
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura
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Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali
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Mi piace quando, parlando tra amici, ci si chiede: "Ma quel film (o sceneggiato o libro o che si voglia) è la vera storia? Cioè racconta la cosa veramente com’è accaduta o è, parola di fama derelitta, romanzato? E secondo questo si decide la bontà dell'opera.
Il Caravaggio di Longoni che ho visto domenica e lunedì su RaiUno è la storia vera o è la storia romanzata? I giornali e gli intellettuali di questi giorni si sono riuniti in coro per gridare alla poca accuratezza storica della cosa. Per me, in fondo, è come chiedersi se Ulisse è esistito veramente e se per questo l'Odissea vale più o vale meno. E' come chiedersi se l'uomo è esistito veramente: il mio passato esiste, è vero, o è come me lo ricordo, come un altro me lo ha fatto vedere, come io oggi credo che sia?
Non amo per niente gli sceneggiati italiani di adesso. Mi sembra che invece di raccontare storie per portare qualcosa allo spettatore, sia lo spettatore che dovrebbe dare a loro qualcosa, soldi presumo. O senso. E non credo ciò sia una buona base di partenza per qualsiasi opera d'arte. L'invenzione narrativa ha la sua strada che deve percorrere fino in fondo se vuole essere specchio della realtà, e non è un controsenso. E' la finzione che rende vera la realtà, non lo spiegamento ai quattro venti dei fatti come dovrebbero essere. Credo che lo stesso discorso valga anche per i documentari, i tg e tutto quello che viene normalmente riconosciuto come insieme di fatti. Si devono riconoscere per quello che sono: non realtà, che non vuol dire niente, ma rappresentazione della realtà. Quindi molto relativa. Come qualsiasi finzione narrativa.
E Caravaggio mi è piaciuto. Io che ho nel cuore un film come il Caravaggio di Jarman (e se c'è qualcuno che ancora non l'ha visto si vergogni per 10 minuti e poi rimedi. L'edizione italiana del film ha uno dei doppiaggi più belli che mai mi sia stato dato di sentire) ho scoperto che mi piace anche questo. A parte la sceneggiatura che fa dire Fantastico! ad un uomo del ‘600 davanti ad un quadro, che si ferma sugli: "Eh! già, allora, uhm!” troppo spesso, sui molti dialoghi che piovono dal cielo irrisolti, sullo scavo dei caratteri di contorno pari a quello fatto da un cucchiaino sotto un elefante - e non è che per il protagonista le cose migliorino molto - e la musica della peggiore specie, melensa, ridondante ed inopportuna, la prova di Alessio Boni è splendida. Non è la luce di Storaro che ha fatto questo sceneggiato, anche se è bellissima e certamente ha contribuito la sua parte, ma è il protagonista che ha dato mente, anima e corpo allo spettatore. E lo spettatore ringrazia profondamente quando vede un attore che fa l'attore perché crede si possa recitare. Perché gli si fa quel dono che si realizza quando incontri la bellezza. ovvero estetica, etica e spirito sommati insieme. Insomma l'arte.
E la bellezza non è né nuova né vecchia, la trovi in un pittore morto da quattrocento anni e la trovi oggi. Non ha stato anagrafico. Come le persone da cui proviene.
In questi giorni di campagna politica in cui alcuni si sgolano a mandare a vaffa' le elezioni – poiché, infatti, a vaffa' questo paese è decenni che ci viene mandato, continuiamo pure a farlo, è giusto quello di cui ha bisogno - molti invocano lo stato anagrafico recente come fonte del cambiamento, del rinnovamento. E' bellissimo il valore attribuito alla persona come ad una borsetta di Prada: se sei della passata stagione non vali più. Di nuovo l'idea merceologica-ideologica di un essere umano, senza tenere conto del suo valore intrinseco, che potrai avere tanto o poco, il mondo è pieno di persone ignobili, ma che certo non dipende da quanti anni hai. Che a forza di fare la spesa nei supermercati ci è sembrato di vedere anche qualcuno di razza umana esposto con il cartellino della scadenza?
