
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura
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Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali
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A proposito di Arezzo Wave
Che prima o poi ci saremmo arrivati era scontato.
Un paio di anni fa, al concerto dei Cypress Hill (pessimo, tra l'altro), siccome mi stavo annoiando, tra gli spintoni, le pogate e le gomitate, ho fatto un breve calcolo a metro quadro. Ho calcolato, per il tempo di due canzoni, quanti soldi andavano in fumo, letterale, tra le persone che mi stavano appiccicate. E la cifra è stata impressionante, se poi moltiplicata per i metri quadrati di tutta Arezzo Wave. Alla faccia del concerto gratis e per i poveri giovani che non hanno soldi. Allora, smettiamo di raccontarci balle e parliamoci chiaro. Per il fatto che fino all'anno scorso era un festival totalmente gratis, ad Arezzo arrivava di tutto. Da quello strafatto di Caserta alle mamme con il cane e il passeggino di Via Giotto.
Perfetto. C'è cosa più giusta di questa? Festival per tutti davvero. La droga ad Arezzo Wave c'è sempre stata e in quantità industriali, come ce n'è di droga in ogni città e dentro ogni discoteca. Perché in Italia la droga tira, fa cool, fa trendy, fa quello che ti pare, ti fa di sinistra, ti fa alternativo, ti fa di una élite privilegiata. Un mio amico molto toscano dice ti fa un coglione e sono perfettamente d'accordo. Senza arrivare poi a quelli che la usano esercitando funzioni pubbliche, quando ti domandi che cosa potrai mai decidere per il bene del paese se mentre devi decidere sei fatto. Ma certi italiani sono in genere bravissimi a smollare le responsabilità e aggiungere fughe su fughe alla loro realtà perché ne vorrebbero un'altra che non sono capaci - il mio amico di prima direbbe non hanno le palle - di avere.
Ma Arezzo Wave non è le canne.
Arezzo Wave è un grande calderone con dentro troppa roba buona per volerlo affossare. Quella di cui si parla meno perché appartiene alla cultura, invece che alla cronaca e alla finta trasgressione. Arezzo Wave è musica, talvolta quella del main stage - ricordo memorabili concerti di Nick Cave, Faithless, Skunk Anansie - e quella alternativa del dopo mezzanotte, trance ed electro a non finire, della quale ho già parlato anche in questo sito. Arezzo Wave è scrittura - con i seminari, è fumetto, è fantascienza - quest'anno Dick, e letteratura. Sono due anni che io leggo, insieme ad altri, i grandi capolavori della letteratura di tutti i tempi in forma integrale. Quest'anno è toccato a Fahrenheit 451 di Bradbury.
Le Iene, con la puntata di martedì scorso, hanno fatto il loro mestiere, cioè cercare il caso eclatante - che in effetti c'è - per costruire una trasmissione che deve fare audience. E il peggio in questo paese - che si dimentica spesso della sua qualità e di quello che è veramente, affogato da troppe voci caotiche e cialtrone - serve a far vendere. Le Iene non sono la sola verità ma sono invece una pessima televisione, alla faccia dello share che possono fare (che non tutto nella vita si misura in termini di soldi e successo potrebbe sembrare scontato, ma a quanto pare invece non lo è).
Ora sembra che si scuseranno con un'altra trasmissione, ma non me ne importa niente. Spero solo che dopo tutto il polverone Valenti, suo fondatore da 20 anni, non molli attratto da altri e ben più allettanti miraggi e che non finisca per chiamarsi Firenze Wave o Roma Wave, spostata in altri luoghi, come stanno tentando.
Perché Arezzo Wave appartiene ad Arezzo ed è lì che deve restare. Droga compresa, presumo, perche questo non dipende certo né da chi l'organizza né dal luogo. Ma per continuare a far arricchire sfruttatori, mafiosi, albanesi e tutto il resto della compagnia. Tanto per sentirsi ancora un pochino coglioni, presumo.

Le brave ragazze vanno in Paradiso. Ma le cattive ragazze vanno dappertutto.
E i ragazzi si perdono per strada.
Questa settimana le cronache, non solo rosa, sono state attraversate dall'annuncio a sorpresa del matrimonio di Gina Lollobrigida, che all'età di 79 anni sposa il fidanzato di 45. I telegiornali ne hanno parlato per due giorni, compresi i notturni, che poi sono quelli che mi capita di vedere. Canalecinque, prima mattina, giornalista accanto al conduttore, per approfondire la questione. Che alla fine ha girato intorno ad una parola: decenza. Si, proprio questa parola che fa pensare a signorine d'altri tempi e madri badesse. Dunque la questione è stata: come si permette, una di 79 anni, di sposare uno che ne ha la metà? Cosa c'è dietro? Soldi, naturalmente. E come potrebbe essere altrimenti?
Come può una donna di 79 anni, anche se si chiama Gina Lollobrigida e sogno cinematografico di tanti padri e nonni italiani, competere con i suoi seni cascanti, le rughe stirate e le permanenti pietose, per l'interesse di un giovanotto? Ti pare il caso? Non è decente. Dovrebbe accorgersene.
Che tipo di amore può essere, l'amore senile? Giusto una barzelletta da bar. Ad un ottantenne che sposa una quarantenne si da di gomito e si dice "beato lui". Ad una donna che fa lo stesso si dice indecente.
