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Oggi è bene ricordare che questo paese che amo profondamente è fatto di luce e ombra. Esattamente quaranta anni fa, il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano, alle 16:37, una bomba esplodeva nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto.
Per la sua gravità e rilevanza politica tale strage ha assunto un rilievo storico unico venendo convenzionalmente indicata quale primo atto della Strategia della Tensione. E' l'inizio della tragedia che saranno gli anni settanta tra terrorismi, estremismi e disperazione, a culminare con il rapimento e la morte di Aldo Moro e gli strascichi non ancora finiti. Chissà se finiranno mai, se alla fine le colpe saranno dette, i colpevoli allo scoperto e le ferite rimesse. Il tg della notte, di quella notte del 12 dicembre 1969, come una telecronaca da un altro pianeta, un altro mondo, un'altra vita, fà toccare con mano i tempi dei nostri padri.
qui su wiki i fatti.
Il caso Marrazzo a Annozero giovedì 29/10/2009
Premetto prima di tutto una cosa a scanso di equivoci: il signor Marrazzo non lo conosco se non dalla televisione e in quelle vesti non l’ho mai sopportato, la sua arroganza nella trasmissione che faceva qualche anno fa mi dava notevolmente fastidio. Poi la sua successiva carriera politica e umana è lontanissima da quello che io faccio e penso quindi il mio interesse nei suoi confronti è pari allo zero assoluto. Proprio per questo non ci sono sospetti per quello che dirò.
La gogna mediatica alla quale ieri sera è stato sottoposto, in prima serata, senza ritegno, senza pudore, senza pensare a lui come persona ma come oggetto da esporre sul banco, sputtanando posizioni sessuali e preferenze di letto, tic e comportamenti, fa della trasmissione di Annozero di ieri uno dei punti più bassi che mai mi sia capitato di vedere. Che Annozero sia trash non è la prima volta che lo dico ma il trash è quello che ci dicono fa vendere: ora finché si tratta di seni e sederi del grande fratello può anche divertire qualcuno, ci si delizia coi finti amori e si gioca con le finte tragedie per scordarsi le vere.
Ma quando si porta all’attenzione di milioni una persona in risaputa difficoltà e la sia apre nelle viscere per fare audience è un altro paio di maniche. Non me ne importa un cazzo dell’accodamento ottuso del trend generale ai carrozzoni mediatici in cui tutti sguazzano allegramente, qui in internet a milioni e fuori altrettanti. Il gossip, orrenda parola, diventato il verbo sacro al posto di Dio: chiacchiere e menzogne e teoremi su attori e casi umani, il tutto mixato in una poltiglia informe, con la politica e le istituzioni svilite fino all’inverosimile.
Non lo tollero per un presidente del consiglio che è una carica istituzionale che merita rispetto, ci piaccia o no è un nostro problema, e sta a destra, non lo tollero per Marrazzo che è (era) il presidente della regione Lazio e sta a sinistra, non lo tollero per nessuna direzione o posizione. C’è una sola parola che mi viene da dire, vergogna. Vergogna quando si usano le persone per altri scopi che il loro rispetto.
Se il signor Marrazzo ha sbagliato nella sua funzione pubblica pagherà, ci sono i giudici e la legge per questo, il resto riguarda lui e guai a chi pensa di potersi permettere di giudicare un altro uomo per fare cosa? Una trasmissione da dare in pasto a chi? A guardoni? A gente contenta che uno potente sia caduto? Ma siamo davvero così miserabili? Lo useranno per giochi politici di schieramenti da rifare? Informazione giornalistica come rimestio di panni sporchi? Poi sporchi di che? Perché uno ama i trans? In Italia ce ne sono a migliaia, quindi Marrazzo come cliente è in buona compagnia: guardiamo dentro le nostre case prima della sua. La questione riguarda la singola persona, la sua famiglia ed eventualmente la legge, nessun altro.
Ripeto se non è ancora chiaro: vergogna anche solo poterlo pensare di fare di questo un programma in tv, in faccia ai dirigenti e autori Rai che oggi sbandiereranno i loro milioni di auditel. Preferirei morire di fame.
Ieri parlavo di buona televisione che ricorderemo fra trent’anni. Questa non sarà di quelle. O peggio, lo sarà come esempio alle generazioni del futuro del degrado in cui siamo, della nostra profonda incultura. E del mio schifo.
