usa un montaggio fratturato come la storia che racconta. E per finire Infamous di D.McGrath. Ancora un film su Truman Capote e ancora una volta dalle mani di un attore. Questo è curioso.
Interpreti inglesi, tra cui Daniel Craig, ora famoso perchè interpreterà 007, ma di ben altra stoffa (l'ho conosciuto con una miniserie televisiva che si chiamava THE ICE HOUSE, tratta, insieme ad altre tre, dai libri di un'altra grande giallista inglese, Minette Walters). Un Capote ugualmente interessante. Stesso periodo preso in considerazione, stesso libro in scrittura - In Cold Blood - stessi fatti del precedente.
E sentito, soprattutto. Di pancia e di stomaco, partecipato.
Forse un po' inventato, molto immaginato. Ma questo, per me, non ha mai guastato un film.


Di ritorno dalle vacanze, cosa c'è in giro.
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Intanto Venezia.
Un Festival del Cinema un po' spento, quest'anno. Nessun film eclatante, nessun film terribilmente pessimo. Una media che in fondo non mi piace. Preferisco gli opposti accentuati, preferisco le asperità alle superfici arrotondate. Guardando qua e la non mi importa molto di chi avrà il Leone, perchè i film più interessanti stanno fuori concorso. Lynch, intanto, dopo un po' d'anni da Mulholland Drive. Con le ennesime polemiche sulla struttura di Inland Empire: "Io non capisco che cosa vuol dire" "Io non ho capito il finale" "Io non ho capito l'inizio"... Quando ci si mette davanti un'opera d'arte come davanti ad una fattura commerciale, allora è finita. L'idea di considerare un film come "logico" è giustissima, se solo non si pensa che sia l'unica. Perchè altrimenti facciamo fuori un secolo e passa di sperimentazione dell'immagine e del nostro istinto, di quel luogo rosso sangue che è il nostro inconscio. La paura è nemica dell'arte e le spiegazioni sul funzionamento è meglio lasciarle per gli elettrodomestici.
Un altro film da tenere d'occhio si chiama Falkenberg Farewell e viene dai paesi scandinavi, dei quali conosco piuttosto bene la produzione e non la amo. Per il loro dogmatismo formale, ma anche etico. Questo invece mi sembra buono. La storia di un gruppo di ragazzi adolescenti, in bilico in quel punto cruciale che è la presa di coscienza della maturità. E' l'atmosfera sospesa e incantata, certo non idilliaca, che mi sembra funzioni.
Johnny To con Exiled invece è in concorso. Sempre lui, sempre i suoi ultimi colori. Non originale ma bello. E poi con quel romanticismo accentuato che i paesi occidentali hanno dimenticato, trasformandolo in cinismo. Considerando che in Italia i suoi film non sono distribuiti, un premio sarebbe un'ammenda dovuta. Qui il trailer.
Poi la tv
che ultimamente langue.
Per chi è interessato a Venezia consiglio gli speciali del 1° (ore 1.00 circa) e 3° (idem, ma anche alle 12.15) dei canali Rai. Non saprà assolutamente niente sui film passati in giornata ma in compenso si farà due risate sulle stupidaggini con cui riempiono il tempo a loro disposizione.
Per quanto riguarda i palinsesti, pochissimi film di qualità e molte repliche. Solo le serie riprendono.
Domenica 20.45 ITALIAUNO House
che riparte dalla seconda stagione e
Mercoledì 22.50 ITALIAUNO Prison Break
con gli episodi inediti della prima serie, quelli dal 14 fino al 22.
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Ed infine arte
Chi passa nel centro della Toscana, sabato 9 e domenica 10, si fermi ad Arezzo a vedere Framenti, la seconda rassegna d'arte "Enjoy Art 2006", ovvero le arti a 360°: grafica, musica, video, letteratura in un grande spazio espositivo. Nella parte letteraria ci sono anch'io con alcune mie poesie. Il luogo è quello dell'Anfiteatro Romano e l'ingresso è gratuito.
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