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Uno sguardo trasversale e indipendente sul mondo dei media: letteratura e libri, cinema, TV, arte, spettacolo e musica.
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UNA TV DIVERSA? PECCATO NEL MODO SBAGLIATO!
Benvenuti!
Sta per nascere YouDem, la prima Social TV dedicata alla politica e alla società italiana.
Registrandoti, riceverai una mail di verifica e potrai subito partecipare da protagonista alla costruzione di una nuova televisione. Caricando i tuoi video, potrai proporre le tue idee, aprire discussioni tematiche con gli altri utenti, confrontarti con i politici e gli esperti presenti, sollevare questioni sociali da porre all’attenzione di tutti, con la certezza di essere ascoltato. Tutti i contributi saranno pubblicati, salvo quelli che contrastano con le leggi vigenti, e potranno partecipare fin da subito alla creazione dei programmi e del palinsesto.
YOUDEM.TV sarà visibile a tutti dal 14 ottobre 2008 su www.youdem.tv, via satellite sul canale 813 di SKY e su tutti i cellulari di terza generazione.
Benissimo, sono contenta. La frontiera del 2.0, il web partecipato. Un altro canale tv che è anche web-tv e viceversa. E' buona questa idea del Partito Democratico di Veltroni, un grande progetto capillare italiano che offre contenuti sociali validi ma molto meglio organizzati da una redazione apposita. Dovremmo tutti iscriverci e partecipare. Per cui vado nella pagina e comincio. Poi arrivo alle liberatorie, passo obbligato di ogni creatore. E qui mi fermo. Guardo allibita.
1. Oggetto - Cessione gratuita dei diritti.
1.1 Con il presente accordo, Lei concede sin d'ora al PD, a titolo assolutamente gratuito, per tutto il mondo e senza limitazioni temporali, in via non esclusiva, ogni e qualunque diritto di riproduzione, esecuzione e rappresentazione in pubblico, comunicazione al pubblico, messa a disposizione del pubblico, distribuzione, traduzione, elaborazione, noleggio e prestito, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, di uno o più filmati audiovisivi (di seguito il 'Filmato' o i 'Filmati') che Lei, ovvero il Suo figlio minore, metterà a disposizione del pubblico sul Suo Sito, da Lei, ovvero dal Suo figlio minore, indicato al momento della registrazione (di seguito 'il Sito di Origine'), e che saranno selezionati dalla Società alle condizioni previste dal presente accordo.
I suddetti diritti potranno essere esercitati direttamente dal PD ovvero da soggetti terzi autorizzati dal PD, nel qual caso resta inteso che il PD potrà individuare tali soggetti terzi nonché negoziare e concordare con detti terzi le condizioni, anche economiche, per l'esercizio dei suddetti diritti, a propria discrezione, in ogni caso senza che nulla Le sia dovuto per l'esercizio di tali diritti.
Allora vado alle faq, forse mi spiegano.
1. Allora spiegami cos'è YouDem.tv
YouDem non è una televisione. Non è nemmeno una piattaforma come YouTube. Assomiglia alla prima e assomiglia alla seconda, ma il valore degli strumenti dipende sempre dall'uso che se ne fa.
Una tv diversa? Infatti assomiglia a entrambe, peccato nel modo sbagliato.
Della prima, invece di fornire lei i contenuti li prende dagli altri così la fatica e la spesa è azzerata. Bello il 2.0!
Della seconda invece di giustamente lasciare i diritti di sfruttamento agli originali autori - e ci mancherebbe, anche il web e la libera circolazione della cultura è fatta di questo - li vuole per sé. Ovvero tu lavori al materiale, poi noi ti facciamo il favore di farlo vedere - forse dimenticandosi che già da tempo sul web questo si fa tranquillamente - e in cambio lo prendiamo per farne ciò che ci pare.
Però.
Era già cominciata con Current.tv, la tv di Al Gore, alla quale presumo YouDem si ispiri. Leggiamo un punto dei loro Terms, che essendo lunghissimi e noiosi, come per i contratti telefonici o quelli bancari, tutti saltano per poi ritrovarsi con le gatte da pelare.