E gli scaduti dove li mettiamo? Bè, li mandiamo a Napoli e dintorni, tanto immondizia più o immondizia meno....
Nei giorni più caldi di quella storia, mentre guardavo da una parte allo sfacelo di quelle strade, alla latitanza delle amministrazioni pubbliche e all'ignavia dei suoi cittadini che si svegliano sull'orlo del baratro, e dall'altra guardavo un'università che stimo, dove ho trovato insegnanti meravigliosi, impedire a qualcuno di parlare in pubblico come richiamo alla libertà personale, mi sono portata le mani al viso e mi sono fermata un attimo a capo chino. E mi è tornato in mente un verso di uno scrittore medioevale, adesso molto di moda, che dice:
Ricordate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza, detto a chi voleva andare verso strade nuove ma aveva paura.
Ecco, che la paura non ci impedisca mai di ricordarci della nostra semenza. Che siamo esseri umani in mezzo ad altri esseri umani. Che siamo differenti da tutto quello che abbiamo intorno e che abbiamo da comportarci di conseguenza. Abbiamo una responsabilità che forse non vorremmo e per questo siamo tutti impauriti e cerchiamo di scapparne. Ma presumo che non è scappando, guerreggiandoci l'uno con l'altro o nascondendoci che ce la caveremo.
Forse pensando che la responsabilità non è quel peso che sembra, la responsabilità porta con se la libertà, questa sì un fatto, e la speranza.
Questo paese ha guadagnato tanti, forse troppi soldi e benessere dallo stato di cencioso dell'ultima guerra ma ha perso la speranza, anche quei due soldi di speranza che aveva sessant'anni fa. E che guadagno allora è stato?
Questo paese non crede più perché sono le persone di cui è fatto che non credono più nel loro futuro. Perché nessuno crede in loro se non come fonte di sfruttamento immediato o intralcio.
Non so dire con quanta gioia ho sentito alla BBC la notizia che il governo inglese stanzierà fondi per 5000 posti da allievo nel campo dell'arte tenendo conto del loro futuro e della loro eccellenza:
"We want to take raw talent, nurture it, and give people the best possible chance of building a successful business," Mr. Burnham ha detto.
Anche Caravaggio lo avrebbe apprezzato. Lui che ha vissuto una vita disgraziata, da fuori-posto perpetuo, in un secolo disgraziato eppure pieno dei futuri che sarebbero arrivati da lì a poco, con la scoperta della ragione, a ragione, come fondamento dell'uomo e della sua visione del creato. Lui che aveva incubi di squarci prospettici e luminosi ormai a tutti familiari, capace di lavorare perché anche in quel secolo disgraziato qualcuno credette in lui e gli dette una mano.
Anche Jarman, al cui ricordo va il mio saluto, lo avrebbe apprezzato. Tilda Swinton, sua attrice, lo ha ricordato un po' di giorni fa a Berlino. Di quanto difficili gli inizi, da fuori-posto incompresi, fino a che qualcuno credette nel talento e gli permise di continuare: mi manca, un regista come lui. Mi manca da morire il suo giardino di sassi e balocchi intelligenti che aveva costruito per tenere lontana la morte.
Vorrei con tutto il cuore che investimenti di questo tipo fossero apprezzati come possibili, e soprattutto necessari, anche nel paese dove sono e che vorrebbe farsi nuovo. Ma non è con le sole parole che ci si riesce.
Un post d'informazione per tutti quelli che sono interessati al futuro di stagione delle serie tv americane.
Come sappiamo ormai lo sciopero è finito, i diritti agli scrittori alla fine riconosciuti - e ci sono voluti 3 mesi e mezzo per farlo - ora l'enorme macchina di finzione riparte, divisa tra episodi rimasti da prima dello sciopero e quelli nuovi già scritti ma da girare.
L'elenco sotto è il più esaustivo al momento disponibile che ho potuto raggruppare. A voi.
24
Stagione rinviata al 7 gennaio '09.
30 Rock
Dovrebbero girare 5 nuovi episodi con inizio trasmissione il giorno 10 Aprile.
Aliens in America
Rimangono otto episodi pre-sciopero trasmessi dal 2 al 23 marzo e dal 27 aprile al 18 maggio.