Agosto è quasi a metà, in mezzo ci sono io in vacanza nelle colline toscane. Vacanza innecessaria perché la abito, una collina toscana, ventosa e col sole a picco che oggi spacca le pietre e i pavimenti di pietra, con l'erba di campo che malamente ci spunta sotto e ora è secca, sfilacciata.
Mentre i pochi piccioni coraggiosi appollaiati sulle tettoie e le grondaie calcolano le distanze tra cielo e piazza, tra noi che restiamo qui e gli altri appollaiati su pattini e salvagenti, la metà d'italiani che adesso è in vacanza, loro sì per davvero.
Per l'altra metà come me che rimane c'è da lamentarsi per il caldo, sperare che pioviggini, spiaccicare le zanzare tigre che hanno messo casa anche dentro le foglie dei fichi settembrini e guardare le nuvole grosse aspettando stasera l'ultima caduta dalle Pleiadi: esprimeremo desideri a grappoli, tanto non costano niente e ci divertono molto sotto la volta immensa nero e cobalto.
Io intanto traduco Tennyson, un eminentissimo signore vittoriano che centocinquant’anni fa piangeva la morte di un amico caro, morto proprio qui in Italia, creando una delle elegie più belle di tutta la letteratura, quell’ IN MEMORIAM che spulciando tra gli scaffali di librerie onshelf e online qualche tempo fa non riuscivo a trovare. Per forza, l'ultima traduzione italiana risale al 1975!
Ora, io non dico che leggere Tennyson sia l'alternativa ad una serata in pizzeria, ma anche la pizza ha bisogno di Tennyson. E noi più della pizza. Potremmo spolverarlo sopra alla capricciosa, acquisterà senz'altro più sapore, di certo apprezzeremmo di più chi con fatica crea una pasta soffice e morbida, che non resta sullo stomaco appena cotta, o il sugo profumato dei pomodori di una bella margherita, con il basilico messo ad arte. Si, perché Tennyson serve per mangiare bene la pizza, come tutte le cose belle create da gente ispirata servono a fare più bella la vita, anche se sono tristi, l'allegria non è un requisito della bellezza, anzi spesso proprio non lo è.
Quindi io in un pomeriggio bellissimo di agosto tra cicale canterine e farfalle danzanti traduco Tennyson e piango dove lui piange e trattengo il fiato quasi a cercare con lui di trattenere il dolore. Lui dice distrutto rivolgendosi a Dio, siamo nel 1849:
Non abbiamo che la fede, noi non sappiamo
La conoscenza è solo per quello che vediamo
Eppure confidiamo che da Te provenga
Un raggio nelle tenebre che lasciamo che cresca.
Che la conoscenza cresca a dismisura
Ma ancora più la reverenza in Te
Che la mente e l'anima in accordo stretto
Creino come sempre un'unica nota
Ma più vasta. Noi stupidi e leggeri
Ti deridiamo quando non abbiamo paura
Ma aiuta questi stupidi a sopportare
Aiuta i Tuoi stolti a portare la Tua luce
Perdona quello che è il mio peccato
E il mio valore che ho avuto all'origine
Perché il merito passa da uomo a uomo
E non da uomo a Te, Dio mio.
Perdona il mio dolore per colui che è andato
La Tua creatura che trovavo così bella
So che vive in Te e per questo
La trovo ancora più degna del mio amore.
Traducevo questo mentre in tv qualcuno chiacchierava di ore di religione cattolica nella scuola italiana come limite alla libertà personale di libero culto.
E pensavo: devo essere cattolico o cristiano per apprezzare Tennyson? Se non credo in Dio posso credere a quello che dice? E se sono di fede valdese, o musulmana, mi scandalizzo?
E come Tennyson mi sono piegata, avrei voluto piangere, perché se non si capisce la differenza tra cultura e scelta personale come pare chi ha deciso per il ricorso al Tar, e Tar compreso, allora anch'io avrei fatto meglio a fumarmi una sigaretta invece di starmi a sentire due ore pallose di Manzoni e oggi sarei rispettata nella mia libertà personale e molto più ignorante.
Non è un caso che si navighi in acque cafone parecchio, quando si scambia la cultura di un paese con il mio credo personale, con il risultato finale di guardarsi tronfi e satolli allo specchio: lo specchio si scoccerà alla svelta di rifletterti.
