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Ma meglio ancora cadeva un modo di pensare e niente da allora è stato lo stesso. Il mondo nato dopo è quello nostro, nel bene e nel male. Ma più nel bene. 
Quel muro che crollava era la fine del ‘900 nel suo modo di pensare per contrapposizioni, fatto di guerre e lutti e tragedie fratricide a suon di cannoni. Nacque come "protezione antifascista" da parte della Germania dell'Est DDR all'occidente "invasore": è strano come le parole rivelino spesso più verità di quanta si vorrebbe. Adesso presi dai nostri problemi burocratici di Unione Europea ed euro guardare a quel passato sembra irreale: sono vent’anni oggi ma sembrano duemila. Purtroppo per noi non c'è un solo giorno di questi vent'anni che non sia stato caramente pagato da parecchia gente di allora.
E parecchi altri muri si pagano, chiedono un pedaggio altissimo, Israele forse il più terribile.
Stasera a Berlino ci saranno i festeggiamenti e i ricordi e io sarò altrove, a cantare un pezzo nato dalla mia esperienza con quella città e il suo muro.

Se ce la faccio, non posso assicurarlo per questioni logistiche, lo metterò qui nei prossimi giorni.
Intanto metto il testo, lo dedico a tutti i costruttori di muri presenti e futuri.
Sangue sotto l'asfalto
Berlino di questa stagione
spoglia le foglie e ammorba il cuore
taglia le reni di studenti e di bellezza
tu mi dici che città di arte immensa
che genere di festa scura è ora
tra gli alti e bassi dell'Europa
e le speranze di nuove generazioni
il luogo delle illusioni
e i non luoghi dei sopravvissuti
e io ti ascolto
mentre dal finestrino del mio taxi
vedo macchie sull'asfalto che s'inseguono
brillano al sole
rosse come parole
appena aperte
vedo un fantasma di cemento scolorato
mentre intorno c'è il freddo grigio e disperato
di un posto di blocco, un checkpoint distrutto
uno sbarramento alla mia coerenza
un gesto per piegare la testa
per quelli che tentarono, per quelli che si rassegnarono
per quelli che ci pensarono, per chi non ce la fece
per le famiglie separate, per gli amori divisi
per gli amori consumati dalla lontananza
per la nostra vergogna di un'altra menzogna raccontata
per noi che non smetteremo mai di costruire muri addosso a qualcuno
per la nostra stupidità di esseri umani impauriti dal buio
per il sangue che è rimasto sotto l'asfalto
per il sangue che è rimasto sotto l'asfalto rifatto
e brilla
perchè non siamo più quelli
e mi domando allora
perchè siamo ancora quelli
e mi domando allora
a che è servito tutto il dolore
© Chiara Micheli
Il caso Marrazzo a Annozero giovedì 29/10/2009
Premetto prima di tutto una cosa a scanso di equivoci: il signor Marrazzo non lo conosco se non dalla televisione e in quelle vesti non l’ho mai sopportato, la sua arroganza nella trasmissione che faceva qualche anno fa mi dava notevolmente fastidio. Poi la sua successiva carriera politica e umana è lontanissima da quello che io faccio e penso quindi il mio interesse nei suoi confronti è pari allo zero assoluto. Proprio per questo non ci sono sospetti per quello che dirò.
La gogna mediatica alla quale ieri sera è stato sottoposto, in prima serata, senza ritegno, senza pudore, senza pensare a lui come persona ma come oggetto da esporre sul banco, sputtanando posizioni sessuali e preferenze di letto, tic e comportamenti, fa della trasmissione di Annozero di ieri uno dei punti più bassi che mai mi sia capitato di vedere. Che Annozero sia trash non è la prima volta che lo dico ma il trash è quello che ci dicono fa vendere: ora finché si tratta di seni e sederi del grande fratello può anche divertire qualcuno, ci si delizia coi finti amori e si gioca con le finte tragedie per scordarsi le vere.
