- WHY DO WE FIGHT - Il blog di Chiara Micheli

Chi sono

Blogger: MenandDreamers
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura ------- Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali -------------

Una mia biografia più estesa

La mia email

Il progetto
LIBRO COLLETTIVO

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

Same shit, different day Torchwood Everyday heroes Che Burma sia libera Che il Tibet sia libero Perchè gli eroi sono senza nome Non sono le fughe che permettono di scappare Sono i figli che cercano i padri Creative Commons License Google PageRank Checker Tool Una poesia Friendship Brothers DEGRADARTE 2 - FEEL FREE TO TAKE AND SHARE! cm Che il Tibet sia libero
martedì, 31 ottobre 2006

    

 A proposito di Arezzo Wave

Che prima o poi ci saremmo arrivati era scontato.

Un paio di anni fa, al concerto dei Cypress Hill (pessimo, tra l'altro), siccome mi stavo annoiando, tra gli spintoni, le pogate e le gomitate, ho fatto un breve calcolo a metro quadro. Ho calcolato, per il tempo di due canzoni, quanti soldi andavano in fumo, letterale, tra le persone che mi stavano appiccicate. E la cifra è stata impressionante, se poi moltiplicata per i metri quadrati di tutta Arezzo Wave. Alla faccia del concerto gratis e per i poveri giovani che non hanno soldi. Allora, smettiamo di raccontarci balle e parliamoci chiaro. Per il fatto che fino all'anno scorso era un festival totalmente gratis, ad Arezzo arrivava di tutto. Da quello strafatto di Caserta alle mamme con il cane e il passeggino di Via Giotto.
Perfetto. C'è cosa più giusta di questa? Festival per tutti davvero. La droga ad Arezzo Wave c'è sempre stata e in quantità industriali, come ce n'è di droga in ogni città e dentro ogni discoteca. Perché in Italia la droga tira, fa cool, fa trendy, fa quello che ti pare, ti fa di sinistra, ti fa alternativo, ti fa di una élite privilegiata. Un mio amico molto toscano dice ti fa un coglione e sono perfettamente d'accordo. Senza arrivare poi a quelli che la usano esercitando funzioni pubbliche, quando ti domandi che cosa potrai mai decidere per il bene del paese se mentre devi decidere sei fatto. Ma certi italiani sono in genere bravissimi a smollare le responsabilità e aggiungere fughe su fughe alla loro realtà perché ne vorrebbero un'altra che non sono capaci - il mio amico di prima direbbe non hanno le palle - di avere.
Ma Arezzo Wave non è le canne.
Arezzo Wave è un grande calderone con dentro troppa roba buona per volerlo affossare. Quella di cui si parla meno perché appartiene alla cultura, invece che alla cronaca e alla finta trasgressione. Arezzo Wave è musica, talvolta quella del main stage - ricordo memorabili concerti di Nick Cave, Faithless, Skunk Anansie - e quella alternativa del dopo mezzanotte, trance ed electro a non finire, della quale ho già parlato anche in questo sito. Arezzo Wave è scrittura - con i seminari, è fumetto, è fantascienza - quest'anno Dick, e letteratura. Sono due anni che io leggo, insieme ad altri, i grandi capolavori della letteratura di tutti i tempi in forma integrale. Quest'anno è toccato a Fahrenheit 451 di Bradbury.
Le Iene, con la puntata di martedì scorso, hanno fatto il loro mestiere, cioè cercare il caso eclatante - che in effetti c'è - per costruire una trasmissione che deve fare audience. E il peggio in questo paese - che si dimentica spesso della sua qualità e di quello che è veramente, affogato da troppe voci caotiche e cialtrone - serve a far vendere. Le Iene non sono la sola verità ma sono invece una pessima televisione, alla faccia dello share che possono fare (che non tutto nella vita si misura in termini di soldi e successo potrebbe sembrare scontato, ma a quanto pare invece non lo è).
Ora sembra che si scuseranno con un'altra trasmissione, ma non me ne importa niente. Spero solo che dopo tutto il polverone Valenti, suo fondatore da 20 anni, non molli attratto da altri e ben più allettanti miraggi e che non finisca per chiamarsi Firenze Wave o Roma Wave, spostata in altri luoghi, come stanno tentando.
Perché Arezzo Wave appartiene ad Arezzo ed è lì che deve restare. Droga compresa, presumo, perche questo non dipende certo né da chi l'organizza né dal luogo. Ma per continuare a far arricchire sfruttatori, mafiosi, albanesi e tutto il resto della compagnia. Tanto per sentirsi ancora un pochino coglioni, presumo.

Postato da: MenandDreamers a 10:25 | link | commenti (1)
società


Commenti
#1   09 Giugno 2007 - 11:48
 
perchè albanesi?
utente anonimo

Commenti

Commenti
#1   09 Giugno 2007 - 11:48
 
perchè albanesi?
utente anonimo

Commenti


Archivio

oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005