Ma di più sorprende che sia proprio chi ha in mano il potere di decidere per tutti possa sotto l'illusione del progresso scambiare una finta libertà per quella vera, che non è la rinuncia a qualcosa, ma il suo esatto contrario, la conoscenza completa e profonda che porterà poi alla tua, di scelta, allora sì liberamente fatta.
Dirò di più, tiriamo per favore fuori un po’ di coraggio delle nostre azioni e che la religione cattolica torni obbligatoria nelle scuole come vera materia, è da lì che noi veniamo, volenti o no, recalcitranti o no, quello è il nostro passato, uno dei pochi che riunisce questo paese oggi ideologicamente sbrindellato, e da lì che veniamo e da lì che possiamo ripartire, anche se poi ci diciamo atei, va bene, non è questo il punto. Le grandi opere del pensiero nascono solo da una grande tensione morale, altrimenti sono sciacquatura di niente.
Tennyson scriveva la sua elegia in un momento cruciale, stavano arrivando le prime avvisaglie delle nuove teorie sull'evoluzione, quelle teorie che avrebbero sconvolto non solo la scienza, ma la coscienza di tutto il mondo e delle quali ancora discutiamo: sono vere? sono attuali? servono? A distanza di centocinquant’anni ancora ne stiamo a parlare, consideriamo cosa voleva dire per uno scrittore sensibile e colto trovarcisi in mezzo, sentire che, in quella nuova visione del progresso, tu fossi una scimmia o un uomo non contava, e che tutto nasceva e finiva, senza senso, casuale. Come giustificare il dolore atroce che provava? Come consolarsi? Lui scrive:
Casa buia, davanti cui una volta ancora mi trovo
Qui in questa lunga via sgradevole
Porte, dove il mio cuore soleva battere
Rapido, in attesa di una mano
Una mano che non potrò più afferrare?
Guardami, che non posso dormire
E come una cosa colpevole striscio
Nelle prime ore del mattino a questa porta
Lui non è qui, ora è lontano
Il rumore della vita ricomincia di nuovo
E spettrale attraverso la pioggerella battente
Nella strada vuota irrompe il giorno vuoto.
La questione è che ci riempiremmo forse di aggeggi tecnologici e vacanze intelligenti, ma poi ci facciamo sempre più mancare quel pane quotidiano che è la base di ogni pasto, e ne sentiamo la mancanza, anche se non sappiamo bene come. E' questo, è il sapere per fede che oltre la materia c'è lo spirito, oltre il visibile l'invisibile, oltre l'adesso l'infinito. E una cultura se rinuncia a questo rinuncia alla sua essenza, alla sua storia, non è cultura, è una parvenza di cultura, una metà alla ricerca dell'altra, una illusione che non serve a nessuno, forse solo a qualche venditore di cianfrusaglie.
Wittgenstein alla fine del suo trattato parlava di scale da buttare dopo averle salite. Ecco, la cultura sta tutta lì, nell’orgoglio e l'umiltà di accettarla per come è. Una cultura non è mai pluralista, è e basta, sei tu che le fai plurali nella scelta, e chiunque sostenga il contrario in nome di una qualche libertà è invece portatore della schiavitù dell'ignoranza, non lasciamoci mai incantare.
Che sta facendo la ragazza? Saluta Ahmadinejad come sostenitrice o tenta di bloccare la macchina come oppositrice?

Stavo scrivendo ancora di giovani iraniani quando mi è arrivata la notizia. Michael Jackson è morto ad appena 51 anni per arresto cardiaco quando sembrava essersi rimesso e pronto per il prosssimo tour. Beniamino del pubblico mondiale nonostante gli ultimi anni offuscati da vicende di pedofilia e strane operazioni sbiancanti è un cantante che ha saputo smuovere folle come pochi altri. Indubbiamente uno dei più amati, se ne parlerà per giorni e giorni, network e social network, ripercorrendone la vita e i dischi. Era già un mito, adesso lo sarà ancora di più, pronto per antologie, tazze e magliette e pellegrinaggi come vacanze. E' un altro mito che la morte consacra per sempre.
Lo conoscono senz'altro anche i giovani iraniani che oggi saranno di nuovo impegnati a farsi manganellare e ammazzare per le strade di un paese che vogliono più civile.