C. L'utente riconosce di non avere diritto ad alcun corrispettivo monetario in cambio dell'esercizio da parte di Current dei Diritti Internet, dei Diritti promozionali e dei Diritti Media. Tuttavia, l'utente può revocare in qualsiasi momento tali diritti relativi ai Materiali Inviati attraverso una comunicazione scritta a Current, a seguito della quale i diritti ritorneranno all'utente e Current non disporrà di alcun ulteriore diritto di sfruttare tali Materiali Inviati. Nel caso di revoca, Current avrà a disposizione un periodo commercialmente ragionevole per rimuovere i Materiali Inviati da ogni piattaforma sulla quale aveva deciso di diffonderli. Inoltre, Current ha facoltà di utilizzare le idee, i concetti, i know-how o le tecniche contenute in tutte le comunicazioni e nei Materiali Inviati trasmessici dall'utente per qualsiasi scopo, in qualsiasi momento e senza implicare alcun corrispettivo o obbligo nei confronti dell'utente.
Quindi attenzione, sembra banale ma non tutti i siti di videostreaming a base 2.0 sono uguali. Capiamo bene quello che andiamo a cliccare e dove lo clicchiamo. Che accettare certi sfruttamenti sia per nostra ragionata scelta, credo politico, ecc, niente da dire. Per tutti gli altri leggiamo bene le regole prima di decidere a chi affidare le nostre cose. Non sia la voglia di protagonismo a tutti i costi a rendere ignari, come sta succedendo anche nel campo del libro per un altro verso, con le centinaia di finti editori a pagamento che dimenticano di farlo presente agli aspiranti autori.
Però per favore non offendano l'intelligenza e l'integrità di chi lo fa davvero l'interesse sociale, spacciando certe iniziative per qualcosa di nuovo. E' solo il modo 2.0 di qualcosa che è sempre esistito e ha un nome. E' anche contro questo che la rete con i suoi geniali teorici e milioni di partecipanti volontari si è sviluppata e arrivata ad essere com'è adesso. E va lottato stretto perché lo rimanga.
UNA TV DIVERSA? PECCATO NEL MODO SBAGLIATO!
Benvenuti!
Sta per nascere YouDem, la prima Social TV dedicata alla politica e alla società italiana.
La lettera dell'ADUC per la denuncia di una collaborazione tra interessi privati e pubblico interesse nel reindirizzamento degli utenti di Pirate Bay verso un sito in mano a organizzazioni discografiche, in quanto violazione del diritto di privacy e violazione del principio di net neutrality.
Metto il link all'articolo di Repubblica di oggi perche spiega le deliranti idee di giustizia - le punizioni per eventuali reati da venire mancava ancora al mio immaginario - che stanno dietro l'intera faccenda.
Intanto anche ALTROCONSUMO si sta muovendo, come naturalmente tutto il web, e vediamo se riusciamo a riportare in azione il senso del rispetto personale. Intanto una domanda se la pongono tutti: se c'entra qualcosa il fatto che un'azione così determinata avviene proprio d'agosto quando tutti sono al mare, per di più dietro alle Olimpiadi, e l'attenzione si allenta di parecchio.

ORA SIAMO TUTTI CINESI
Comincia l’era oscurantista?
Mai come in questi ultimi giorni in Italia si può vedere e comprendere cosa vuol dire libertà d’espressione, e cosa vuol dire internet e la sua democrazia dal basso. E di quanto questa indisponga chiunque non possa metterci le mani sopra. Rendersene conto adesso invece di ingolfarci di solo sport e sole servirebbe a fare il nostro futuro un po’ più felice.
Non ci potevo credere quando l’ho saputo, non ci voglio credere ora in questo paese che io voglio civile. Che oltre tutte le chiacchiere che nel nostro occidente facciamo, sappiamo poi alla fine che comunque questa è la democrazia, che non si possono infrangere i diritti fondamentali delle persone, che ecc, ecc...
Che niente.
Due giorni fa la Russia invade la Georgia, un paese ora democratico che en passant invade il suo vicino e fa centinaia di morti. Siamo allibiti.
Due giorni fa tutti i fornitori di servizi telefonici e internet provider italiani, Alice, Fastweb, ecc, sono obbligati a bloccare l’accesso a The Pirate Bay, sito svedese, forse il più grande luogo di indicizzazione per i files disponibili in rete tramite la distribuzione p2p, pari a pari, con l’accusa di diffondere materiale illegale.
