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Settimana 23/29 luglio
Martedì 23.10 RAITRE Lost in Traslation
L'incontro tra due persone estranee ed estraneate in un albergo di Tokyo, luogo dell'estraneo per eccellenza, dà il via ad un piccolo viaggio in punta di piedi di avvicinamenti smarriti e ripensamenti deliziosi, ed ad uno dei film migliori degli ultimi anni. Dirige Sofia Coppola. Interpretano Scarlett Johansson e Bill Murray.
Due thriller lesbici non eccelsi:
Martedì 2.15 RAIDUE Mercy, con Ellen Barkin e Peta Wilson,
Giovedì 23.30 RETEQUATTRO La maschera di scimmia, tratto dal romanzo in versi di Dorothy Porter, con Kelly McGillis,
ma gradevoli, discretamente recitati.
Sabato 0.30 RAIDUE Così fan tutte
L'orario è deleterio ma Mozart è Mozart. E questa è una delle più belle, se si ignora l'assunto dell'opera. Lo so, il mondo dei libretti tratta le donne da cretine o da casi clinici di morte sacrificale, possibilmente giovane. Non hanno molta fantasia. O forse hanno diversi problemi.
Sabato 1.00 RAITRE Elephant
Ne vale la pena perchè conosco bene il regista. Ho amato molto Gus Van Sant ai tempi di My own private Idaho per quella mistura di letteratura e strada che poi è diventata miseramente maniera. Tra l'altro, a Cannes, è stato finalmente ripresentato Mala Noche, primo suo mediometraggio notevole ma quasi invisibile, e presumo tra poco sarà di nuovo in circuito.
Stasera invece Fuori Orario presenta Elephant, pluripremiato, plurielogiato, pluridiffuso. Su questo, francamente, non ho molto da dire. Rivisitazione filmica ispirata ai fatti di Columbine, della quale continuo a non capire il senso. Se il titolo si riferisce giustamente all'elefante (della violenza gratuita) che tutti avevano davanti e nessuno vedeva, allora l'America sarebbe una giungla di animali già estinta da tempo, come presumo sia il facile e un po' banale wishful thinking di chi ha bisogno di qualcuno da eleggere a capo espiatorio quando la mattina si mette davanti allo specchio.
Siccome invece credo che la violenza sia responsabilità personale e non di una supposta società che me ne dà il diritto, allora questo film non è che uno sterile involucro ideologico che per suo natura non ce la fa a mostrare la verità, ovvero a mostrare due esseri umani, esseri umani, totalmente naufragati. Casi individuali, non esempi sociologici.
E la supposta oggettività del racconto è la favola che mi stupisce ogni volta. Che ci sia gente che continua a volerla affibbiare allo spettatore come esempio di superiorità artistica...Ma non ci basta Lars Von Trier? Quando si dice l'arroganza.
Sullo smarrimento delle responsabilità vere, ecco, qui sarebbe stato da fare il film. Però bisogna avere anche il polso e il coraggio, per farlo, e le ricette omologate non servono.


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