L'altro ieri 24 giugno il leader dell'opposizione Mousavi aveva dato appuntamento su Twitter, canale Mousavi1388, per una nuova discesa in piazza Baharestan a manifestare ancora il proprio dissenso.
Twitter, grande aggregatore di corti messaggi via web ma soprattutto via sms, e da qui la grande utilità quando è la rete a essere presa di mira dalle censure, è diventato suo malgrado in questi giorni il punto focale, attraverso il canale #iranelection, di tutto ciò che rigurda l'Iran, a ragione e anche a sproposito. Indubbiamente essenziale per gli iraniani che hanno bisogno di tenersi in contatto tra di loro ma soprattutto uscire dalla condizione isolata e comunicare al resto del mondo, si è adesso popolato di gente per la maggior parte occidentale che inneggia contro il governo in carica iraniano rendendo molto difficile la decifrazione della reale provenienza dei messaggi, e soprattutto la loro veridicità e non il sentito dire o l'inventato.
I grandi di network di informazione occidentali, compresi quelli italiani, hanno impostato di corsa twitter come una delle fonti primarie di notizie, adesso è di moda, ma in questi momenti twitter è un caos di verità e menzogne, o meglio, più che menzogne rumore di fondo altissimo, tipico esempio di web partecipativo senza filtro e quindi necessario di estrema attenzione e ponderatezza nell'uso.
E' prova lampante di un vero mezzo democratico, fatto di milioni di voci tutte con il loro di diritto di esprimersi, ma dove nessuno di consequenza decide quella giusta a priori e la mette sopra le altre. La differenza la fa ognuno che legge e decide senza mediatori. Che sta facendo la ragazza?
Si capisce allora la confusione e il senso d'impotenza per chi cerchi notizie chiare e veloci. Beh, non ci sono se non a grandi linee. E si capisce meglio a cosa serve l'informazione costituita quando fa il proprio mestiere in questo panorama tecnologico del terzo millennio. Sono i mediatori che fanno la differenza. Dove il lavoro serio e responsabile e che deve essere fatto con una professionalità che non si può improvvisare non è il cercare le notizie, con l'avvento del web 2.0 ce ne sono a tonnellate in tempo reale, ma il verificarle. E' qui che spesso cade tutto, soprattutto in tv e internet. In questo la carta stampata sembrerebbe stare un po' meglio. Forse.
Ieri la maturità lo ha proprio preso a tema centrale, questo web 2.0, di una delle prove d'esame, Social network e internet, ed è stato il compito più scelto dai ragazzi.
E appunto riferendosi aI web partecipativo col giornalismo dal basso, fonte comoda - allora troppo - per chiunque faccia informazione dall'alto, i tg stessi italiani per l'occasione delle sommosse del 24 hanno usato video da Youtube come resoconti della giornata in piazza mentre erano riferiti ad altri momenti e luoghi.
Ma una testimonianza vera invece, lunga 10 minuti del 24, è apparsa a questo indirizzo solo stanotte:
Tehran Baharestan real footage 24 June Tazahorat:
http://www.youtube.com/watch?v=MD13WNKNGQk
Intanto Mousavi torna a farsi sentire:
The Living voice of the Movement was heard again"Allahu Akbar".
This Friday, We all are going to send GREEN BALLOONS to the sky
L'incontro per gli iraniani e anche il resto del mondo che sostiene il movimento verde è fissato alle 1 pm di oggi.
Oggi è il 3 tir 1388 in Iran e Mousavi ha chiamato di nuovo tutti in piazza Baharestan per le 16.
mousavi1388
Francamente non riesco a vedere razionalmente come questa storia finirà. Qui ci sono due parti che non cedono, ancora sangue è la triste previsione, ma quanto e fino a quando? E noi europei che facciamo? Faremo qualcosa? Obama ieri ha condannato il comportamento del governo dell'Iran con chiare parole per la prima volta, Ahmadinejad non verrà alla conferenza G8 a Trieste? Una vera sorpresa.
Se qualcuno si arrenderà chi si arrenderà? Ma soprattutto a quale prezzo?
Comunque noi di qua, gente spicciola del mondo, continueremo a testimoniare e non smetteremo di farlo.
Perchè i tempi che molti credono ancora esistere sono finiti, questo è certo. La gravità della cosa purtroppo d'ora in avanti si misura solo in base a quanto ci metterà quel governo a rendersene conto.
La mia vita a quattro ruote, le elezioni in Iran e una strana procedura in Arabia Saudita.