Si, indecente lo è, questo modo di pensare che ha più a che vedere con la merceologia che con l'essere umano, con i conti di parti di corpo da acquistare e possedere per il proprio tornaconto che di sentimenti e rispetto. Si crede che questo modo di pensare sia sorpassato? Se si sentisse solo in trasmissioni patetiche come quella del primo pomeriggio di Raidue, che imbastisce intere discussioni a base di esperti per sapere come fare per tenersi il marito adultero, non resterebbe che riderne. Ma quando sono persone come quel giornalista, e non faccio il nome solo perché me ne sono scordata, che poi scrivono spiegazioni su questo paese nei loro quotidiani che dovrebbero essere seri, corrieri e repubbliche e giornali, che cosa rimane allora da aspettarsi? Quando i tuoi occhi sono aperti dal pregiudizio, che cosa potranno mai farti scrivere, se non riescono neanche a farti vedere?
Stessa indecenza per Madonna, che si è comprata un bambino. Ha versato una cifra di 3 + tanti zeri al governo del Malawi e si è portata a casa un altro figlio. Cori inferociti: passa sopra ad ogni diritto. E’ vero. Lei può permettersi quella cifra per avere un figlio subito. Io non potrei, infatti lei lo ha fatto, io no. E un bambino in meno soffrirà la fame e la violenza della povertà, avrà un futuro decente. Madonna ha esercitato un potere che si è guadagnata con il suo nome.
Piacerebbe poterli comprare anche a me, tutti i figli poveri del mondo.
I miei complimenti della settimana invece vanno alla Peroni, nota produttrice di birra italiana, perché ha dato nuovo lustro alla pubblicità progresso con il suo spot. Siamo in epoca ottocentesca, la ragazza guida un calessino, e arrivata a destinazione, cerca di parcheggiarlo lungo la strada cittadina, accanto al marciapiede. Con poca fortuna, visto lo spazio ristretto. Due tipi al tavolino di un caffè guardano i suoi patetici sforzi, ridacchiando. Epoca odierna, una ragazza cerca di parcheggiare la macchina lungo una strada affollata, accanto al marciapiede, con poca fortuna, visto lo spazio ristretto. Due tipi al tavolino di un bar guardano i suoi vani sforzi, ridacchiando. La pubblicità recita: certe cose non cambiano mai.
Si, infatti. L'idiozia di certi pubblicitari è un morbo incurabile del quale non possiamo liberarci. Quello che ci resta è sperare almeno nella selezione naturale.

Settimana 8/15 ottobre, qualcosa in tv.
Domenica 2.15 RETEQUATTRO Condo Painting
John McNaughton, regista di Henry - pioggia di sangue, dirige questo film documentario sulla vita del pittore George Condo. Con interventi di alcuni esponenti della beat generation quali Ginsberg e Burroughs e la colonna sonora dei Residents, fa raccontare che cosa è fare arte e come si costituisce un metodo creativo che affonda inevitabilmente nella coscienza del suo ideatore. Seguirne il divenire credo possa interessare anche a chi non fa specificatamente arte.
Domenica 2.45 ITALIAUNO Una linea di sangue
Un film sconosciuto in Italia che amo molto. Prodotto dalla Hbo ed interpretato da Mickey Rourke e Dan Futterman (l'autore della sceneggiatura di Capote di cui ho parlato tempo indietro), racconta una storia già sentita - professore giovane e di belle speranze si ritrova ad insegnare in una scuola disastrata e finisce per fallire - ma che invece, con forza e naturalezza, evita i clichè e parla una lingua oggi più che mai indispensabile a tutti.
Giovedì dalle 22.55 ITALIAUNO serata di serie USA
Si parte alle 21 con CSI - Miami, che trovo banale e retorico (intanto in America stanno cercando di contenere lo stillicidio delle città per porre fine ai suoi spin-off) e si prosegue con gli episodi di Prison Break, invece banale per niente e tanto meno retorico (per me, insieme a Lost, una delle migliore scritture in tv del 2006), per finire con una cosa assolutamente folle ma altrettanto notevole - non a caso quest'anno ha vinto agli Emmy: My name is Earl è cialtrone e sfilacciato e interpretato da un Jason Lee perfetto. Storie di tre disgraziati dal cuore poco tenero e dalla sfortuna martorizzante. Certo, quando cerchi di riciclare il guard rail della statale per fare un po' di soldi....
Venerdì 21.10 RAIDUE Criminal Minds
Dico la verità: nella marea di serie prodotte questa non ha subito attirato la mia attenzione. L'ennesima squadra speciale addetta a scoprire gli autori di omicidi efferati mi stava di risaputo ed extrasfruttato, troppi paragoni con alcune serie passate che sono per me fondamentali. Invece è una di quelle che amo di più. Saranno gli attori, Mandy Patinkin e Thomas Gibson per primi, sarà che in alcune puntate vanno giù duro forte e non sembra certo un primetime, sarà l'alchimia generale che funziona nonostante certe cadute di tono e dialoghi talvolta imbarazzanti - al solito, dipende da chi scrive la puntata - insomma, tanti piccoli film di 40 minuti nella vita ectica ed insensata di cinque profiler dell'FBI. Necessariamente fuori dagli schemi.
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