Della prima notizia sono pieni i tg per dire dei morti e degli italiani residenti che scappano. Giusto. Ma di quello che in questa storia siano le gravi responsabilità della Georgia quasi silenzio.
Della seconda non c’è proprio notizia, non una in questo spettacolo misero della disinformazione in Italia. E se lo diranno, che diranno?
Allora noi siamo qui a parlare, dal vivo, non chiacchiere, non share, la verità.
Bloccare vuol dire oscurare. Vuol dire che se nella tua barra indirizzo del browser digiti www.thepiratebay.org qui dall’Italia ti da pagina non trovata o irraggiungibile.
Vuol dire essere in Cina. O in Iran. O in Arabia, vuol dire essere allo stesso livello di paesi che usano provvedimenti di stato totalitario perché solo così possono tenere a bada la gente che non fa quello previsto. Per me usare queste parole è come mettermi una pietra in fondo al cuore.
Materiale illegale cosa? Droghe, oggetti di pedofilia, armi, mafie, riciclaggi, concussioni, cosa? Niente di ciò. Ma links a copie digitali in bassa risoluzione di materiale d’intrattenimento che vengono scambiate. I delinquenti, i veri delinquenti, eccoli a noi.
Che poi a TPB si siano imbestialiti parecchio– tra l’altro venendo di persona a chiedere notizie di prima mano in un forum d’altissimo livello dedicato al p2p - e abbiano in due ore aggirato l’ostacolo, non è quello che conta. Che sul sito ci sia una lettera durissima e a tratti delirante per l’Italia, idem. Non credo che tirare in ballo il presidente del consiglio sia la soluzione, troppo poco. Credo invece c’entri il fatto che esiste questo problema che sembra niente ed invece è temibilissimo: lo scontro tra chi detiene un potere che crede immutabile, i produttori tradizionali di media, e il mondo che sta cambiando, la gente che sta cambiando, la società nostra che è già cambiata. Loro, come pachidermi dell’era pliocenica, con determinata follia e sordi ai continui avvisi di morte annunciata che arrivano da più parti, continuano la battaglia contro nemici che vedono minacciosi e marciano spediti verso l’estinzione. L’ossessione fa di questi scherzi: rende ciechi a tutto e a tutti e ti destina all’annientamento. Intanto, però.

E' uscito CHIARAMENTE, l'album di cover degli ARAM QUARTET e non posso che dire compriamolo.
Compriamolo, compriamolo, compriamolo, compriamolo, compriamolo, compriamolo. Compriamolo davvero.
Se lo meritano, e scusate se lo ripeto da due mesi ma è così, era tempo che in Italia non mi capitava di vedere e sentire un gruppo all'altezza della musica. Quella che si chiama musica con la maiuscola, che si fa rispettare, quella che non vive di facili proclami politici qualunquisti o lagnette nostrane, quella che sta al passo con l'estero senza vergogna. E quando dico estero intendo quell'estero dell'eleganza, della raffinatezza, della cultura, della preparazione, della conoscenza del passato musicale che, come per la scrittura, è fondamentale se si vuole starci dentro coscientemente e non come naufraghi casuali del successo.
La Sony, che li ha in mano, propendo a pensare ne abbia un po' paura, non sa bene come maneggiarli. Per forza, da quanto tempo in Italia non c'erano musicisti di altissima levatura e anche di successo con le ragazzine? Qui siamo abituati a considerare il pop come alternativa alla musica cosiddetta seria, quando in realtà non esiste che una sola musica, quella fatta bene. Per cui o abbiamo il cantante bravo ma di nicchia, o il cantante a cui al massimo si chiede una bella voce e due o tre mossette. Loro sono in quattro e l'unica cosa a cui alla stampa viene in mente di paragonarli è boyband, perché non si ricordano più di che cos'è un gruppo musicale. Eppure erano appena… quanti anni fa? La critica musicale italiana è talmente scesa nella scala dell'ignoranza da non saper più trovare loro una giusta collocazione.