Ritorno dopo parecchio alla mia casa virtuale con una gamba in meno che funziona e un nuovo mezzo di locomozione che si chiama sedia a rotelle. E' la mia compagna da più di un mese e siamo buoni amici, ci scambiamo persino consigli.
Quando siamo disabilitati dalla vita a due gambe e con molto dolore c'è poco da fare oltre soffrire. Ora che il dolore è sceso di due millimetri riprendo le fila un po' sbrindellate delle mie giornate e ricomincio a guardarmi intorno. Perché giuro non so come faccia che vive una vita narciso concentrata solo su se stesso e i propri bisogni: io dopo un mese di tale ahinoi necessaria forzatura stavo per uscire di testa.
E ritorno guardando di nuovo all'Iran e ai giorni del dopo elezione.
Dolcissimo paese di tradizioni gloriose e giovani in gamba, l'Iran. Che lottano e sperano, che lottano e perdono, che lottano e sperano di nuovo. So che continueranno a farlo fino a che vinceranno. Non c'è paese che guardi con più interesse, forse perché vicino da diverso tempo per altre ragioni di interessi in comune. Noi qua non possiamo pubblicamente fare molto se non guardare e sperare, adesso l'azione è solo loro, noi li osserviamo.
Intanto PBS, la tv pubblica USA - ma dire pubblica…direi privata in verità, se non fosse che la scambieremmo per certe porcherie nostrane, poiché è quasi del tutto finanziata dalle persone comuni e dalle fondazioni (e per chi non ne è pratico sentire ringraziare ogni volta i loro contribuenti a ogni inizio programma credo faccia un bell'effetto) - ha trasmesso a fine maggio un docu del giornalista Robert Lacey su come l'Arabia Saudita riabilita, si proprio, riabilita, i terroristi senza usare la tortura. E' un'inchiesta bella, di quelle che ricordano le gloriose degli anni 60 e 70 della RAI e che oggi non si fanno più, qualcuno un giorno mi spiegherà perché. E non mi si dica che il pubblico non le vuole perché tiro pugni. Ma mi domando anche di più come i giornalisti di professione di casa nostra possano oggi essere contenti di svolgere un mestiere perlopiù svuotato di molto senso…
L'inchiesta mette in mente un bell'interrogativo: possono i terroristi essere riabilitati? Cioè smettere di odiare non solo l'occidente e gli USA ma soprattutto i loro governi, visto che il grosso del problema è proprio questo, attraverso procedure usate in altre dipendenze?
La puntata è in linea visibile per tutti, naturalmente in inglese.
E’ passata quasi una settimana dalla tragedia del terremoto in Abruzzo e voglio spendere due parole, giusto due perché tre non ce la faccio, per dire che sono fiera del mio paese. Sono fiera della mia gente italiana, del cuore che ha, della dignità e del coraggio, della generosità e dell'abnegazione di centinaia e centinaia di persone che da giorni si stanno prestando in tutti i modi possibili e immaginabili, e di cui si parla sempre troppo poco in altri momenti e troppo spesso incurantemente si offendono.
Grazie a chi sta facendo tanto e tanto farà con l’aiuto a chi è nel bisogno più nero, e lo farà senza peso ma naturalmente. In questo riconosco la nostra essenza. Lo dico a me stessa, cerchiamo di essere tutti generosi, diamo quello che possiamo, soldi, braccia, affetto, va tutto bene, tutto serve allo scopo, anche se è poco.
E a chi in questo momento è nel dolore profondo auguro di trovare la forza, tanta forza per ricominciare anche senza voglia - perché come si fa quando tutto intorno a te è crollato e perduto? - con le parole di una donna che con poche cose in mano, impolverate dai calcinacci, ha risposto intervistata: “Che devo fare? Che vuole fare, devo ricominciare!”