Army Wives
La stagione 2 debutta nel mese di giugno.
Back to You
Due episodi di pre-sciopero restano. Previsto di girare fino a 8 ulteriori episodi, il primo dei quali in onda il 16 aprile.
Battlestar Galactica
Ritorna il 4 aprile con la prima metà della stagione finale di 20 episodi. La seconda metà della produzione potrebbe iniziare già a marzo.
The Big Bang Theory
Dovrebbero girarsi 9 nuovi episodi con inizio trasmissione il 17 marzo.
Big Love
Prevede di andare in produzione sulla 3a stagione in primavera.
Big Shots
Non ci sono nuovi episodi previsti.
Bionic Woman
Non ci sono nuovi episodi previsti.
Bones
Quattro episodi di pre-sciopero sono previsti a iniziare dal 14 aprile. Previsto di girare da 2 a 6 ulteriori episodi.
Boston Legal
Un episodio di pre-sciopero resta. Dovrebbero girarsi 8 ulteriori episodi da trasmettersi in aprile / maggio.
Brothers & Sisters
Prevede di girare 4 nuovi episodi da trasmettersi in aprile / maggio.
Burn Notice
Stagione 2 prevista per arrivo a fine aprile. Nuovi episodi potrebbero iniziare fin da luglio. Benissimo.
Cane
Non prevede ulteriori episodi questa stagione.
Chuck
Non ci sono nuovi episodi fino all'autunno.
The Closer
Inizio quarta stagione questa estate.
Cold Case
Dovrebberoro girarsi 5 nuovi episodi con inizio trasmissione il 30 marzo.
Criminal Minds
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi con inizio trasmissione il 2 aprile. Benissimo.
CSI
Dovrebbero girarsi 6 nuovi episodi con inizio trasmissione il 3 aprile.
CSI: Miami
Dovrebbero girarsi 8 nuovi episodi con inizio trasmissione il 24 marzo.
CSI: NY
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi con inizio trasmissione il 2 aprile.
Desperate Housewives
Dovrebbero girarsi 7 nuovi episodi da trasmettere in aprile / maggio.
Dirt
In partenza la nuova stagione intera il 2 aprile, per fortuna.

Ne avevo già parlato in precedenza ma non posso non ritornare su una serie tv che sta diventando a mio giudizio una delle più sorprendenti in assoluto nel panorama delle ormai centinaia che occupano i palinsesti di tutto il mondo.
Una serie che mi ha fatto riflettere su che cosa si cerca, anzi, cosa io cerco quando decido di dedicare un’ora a guardare qualcosa che sia di struttura narrativa, insomma, non info né edu.
La storia per cominciare. Qui non c’è molto da dire. Tutti vogliamo che ci venga raccontata una storia. Perché? Perché le storie elaborano i nostri vissuti e i nostri desideri, danno, per quanto possa sembrare strano, sentieri da percorrere. Altrimenti non si spiegherebbe perché da sempre l’uomo è affamato di storie. Li sento, i miei antenati intorno ai fuochi, distesi sulle pelli a narrarsi di bestie misteriose o di parole impronunciabili tramandate da saggi intoccabili. Di terre inesplorate di dragoni e di vite in pericolo. Le storie ci mettono alla prova, testano chi siamo e cosa siamo. Con un lato di sicurezza, che ci garantisce che il viaggio, perché sempre di viaggi si tratta, per quanto pericoloso, non arrecherà danni fisici. E’ solo una storia.
Non ha pensato che fosse solo una storia l’interprete principale di Criminal Minds, Mandy Patinkin, che all’inizio della terza stagione ha abbandonato la serie perché ritenuta contraria ad ogni suo modo di concepire la vita, dannosa, assolutamente crudele e di violenza inaudita. Ora, so che dicendo questo faccio solo una pubblicità positiva, visto che la maggior parte della fiction cerca sangue a iosa e sguazziamo tutti volentieri negli squartamenti. Ma per Criminal Minds il discorso è molto, molto più complesso.
E pensare che tre anni fa cominciando a vederla per caso l’avevo bollata come reazionaria.