Ma quando si porta all’attenzione di milioni una persona in risaputa difficoltà e la sia apre nelle viscere per fare audience è un altro paio di maniche. Non me ne importa un cazzo dell’accodamento ottuso del trend generale ai carrozzoni mediatici in cui tutti sguazzano allegramente, qui in internet a milioni e fuori altrettanti. Il gossip, orrenda parola, diventato il verbo sacro al posto di Dio: chiacchiere e menzogne e teoremi su attori e casi umani, il tutto mixato in una poltiglia informe, con la politica e le istituzioni svilite fino all’inverosimile.
Non lo tollero per un presidente del consiglio che è una carica istituzionale che merita rispetto, ci piaccia o no è un nostro problema, e sta a destra, non lo tollero per Marrazzo che è (era) il presidente della regione Lazio e sta a sinistra, non lo tollero per nessuna direzione o posizione. C’è una sola parola che mi viene da dire, vergogna. Vergogna quando si usano le persone per altri scopi che il loro rispetto.
Se il signor Marrazzo ha sbagliato nella sua funzione pubblica pagherà, ci sono i giudici e la legge per questo, il resto riguarda lui e guai a chi pensa di potersi permettere di giudicare un altro uomo per fare cosa? Una trasmissione da dare in pasto a chi? A guardoni? A gente contenta che uno potente sia caduto? Ma siamo davvero così miserabili? Lo useranno per giochi politici di schieramenti da rifare? Informazione giornalistica come rimestio di panni sporchi? Poi sporchi di che? Perché uno ama i trans? In Italia ce ne sono a migliaia, quindi Marrazzo come cliente è in buona compagnia: guardiamo dentro le nostre case prima della sua. La questione riguarda la singola persona, la sua famiglia ed eventualmente la legge, nessun altro.
Ripeto se non è ancora chiaro: vergogna anche solo poterlo pensare di fare di questo un programma in tv, in faccia ai dirigenti e autori Rai che oggi sbandiereranno i loro milioni di auditel. Preferirei morire di fame.
Ieri parlavo di buona televisione che ricorderemo fra trent’anni. Questa non sarà di quelle. O peggio, lo sarà come esempio alle generazioni del futuro del degrado in cui siamo, della nostra profonda incultura. E del mio schifo.
Che sta facendo la ragazza? Saluta Ahmadinejad come sostenitrice o tenta di bloccare la macchina come oppositrice?

Stavo scrivendo ancora di giovani iraniani quando mi è arrivata la notizia. Michael Jackson è morto ad appena 51 anni per arresto cardiaco quando sembrava essersi rimesso e pronto per il prosssimo tour. Beniamino del pubblico mondiale nonostante gli ultimi anni offuscati da vicende di pedofilia e strane operazioni sbiancanti è un cantante che ha saputo smuovere folle come pochi altri. Indubbiamente uno dei più amati, se ne parlerà per giorni e giorni, network e social network, ripercorrendone la vita e i dischi. Era già un mito, adesso lo sarà ancora di più, pronto per antologie, tazze e magliette e pellegrinaggi come vacanze. E' un altro mito che la morte consacra per sempre.
Lo conoscono senz'altro anche i giovani iraniani che oggi saranno di nuovo impegnati a farsi manganellare e ammazzare per le strade di un paese che vogliono più civile.
L'altro ieri 24 giugno il leader dell'opposizione Mousavi aveva dato appuntamento su Twitter, canale Mousavi1388, per una nuova discesa in piazza Baharestan a manifestare ancora il proprio dissenso.
Twitter, grande aggregatore di corti messaggi via web ma soprattutto via sms, e da qui la grande utilità quando è la rete a essere presa di mira dalle censure, è diventato suo malgrado in questi giorni il punto focale, attraverso il canale #iranelection, di tutto ciò che rigurda l'Iran, a ragione e anche a sproposito. Indubbiamente essenziale per gli iraniani che hanno bisogno di tenersi in contatto tra di loro ma soprattutto uscire dalla condizione isolata e comunicare al resto del mondo, si è adesso popolato di gente per la maggior parte occidentale che inneggia contro il governo in carica iraniano rendendo molto difficile la decifrazione della reale provenienza dei messaggi, e soprattutto la loro veridicità e non il sentito dire o l'inventato.
