- WHY DO WE FIGHT - Il blog di Chiara Micheli

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sabato, 12 novembre 2005

     

      

      

E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI  

 

Sono giorni in cui essere un poco fieri, quindi celebriamo.  

 

Le dichiarazioni deliranti del capo di un paese che languisce di fame di libertà e ignoranza il  popolo mentre pensa alle sue risorse atomiche (le scorie potrebbero essere usate come cibo per i terremotati?), usano l’odio per gli ebrei, il Sionismo, per farsi pubblicità e farsi ascoltare. Si sa, anche noi lo sappiamo, se scavi nel peggio di un essere umano, sei sempre sicuro che qualcosa ricavi. Anche Hitler, Stalin, Mussolini e via di XX secolo, farneticavano di pulizie necessarie e c’è sempre il popolo che applaude.

Ma il mondo sta cambiando. I nostri nonni ricordano di quando nei paesini di provincia le notizie arrivavano solo col giornale e chi se lo poteva permettere. E tutto era grande, lontano, straniero. Oggi si dice spesso che la diffusione dell’informazione a livelli monumentali degli ultimi, quanti, 10 anni?, abbia generato la paura nelle persone. Una paura che accumula tutti i mali del mondo e te li butta in casa. Io credo che se tale paura c’è, nasca invece dalla consapevolezza crescente della “ALTERITA’” , che ci sia stata una specie di Maastricht delle frontiere private che è senza ritorno. E abbia scavato in ciascuno un occhio più responsabile.

Certo, ci saranno sempre quelli che impauriti si chiuderanno a doppia mandata dentro le loro casette riscaldate tremando e temendo apocalissi senza nome, facendo finta di non esistere, ma gli altri no. Oggi non è più possibile defilarsi, non è più possibile credere alla passiva acquiescenza del “lascia stare..” “chi te lo fa fare…” “pensa a te stesso…” “io non c’entro…” e altre amenità del genere.

Ci si tenta, il gioco sarebbe ancora comodo, ma non è più possibile farlo senza vergogna.

Così mi è piaciuto che tra tanti stati nazionali che hanno accolto le sopra citate dichiarazioni del leader con l’aplomb della diplomazia (leggi interessi economici), qui da noi si sia scesi in piazza. A sottolineare l’idiozia con gli striscioni, a sottolineare che nessuno si può permettere di poter decidere la sopravvivenza di un altro paese, anche solo a parole.  Perché le parole sono pietre e con quelle si costruiscono le strade della stupidità che dopo si marciano armati..

Sara scontato, ma forse giova ripetere che prima dell’economia viene l’etica, perché altrimenti ci si arrende alla morte sicura, siamo già finiti prima di finire. Chi ci salverà da noi stessi?.

Come i ragazzi delle scuole a Locri, contro i loro padri remissivi e rassegnati, che chiedono ancora allo stato di risolvere quello che invece sta alla coscienza individuale di non accettare. 

Non da adesso, quando tu stesso non sai più chi sei per tutte le volte che ti sei negato, ma da sempre, insieme, non qualche povero cristo che tenta da solo, facendolo diventare bersaglio fisso per chi ti spara senza neanche troppa fatica.

Si scende in piazza, che è un segno buono. Non a fracassare, distruggere e fare le cariche. Ma a camminare e dirlo a voce alta.. Rivolta pacifica e per questo vera rivolta. A voce alta.

È azione, la forma compiuta di un pensiero, che da solo non può bastare. 

 

In questo periodo che celebra il trentennale della morte di Pasolini, credo che tributo più giusto delle pur giuste ma troppo facili commemorazioni letterarie, sia un popolo sanamente indignato - quel popolo italiano che lui amava e odiava così visceralmente e più spesso non riconosceva - invece che addormentato. Per quanto lo legga spesso, perché è una delle poche menti italiane con cui riesco ad avere un serio scambio dialettico (questa gli sarebbe piaciuta), non ho mai pensato che avesse ragione su questo paese. È solo che quello vero, quello intelligente e capace, quello cosciente, e forse proprio per questo, fa meno rumore, sta sempre po’ defilato, di quello che si agita impazzito dappertutto ed ammorba aria e fagocita il respiro. Dovrebbe imparare a farsi sentire più spesso, a stare un po’ più esposto. In questi giorni lo ha fatto. Celebriamo.  

 

Postato da: MenandDreamers a 04:47 | link | commenti
letteratura, società


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