- WHY DO WE FIGHT - Il blog di Chiara Micheli

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Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura ------- Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali -------------

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Same shit, different day Torchwood Everyday heroes Che Burma sia libera Che il Tibet sia libero Perchè gli eroi sono senza nome Non sono le fughe che permettono di scappare Sono i figli che cercano i padri Creative Commons License Google PageRank Checker Tool Una poesia Friendship Brothers DEGRADARTE 2 - FEEL FREE TO TAKE AND SHARE! cm Che il Tibet sia libero
mercoledì, 29 agosto 2007

     “Ma ognuno uccide la cosa che ama; lo sappiano tutti;
       gli uni uccidono con uno sguardo di odio,
          gli altri con delle parole carezzevoli,
             il vigliacco con un bacio, l'eroe con una spada!”

 

Non scrivo il nome per rispetto al fatto che è un grande attore della scena teatrale italiana e una sciocchezza può capitare a tutti di dirla. Ma ancora una volta testimonio di prima mano la distanza reale tra la vita vera e quella ovattata di molti che fanno spettacolo.
Sto ascoltando Raidue o Raitre, si parla di una pièce in questi giorni a Roma, La Ballata del Carcere di Reading, messa in scena con l’aiuto di veri carcerati e le musiche di Giovanna Marini, quando l'attore di cui sopra, presentandola, pronuncia questa frase, più o meno: “Tutti sappiamo che cosa è la ballata, un poema scritto da Oscar Wilde appena uscito dal carcere dove era stato per due anni (lavori forzati) accusato di offesa alla morale (sodomia) per raccontare la sua esperienza. Certo, a distanza di più di cento anni tale fatto a noi moderni fa sorridere, ma credo comunque che….”  ecc. ecc.
In effetti, la storia dietro e dentro La Ballata del Carcere di Reading fa davvero sorridere per la sua vecchiezza. Basta voltare un attimo lo sguardo, senza spostarlo molto. Basta andare a vedere quanto sorridono, oggi, quelli che stanno dentro le carceri egiziane accusati di omosessualità. O quanto sorridono quelli dentro le carceri di quasi tutti i paesi mediorientali, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Yemen. O i sorrisi gay delle carceri cinesi. O, meglio ancora, di quelle africane, Camerun, Nigeria. Delle risate infinite, quando puoi scomparire se scoperto a baciare un tuo simile di genere. E a tutte quelle piccole carceri, con le sbarre o meno, sparse nei nostri avanzatissimi paesi occidentali.
No, qui non siamo in uno sceneggiato fantascientifico dove ci si può innamorare in una notte alla vigilia dello sbarco in Normandia e baciarsi in pubblico, davanti a tutti, e farla franca.

.

.

Disperato Wilde, amante perduto di un ragazzotto vanesio e con il coraggio di dirlo, incolpato di essere sorpassato: al suo orgoglio questo è un colpo peggiore del carcere stesso.
Ma siccome è un grande scrittore, come per tutti i grandi scrittori, quella che è stata la sua esperienza personale diventa, per comune sentire, esperienza universale, e in questo caso tristemente universale. Testimonianza senza tempo di dolore e urlo terribile verso chi decide per te se va bene o no quello che sei.
Sono passati più di cent’anni ma stiamo fermamente ancora lì, aspettando tutti di morire di sorrisi.

                                                  

 Titolo  Opere Mondadori

 Autore Wilde Oscar 

 Prezzo  € 55   

 

 

 "Torchwood", spin-off di Dr. Who, su Jimmy a partire da lunedì 3 settembre, ore 21.50.  

prima stagione, 13 episodi

Postato da: MenandDreamers a 21:29 | link | commenti
letteratura, serie tv, società

martedì, 07 agosto 2007

 Per la serie Pubblicità (di poco) Progresso

 

                                    Spot n.2

                         " SONO FINTE !!!!"

 

    

 

Si, indubbiamente il personaggio è simpatico, i disegni acuti e l'idea innovativa…ma questo spot mi ricorda un fatto che mia madre mi ha raccontato spesso.
Erano gli anni cinquanta, le donne italiane cominciavano appena allora a gettarsi nella vita quotidiana extra familiare scegliendo un lavoro. Essere indipendenti economicamente era per molte di loro (e non è cambiato niente) un modo per rimpossessarsi di se stesse con ragione: che cosa sei se non hai il denaro? Voleva dire doverlo chiedere a padri e mariti, voleva dire essere schiave: dipendi da tutti meno che da te. Lavorare voleva dire essere indipendenti anche nella scelta: se tu ti mantieni, sei your own woman, padrona anche di quello che fai e come lo fai.
Alle donne piace guardarsi. In quegli anni assieme alle gonne gonfie increspate su vitini di vespa e ai seni maestosi, cominciavano i primi cambiamenti radicali all'aspetto di chi non si piaceva. Il cotonarsi e l'ossigenarsi i capelli era un fatto piuttosto trasgressivo guardato con invidia, stupore, timore da parecchi uomini e diverse donne.
La protagonista del racconto di mia madre aveva 30 anni, era bella, alta e decisa. E portava un’enorme chioma tinta color platino che non andava inosservata. Una sera, in treno, al ritorno dal lavoro, passando lungo il corridoio, un tizio dopo averle messo gli occhi addosso insistente e maleducato - e lei lo aveva oltrepassato senza degnarlo - stizzito le grida dietro: “Che bionda artificiale!” facendo ridere di scherno chiunque a portata di orecchio e di vagone.
E lei, senza scomporsi, si ferma, si gira, e dopo averlo squadrato ben bene gli risponde:
“Che coglione al naturale!” e lo pianta lì.
Bene, è quello che la tizia animata dello spot dovrebbe rispondere allo sgolato: si tenga pure le sue caramelle di menta. La civiltà futura che spero possibile è il diritto sacrosanto di portarsi al giro senza che nessuno ci metta bocca anche un brutto paio di seni al silicone. 

Postato da: MenandDreamers a 15:10 | link | commenti
riflessioni, società



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