Allora sosteniamoli adesso (in questo momento su IStore sono al 3° posto, il disco è uscito venerdì), facciamo vedere ad una major discografica che sarebbe ora di smettere di dare alla gente quello che loro pensano, senza averne le capacità, essere di successo, e riprendiamoci il diritto alla qualità. Li abbiamo fatti vincere contro qualsiasi aspettativa, quando tutta la stampa e gli addetti dicevano si, bravi, ma sai, il mercato… (e c'è niente, mi viene da dire, riflettendo su certi modi italici pensanti, di più devastante dell'autocensura?) e ora sosteniamoli. Perché non deve più esistere musica alla radio solo per chi si accontenta di quattro accordi, ma anche per chi ne ha bisogno di dieci e ben arrangiati, e non per questo deve trovarsi a ripescare un ellepi del ‘69 o un cd degli Smiths.
Questa la playlist, che per chi ha seguito X FACTOR è ben nota:
1.PINBALL WIZARD
2.SE BRUCIASSE LA CITTA’
3.WALK ON THE WILD SIDE
4.BOHEMIAN RHAPSODY
5.UN’EMOZIONE DA POCO
6.THE LOGICAL SONG
7.PER ELISA
8.UNDER PRESSURE
9.IS THERE SOMETHING I SHOULD KNOW
10.CHI (WHO)
Who, Ranieri, Reed, Queen, Oxa, Supertramp, Battiato/Alice, Bowie/Queen, Duran Duran, e l’inedito di Morgan (per il quale la Sony, malamente, non ha fatto promozione).
Loro hanno quello che mi è sempre mancato nella musica italiana: non solo la preparazione, ed è fondamentale, ma un mondo dietro quella preparazione che voglio scoprire. Un loro mondo particolare che mi danno. Non c'è tecnica o prestanza fisica che sia abbastanza per me, senza questo.
Finalmente cantanti pop italiani con della finezza intellettuale. Per non dire dell'umiltà e dell'impegno. La bellezza della differenza. Un dono, e come ogni dono bello, da conservare e favorire con attenzione.
MA TANTO CHE IMPORTA?

Francamente è tutto da ridere. No, neanche da piangere, solo da ridere.
Che in un tema di esame di stato si prenda una poesia e come da prassi se ne richieda l'approfondimento, e che in vacua ignoranza di quello che si sta trattando, si proceda a tentoni facendo un macello e portando un’intera nazione di alunni di quinte superiori a doversi barcamenare sull'errore per svolgere il compito….
E poi, come se non bastasse, si pretenda anche di andare in tv a dire che no, non è stato niente, che in fondo scambiare il sesso del destinatario della poesia dal maschio che in realtà è, in femmina - e su questo abbaglio pontificare del valore salvifico della donna nella poesia di Montale - non cambia il senso del compito dato….
Francamente, questa gente vada a casa. No, seriamente, si vergogni davvero e se ne vada. Vada a fare il panettiere o il giardiniere, o quello che desidera di più, ma prima passi in libreria, si compri gli Ossi di Seppia di Montale, anzi se li legga tutti qui bene senza spendere nulla e la faccia finita. Non se ne può più di ignoranti matricolati che fanno i docenti perché....già, perché?
Ma sarebbe come credere che Ermione nella Pioggia del Pineto sia un uomo o che Fair Youth nei sonetti di Shakespeare sia riferito ad una donna…
In effetti aprirebbe orizzonti inaspettati.
E se in realtà D'annunzio avesse nascosto sotto le morbide forme di Ermione una sua folgorante passione per un.....dunque, rifugiato centroamericano - Panama si è appena formata - trasportato in Italia da uno dei primi voli dei fratelli Wright, che D’annunzio in piena crisi esistenziale – i soldi e il successo reiterati fanno questo ai piccoli borghesi con poco nerbo – incontra in una chiara mattina estiva seminudo nei boschi della Versilia, con delle bottiglie di strano liquido scuro e dolciastro con scritto Pepsi sopra e un libro dei sonetti di Shakespeare in spagnolo?
E se, reso folle dalla sua bellezza esotica, lo curasse e lo nascondesse per giorni nella sua dimora sul litorale, mentre intanto fuori l'Italia splende nei bagliori del secolo appena iniziato e si tinge di luci e molte ombre all'orizzonte, con l'era Giolittiana che comincia male, con il rifiuto della statalizzazione delle ferrovie, per poi finire peggio nel 1918, con la disgrazia della prima guerra mondiale?