Ma la tristezza è anche per un’altra persona, che per un poco, non molto altrimenti vomitavo, ho seguito in una trasmissione chiamata Annozero. Il giornalista e ora onorevole Santoro, tra di noi confidenzialmente detto Pandoro, che disperatamente con i suoi accoliti ha cercato di vendere secondo regola di faziosità e calcolo, nonché professionalmente, e qui è il peggio, di cattivo lavoro d'informazione, una menzogna per verità, costruire due ore e più di un finto caso d’inchiesta giornalistica sul malfunzionamento della protezione civile quando è sotto gli occhi di tutti il contrario. E si è per l'ennesima volta tagliato un pezzo di gambe. Non per chi conta, no, ma davanti alle persone che lo stavano guardando. Il potere è una brutta bestia, per questo lo aborro dovunque lo vedo usato come fine, essere onnipotenti senza responsabilità è non capire niente di ciò che accade veramente intorno, l'odio politico poi è ancora peggio, il nemico è per sua natura infinito e accecante: se le due cose sono sommate diventano micidiali.

Fatto è, non gli vedo molti arti sani rimasti e non saranno ipotetiche censure o i responsabili Rai a farlo fuori. Sarà lui stesso a farlo, con leggerezza invidiabile, con le sue stesse mani. Si dice che il sonno della ragione genera mostri. Giovedì sera abbiamo avuto un bel Freakshow-fiction, non esisteva il termine e me lo invento, in diretta, esponenti della miglior tradizione del baracconaggio a sbracciarsi e gridare e belare secondo copione, un bello spettacolo speculare al Grande Fratello. Peccato però che questi non facevano neanche ridere, alla fine solo una gran pena.
Complimenti, si tengano pure i soldi del mio biglietto.

Mancano poche ore e avremo il primo presidente nero della storia americana. Mi commuove solo pensare a quarant’anni fa, a Martin Luther King, a quel sogno d’uguaglianza che lui voleva, a quella gente che l'ascoltava credendoci e sperandoci, guardando la spianata della Casa Bianca, volevano tenere duro per andare avanti. Quelli che allora erano lì ragazzi, oggi sono adulti e anziani che lo vedono.
Questo post lo voglio dedicare a chi non c'è più, a King e a chi è morto senza quella speranza di uguaglianza realizzata. Ognuno dà la sua parte, niente viene perso mai.
Jan Palach era un ragazzo che ad appena 21 anni si cosparse di benzina e si dette fuoco durante la primavera di Praga, era il gennaio 1969, in piazza san Venceslao, come resistenza a futura memoria ai carri armati dell'Unione Sovietica che volevano, e ci riuscirono, far fuori le aspirazioni alla libertà e uguaglianza di un popolo: ogni essere umano, non importa il colore della pelle o la lingua che parla, lo sente come necessario, profondo e irrinunciabile. E' il germoglio che scuote le terre dell'oriente, l'Africa, il Sudamerica.
Ma scuote anche noi.
Oggi sono fermi i cannoni a Gaza, quei missili della morte che alberga nell’intolleranza e nell'incomprensione, sopraffazione e chiusura. Quando non si pensa all’interesse pubblico ma al proprio privato.
Pubblico è una parola difficile. Difficile come il dovere ancora più forte che ci investe quando si occupano posti pubblici, la responsabilità nei confronti delle persone che sei li a rappresentare: tu il più umile dei servitori. Tv, politica o cultura, il potere che ne viene è direttamente proporzionale all'attenzione scrupolosa al servizio che si rende. Tu, come sarà per Obama, diventi la voce di chi te l'ha donata, non sei il furbo che è arrivato più in alto per fare che cazzo ti pare.
Si sa, si va contro il popolo come ultima arma.
Quelli che non se ne vogliono andare e quelli che se ne vanno.
Mentre giorni fa stavo parlando con alcuni amici di quelli che non se ne vogliono andare, nonostante la dignità e il rispetto della funzione che rivestono suggerirebbero tutto il contrario, vedi sindaco Iervolino a Napoli, c'è anche chi se ne va.
La signora Annunziata è giornalista seria, di parte certamente ma anche di cervello, e ieri sera si è alzata dal suo posto e ha abbandonato Annozero, programma di finto giornalismo d'inchiesta dove l'onestà intellettuale e il rispetto della verità sono quasi sempre parole di una lingua straniera.
E lei giustamente, da persona intellettualmente onesta, ha gentilmente salutato. C'erano due opinioni divergenti a confronto? No, c'era il tentativo di capire e far capire da una parte, con tutta la difficoltà che comporta, e il bisogno di trovare il solito colpevole per cercare l'approvazione degli spettatori abituali dall'altra.
Che certe volte bisogna andarsene è sacrosanto: complimenti per la bella lezione di civiltà.