Io che seguo ugualmente anche le serie inglesi oggi non posso che pensare che sia in qualche maniera la giusta erede di quel capolavoro ancora insuperato di Touching Evil creata da Paul Abbott (non male neanche il rifacimento Usa, anche se molto differente).
Criminal Minds parla del male. Ma non del male che succede, la moglie uccisa dal marito in un eccesso di rabbia, un’auto assassina che si dilegua. Criminal Minds parla del male fatto volontariamente, calcolate e messo in atto deliberatamente. Di menti criminali, appunto.
Per questo è sconvolgente. Non perché si veda tanto sangue, che non c’è, ma come seriamente questo sangue viene trattato. Come, a differenza delle decine di serie stupidaggine modello Csi e i milioni di derivati nati scaduti - dove i morti sembrano manichini e tutte le storie un balletto di frasi anestetizzate - siano le menti, invece di attrezzi e plot improbabili, ad essere il centro vitale, o meglio dire, mortale, delle storie.
Si, perché è di distruzione che parla. Touching Evil lo diceva: toccare il male fa diventare anche te, che stai dalla parte del bene e cerchi di sconfiggerlo, parte del male. I modi come riesci a rapportarti con questo dato angosciante è come si svolge anche Criminal Minds. Il morire della tua parte più umana come uno stillicidio, senza soluzione, senza possibilità di fuga, se non l’uscire del tutto di scena. Quando l’hai provato, non è abbandonando il lavoro che ti libererai. Ormai sei stato toccato, non ritroverai la tua innocenza primigenia. Ucciderai a fin di bene, farai anche tu le stesse cose del tuo avversario, anche se dalla parte della legge. Ma legale non è necessariamente morale, anzi forse quasi mai. I personaggi che compongono la squadra del BAU sono come corpi aperti a mostrare le loro stesse viscere, e la scrittura del loro destino, così disperato e solitario, è qualcosa di estremamente affascinante da seguire. Storie cui dare attenzione.
Quanta letteratura dell’ottocento americano mi fa venire in mente. Quanto stupore di come un’industria riesca, attraverso un prodotto, a parlare del centro vitale di un’intera cultura. Quanto in questa maniera saltino ancora tutti i paletti imposti dai rimasugli del ‘900 intellettuale tra cultura alta e bassa, tra letteratura e spettacolo: non come opposti in guerra per il controllo del giusto, ma come semplici facce di una stessa medaglia, a rimarcare l’affermazione wildiana che ho sempre condiviso: che non esiste per una creazione che un unico modo di distinguerla: bella o brutta, fatta bene o no.
Come per il male. Se uccidi qualcuno, qualunque sia la giustificazione, anche la più santa del mondo, il risultato rimane: hai ucciso qualcuno.
La cosa che mi fa felice è che c’è chi tenta strade molto difficili nella fiction e viene ripagato. Senza ascolti stellari e attori sulle copertine dei rotocalchi, ma invece un lavoro certosino di costruzione di caratteri, storie che si dipanano, anime che s’intrecciano, attridono e implodono, si sviluppano come nella vita reale, s’inceppano, inciampano, ricadono, si piegano, ricadono e non c’è lieto fine. Una scelta editoriale che ha costruito una serie come questa fino ad arrivare dove è adesso fa onore alla CBS, la produttrice. E se le 13 puntate di questa terza stagione – purtroppo probabilmente anche finali per quest’anno, visto lo sciopero degli scrittori del WGA - sono tra le più belle che ho visto, qualcosa vorrà dire. Ci sono serie fatte non con il solo intento dell’ascolto comodo, ma con l’intento di parlare di cose difficili e portarlo avanti seriamente, decisamente, senza ripensamenti. Certo non per tutti, sia chiaro. Certo una delle migliori.
Per chi vuole sapere da dove nascono serie come queste e i libri disponibili, un indirizzo:
http://www.johndouglasmindhunter.com/books/index.php
John Douglas è in qualche maniera il fondatore del metodo e dopo averci quasi rimesso la vita, si è ritirato dedicandosi alla scrittura.
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