E se intanto Mussolini, espulso dalla Svizzera come agitatore socialista, si ritrovasse in quel di Livorno anche lui fuggitivo, e capitasse in quella stessa villa solitaria alla ricerca di cibo, affamato e stanco, e il bel giovane dalla lingua dolce lo facesse entrare? Il seguito è un’altra passione proibita che si scatena di violenza e coercizione accompagnata da musiche pucciniane e ouvertures wagneriane, cosicché i nostri due primitivi amanti sarebbero costretti a vagare perdendosi nelle campagne, sotto il sole cocente e la pioggia tepida, fino quasi a trasformarsi incoscientemente in verzura, perfette creature vegetali, simbiosi sublime con la natura circostante, per non farsi trovare. A Mussolini disperato non resterebbe che andarsene dopo l'ennesima violenza, sopraffatto dai sensi di colpa per il suo coinvolgimento in un triangolo dove la parola virile acquista ben altri e più profondi significati. Infatti venuto a conoscenza delle condizioni dei braccianti locali, riverserebbe il suo fervore nelle campagne toscane dell’entroterra nella lotta per l’abolizione delle proprietà terriere di latifondo e i diritti dei contadini - paga settimanale pari a lire 1,5 giornaliera per gli uomini e 0,50 per le donne. E intanto ipotizzerebbe la nascita di un giornale popolare chiamato Lotta di Classe che vedrebbe la luce negli anni a venire con l'intento di dare a tutti la possibilità di istruirsi e sapere.
Dopo alterne vicende e incontri con personaggi più o meno disparati e disperanti, una scrittrice di racconti erotici per giovinette, un rabbino ladro e violentatore, alcune impiegate in rivolta del telegrafo provinciale e una nobildonna decaduta e vigliacca ma ancora piacente, in una notte di luna piena il destino farebbe rincontrare i tre in una riunione segreta di ferventi nazionalisti e si compirebbe in modo tremendo, con una lama che trafigge il petto di José Hermion per mano di un'anarchico in cerca di vendetta per alcune false promesse fattegli dal futuro duce.
D’annunzio troverebbe la forza di reagire pensando a grandi gesta e dedicherebbe al suo amore morto una poesia rarefatta come la Pioggia del Pineto, trasformando lui in una lei per non épater il suo grande circolo di bourgeois. "Tempi acerbi," riporta infatti una nota per tanto tempo rimasta incerta nella sua attribuzione temporale e ritrovata nel manoscritto del Notturno, "tempi pericolosi mostrare quello che non si è. Tanto quanto mostrare quello che si è".
Mussolini si rifugerà di nuovo in Svizzera. L’Italia intanto si prepara per il primo grande sciopero generale della sua storia.
Questo fatto spiegherebbe in parte anche i futuri rapporti, sempre marcatamente guardinghi, tra Mussolini e il vate, un odio amore che non verrà mai risolto.
Tutto vero, tutto falso.
Ma tanto che importa, non è uguale?
Potrebbe essere la trama di un nuovo romanzo del Wu Ming e del New Italian Epic.
Si, ma qui si parla di letteratura italiana, non di fan fiction, ed è un'altra cosa. Per nostra fortuna, fino a che ce lo ricorderemo. E merita rispetto.
Iniziative di Degradarte in programma
- 29 maggio ore 17.30-19.00
Degradarte. Immaterial Paradox.
"Quando, come e perché da una normativa sul diritto d'autore nasce una provocazione artistica e culturale"
(workshop di approfondimento teorico)
Intervengono:
Guido Vetere (ricercatore e bloger di Nova 100), Carlo Formenti (giornalista e docente di storia e tecnica dei nuovi media Università di Lecce), Gennaro Francione (giudice anti-copyright), Luigi Pagliarini (artista e docente presso l'Accademia delle Belle Arti di Bari), Guido Scorza (avvocato), Massimo Canevacci (docente di Antropologia Culturale, Università la Sapienza di Roma), Luisa Capelli (direttrice editoriale di Meltemi), Marco Scialdone (avvocato e membro del CO.PI.DA.)