Ecco il pezzo per chi non l'ha visto:
Il nostro presidente ha in questi ultimi due giorni largamente elogiato e difeso quelli che lavorano nel campo della cultura.
Gliene siamo grati perché tra i milioni di consigli giornalieri su come uscire da questa crisi, ci si dimentica troppo del fondamento di questa crisi, quella morale che ultimamente si rammenta proprio per la sua smaccata assenza pubblica. Esiste nelle singole persone, esiste ben radicata, ma sbiadisce nel sentire e fare sociale quasi fosse una vergogna, quella specie di tanto lo fanno tutti, a che serve lottare che diventa regola alla fine per essere di moda.
Il presidente ha ricordato che non esiste solo lo stomaco e le tasche da riempire come fine ultimo della creazione, esiste qualcosa che non si vede, non si tocca, sembra niente eppure fa grande un popolo o ne decreta la sua fine, anche se ricchissimo di conti in banca.
Morale è una parola enorme, fa venire in mente tutte le repressioni assolute a godere del bello della vita. Credo sia una delle stupidaggini più grosse che ci possiamo raccontare, però di parole non c'è ne sono altre e allora forse dovremmo ricominciare a considerarla sotto un altro aspetto. Napolitano ha parlato di mondo nuovo. Lo sentiamo si, il mondo nuovo, che sta arrivando e cancellando velocemente il nostro passato, anche recentissimo. Ma senza averne paura, è il passato dei fatti del momento e delle cose. C'è un passato che non si cancella ed è quello che ha reso l'uomo un uomo, la sua passione, la sua visione oltre la limitatezza, spinta ogni volta come sfida ad andare avanti. Colui che fa i fatti e le cose.
Seriamente potremmo dirlo che troviamo piacere a vivere senza vedere oltre l'immediato, a non comprendere le visioni degli altri dentro le proprie? Io mi sento sola quando sono sola nei miei desideri... e se poi il mio desiderio comporta lo sfruttamento, l'offesa, l'indifferenza verso gli altri io non posso riuscire, tutto diventa cenere nelle mani e le vittorie di furbizia mi si sbriciolano tra le dita... c'è davvero qualcosa oltre il fine materiale immediato e ce ne accorgiamo quando inciampiamo, anche di poco, ce ne accorgiamo per rimpiangerlo, come un amante andato lontano che non vuole ritornare…ai piccoli non si insegna più e porteremo il vuoto per sempre, lo so.
Bisogna dirlo forte: fare cultura, come fare politica, è allargare di molti chili, un dieci chili direi, per far entrare anche gli altri e i loro interessi nella nostra pancia, un monumento di obesità intellettuale. Che non fa morire, non provoca arteriosclerosi ma altri sintomi meno terrificanti. E allora che ci manca per farlo davvero? Io non lo so ma vorrei saperlo. Però gettare un occhio al paese che abitiamo e raccoglierlo come un seme che dovrà germogliare ed amarlo e proteggerlo come un bambino piccolo, forse lo è. Comprare un libro, perché ci diamo la possibilità di ascoltare, ascoltare chi parla invece di parlargli sopra con ciò che già presumiamo: anche questo lo è. Vedere chi si sforza di cambiare le cose e avendo mezzi materiali scarsi risparmiargli il disprezzo ma sfruttarlo come portatore di una strada differente, questo lo è…
Insomma, ognuno mette la sua strada, e tante strade insieme fanno una mappa, quella che ci manca per il nuovo millennio. Non ci sono mappe pronte per questi nuovi territori, sta a noi tracciarle, e Napolitano lo ha ricordato. Bene l’auto e il nuovo contratto Wind a Natale ma la cultura costa poco e dura di più, non cambia mai modello e quando la si condivide non diminuisce ma aumenta. Non sarà davvero questa il petrolio prossimo futuro, risorsa ed energia di cui parlava lui? La finanza e l’economia sembra governino il mondo ma non sono che accessori: come spenderemo i tanti soldi in un deserto d’amore e bellezza? A che serviranno? Nonostante tutto sono davvero un accessorio, banale banale e alla fine con ragione.
Si dia perciò attenzione – ha detto - a chi opera, crea e offre titoli di merito al paese in campi apparentemente lontani dall'immediato interesse generale, in realtà lontani soltanto da calcoli rozzi e di corto respiro di redditività materiale.
Signor presidente di una repubblica che è anche mia, grazie anche a lei di vedere oltre.
oggi
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