Artisti in sala:
Francé Carol, Aude Francois, Luka Turco
http://lpm.flyer.it/2008/programme/dett_577.htm
- 29 maggio sera (orario da definire)
VideoDegradarte Live
vj set e performance live degradate con gli artisti dell'LPM
http://www.flxer.net/abusers/?id_perf=578&u=16227
- Degradarte EXPO' 2008
spazio espositivo permanente con la selezione delle opere pervenute al laboratorio Degradarte e installazione a cura di xDxD.
Lo spazio ospiterà le opere di:
Giuseppe Bagattoni (Italy), (b)ananartista (Italy), Alberto Cammozzo (Italy), Francé Carol (Italy), Paolo Chirco (Italy), Djmelonarpo (Italy), Djnerated (Italy), Dolores - g2g (Brasil), Giuseppe Fasulo (Italy), Aude Francois (France), Massimo Silvano Galli (Italy), Nicola A. Grossi (Italy), Davide Guerrini (Italy), Laina Hadenque (France), il Sangue (Italy), KH Jeron (Germany), Jean-Francois Leboeuf (Canada), Flavia Marzano (Italy), Chiara Micheli (Italy), Luigi Pagliarini (Italy), Mario Picarelli (Italy), Chris Robinson (USA), Pier Luigi Rocca (Italy), Yoshi Sodeoka (Japan), Stefano Spina (Italy), Paolo Subioli (Italy), Luka Turco (Italy), Fabio Turel (Italiy), Paola Verde (Italy), Guido Vetere (Italy), xDxD (www)
Tutte le opere sono esposte sul sito
* Per il programma generale e tutte le informazioni sull'LPM, consultare il sito ufficiale dell'iniziativa
Continuando il discorso sul diritto d'autore, nuove tecnologie e gli usi sociali dei media digitali, in questi giorni ho letto il documento proposto sul tema delle libere utilizzazioni. Cercare di insistere nel sottolineare come l'accesso alla cultura sia centrale, vale ripetere, centrale al discorso della cultura stessa, e che quindi in una legge sul diritto d'autore non puo' essere ignorato né tantomeno sottovalutato.
Ma se le speranze sono una forza necessaria, il presente invece appare discretamente inerte. Infatti la proposta ufficiale di legge ha scatenato non pochi dubbi e certo molte idee random, una delle quali è stata:
DEGRADARTE
(http://www.degradarte.org)
Era un po' che non si annusava una nuova avanguardia artistica in questi tempi di arte-serva. La rete, la rete....
Sul sito il manifesto e le opere.
Chiara Micheli
- DEGRADARTE NO. 1
- VENERI-

Donne ideali che si guardano dalle soglie di migliaia di anni.
Veneri preistoriche e veneri poststoiche.
Una foto ultra-copyrightata con l'idea del peso e non peso, come l'idea del degrado che si lega alla sottrazione/sostituzione. E' quella comune.
Ma se il degrado avviene per aggiunta del contrapposto porta ad un accumulo del senso:
il degrado dell'oggetto è il rafforzamento dell'oggetto.
L'opera è degradata materialmente ma non di significato.
E' anche la nuova frontiera di un'arte futura a partecipazione collettiva?
Non voglio più essere civile
Uno strano stato d’animo mi ha preso in questi giorni. Dapprima non mi sono resa conto di cos’era, poi ho capito. Si chiama vergogna. Ho cominciato a provare vergogna per una storia che si è trascinata per giorni e giorni nei media italiani ed ieri sera ha avuto il suo epilogo esemplare.
Vergogna perché anch’io non molto tempo fa avevo dieci anni e so cosa vuol dire avere dieci anni e essere una bambina, genere femminile.
Vuol dire avere poca protezione, anche se hai i genitori e ti vogliono bene, in un mondo che comincia a giudicarti merce appetibile. E la bambina di questi giorni neanche li ha, i genitori, chiusa dentro un orfanotrofio in quella tragedia di nazione che è la Russia del dopo comunismo. Con Chernobyl come bonus aggiuntivo.
Ho ascoltato per giorni gli appelli disperati di due persone qualunque che hanno avuto con loro una ragazzina in vacanze italiane, dove ha mangiato, è stata amata e ha trovato una famiglia. E con questi nuovi quasi genitori si è aperta: “Là mi danno noia, mi fanno violenza, non voglio tornare, se torno mi ammazzo”.
Ho ascoltato allora le parole dell’ambasciatore bielorussso indignato perché i quasi genitori avevano mancato l’appello al ritorno e l’avevano invece nascosta, chiedendo una soluzione accettabile per lei: “La legge è la legge e va rispettata. Anzi, se non ce la ridate interrompiamo qualunque rapporto di collaborazione. D’ora in poi a nessun altro nostro bambino sarà permesso di venire in vacanza in Italia. Ecco che cosa vi siete guadagnati!”
Ho ascoltato anche le parole degli altri genitori di vacanze temporanee: “Quei due ci stanno facendo un torto, così impediscono a noi di avere i bambini. Tornino alla legalità.”
Non ho ascoltato invece molte parole italiane di chi avrebbe dovuto occuparsene seriamente, nessuno è venuto con la sua faccia davanti, ma piuttosto una specie di ping pong tra tg e media vari, con fare tremulo ma superficiale che giudicavano il caso con la sicurezza del loro ruolo.
E vero, la legge è prima di tutto. E la legge che permette di chiamarci persone civili. Di avere diritti e doveri e d essere parte di una comunità. Della civiltà. Pagata con secoli di sbagli e sfortune, altamente tesorizzata.
La legge va rispettata. Così, con un blitz a sorpresa notturno, si prende la bambina e la si rispedisce, con aereo apposito, in patria. Di nascosto, che tutti sappiano a cose fatte. Oggi la legalità è stata ripristinata. Tutto va bene.
E’ vero, la legge è prima di tutto.
E’ la legge che permette di ammazzare le persone su una sedia elettrica o impiccati ai soffitti o con le teste mozzate, come pena per aver ucciso a loro volta. E’ giusto.
E’ la legge che ti dice in guerra di uccidere anche se tu non vuoi.
E la legge che continua a discriminare i sessi e i diritti in tanti paesi - e l’Italia lo sa bene, anche se fa finta di no - e nessuno fa una piega.
E la legge ha sempre ragione. Ci si accomoda sui suoi enunciati e si dormono sonni tranquilli.
Io penso invece a quelli che non dormirà quella bambina stanotte e le prossime notti a venire. Quando tutto quello che sembra essere stato fatto è stato fatto sul suo corpo e la sua testa, lei diventata essere trasparente e mezzo del gioco al potere di altri, ma non persona.
La legge come fine ultimo della creazione? La legge come regola intoccabile? Rifiutiamo un Dio celeste per poi rifarcelo terreno?
Conta più il rispetto di un essere umano e del suo diritto fondamentale alla vita, considerato che ha solo dieci anni, o il rispetto dei buoni rapporti tra due paesi? Avrebbe scatenato una guerra? Cosa fanno, non ci danno più il gas? Tagliano gli oleodotti?
Si sente tutti i giorni, sulla bocca di chiunque in pubblico, tv e giornali, politici e intellettuali qualificati, grandi menti del nostro presente, esponenti culturali di rilievo, che quello che fanno è combattere per i valori della civiltà, che sono per la libertà e i diritti per tutti, contro i soprusi e i complotti. Dove sono in questa storia queste persone? Non si sono accorte di che occasione hanno perso, abbiamo perso tutti, per reclamare il vero diritto della civiltà, che è il riconoscimento primo del diritto a vivere non nella paura, non nella violenza?
Abbiamo solo parole. Parole di vuoto. L'uso peggiore che della parola si può fare. La sua degradazione a nulla.
Mi vergogno di essere cittadina di un paese che si dice civile e poi non rispetta ciò che civile vuol dire, il senso più alto che prende il rispetto, la difesa di chi non si può difendere: dimentico per un attimo sacrosanto i miei interessi per fare quelli di un altro.
Civile. Civis. Cittadino. Comunità.
Se questa è la civiltà, io non voglio più essere civile.
E invece no. Io sono una persona civile. Ma non di questa civiltà. Questa è la loro, non la mia.
Amelio diceva che in Italia non esistono più persone come il protagonista del suo film. Bene allora: guardi quei due quasi genitori combattere da soli.
oggi
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