I grandi di network di informazione occidentali, compresi quelli italiani, hanno impostato di corsa twitter come una delle fonti primarie di notizie, adesso è di moda, ma in questi momenti twitter è un caos di verità e menzogne, o meglio, più che menzogne rumore di fondo altissimo, tipico esempio di web partecipativo senza filtro e quindi necessario di estrema attenzione e ponderatezza nell'uso.
E' prova lampante di un vero mezzo democratico, fatto di milioni di voci tutte con il loro di diritto di esprimersi, ma dove nessuno di consequenza decide quella giusta a priori e la mette sopra le altre. La differenza la fa ognuno che legge e decide senza mediatori. Che sta facendo la ragazza?
Si capisce allora la confusione e il senso d'impotenza per chi cerchi notizie chiare e veloci. Beh, non ci sono se non a grandi linee. E si capisce meglio a cosa serve l'informazione costituita quando fa il proprio mestiere in questo panorama tecnologico del terzo millennio. Sono i mediatori che fanno la differenza. Dove il lavoro serio e responsabile e che deve essere fatto con una professionalità che non si può improvvisare non è il cercare le notizie, con l'avvento del web 2.0 ce ne sono a tonnellate in tempo reale, ma il verificarle. E' qui che spesso cade tutto, soprattutto in tv e internet. In questo la carta stampata sembrerebbe stare un po' meglio. Forse.
Ieri la maturità lo ha proprio preso a tema centrale, questo web 2.0, di una delle prove d'esame, Social network e internet, ed è stato il compito più scelto dai ragazzi.
E appunto riferendosi aI web partecipativo col giornalismo dal basso, fonte comoda - allora troppo - per chiunque faccia informazione dall'alto, i tg stessi italiani per l'occasione delle sommosse del 24 hanno usato video da Youtube come resoconti della giornata in piazza mentre erano riferiti ad altri momenti e luoghi.
Ma una testimonianza vera invece, lunga 10 minuti del 24, è apparsa a questo indirizzo solo stanotte:
Tehran Baharestan real footage 24 June Tazahorat:
http://www.youtube.com/watch?v=MD13WNKNGQk
Intanto Mousavi torna a farsi sentire:
The Living voice of the Movement was heard again"Allahu Akbar".
This Friday, We all are going to send GREEN BALLOONS to the sky
L'incontro per gli iraniani e anche il resto del mondo che sostiene il movimento verde è fissato alle 1 pm di oggi.
Oggi è il 3 tir 1388 in Iran e Mousavi ha chiamato di nuovo tutti in piazza Baharestan per le 16.
mousavi1388
Francamente non riesco a vedere razionalmente come questa storia finirà. Qui ci sono due parti che non cedono, ancora sangue è la triste previsione, ma quanto e fino a quando? E noi europei che facciamo? Faremo qualcosa? Obama ieri ha condannato il comportamento del governo dell'Iran con chiare parole per la prima volta, Ahmadinejad non verrà alla conferenza G8 a Trieste? Una vera sorpresa.
Se qualcuno si arrenderà chi si arrenderà? Ma soprattutto a quale prezzo?
Comunque noi di qua, gente spicciola del mondo, continueremo a testimoniare e non smetteremo di farlo.
Perchè i tempi che molti credono ancora esistere sono finiti, questo è certo. La gravità della cosa purtroppo d'ora in avanti si misura solo in base a quanto ci metterà quel governo a rendersene conto.
La mia vita a quattro ruote, le elezioni in Iran e una strana procedura in Arabia Saudita.
Ritorno dopo parecchio alla mia casa virtuale con una gamba in meno che funziona e un nuovo mezzo di locomozione che si chiama sedia a rotelle. E' la mia compagna da più di un mese e siamo buoni amici, ci scambiamo persino consigli.
Quando siamo disabilitati dalla vita a due gambe e con molto dolore c'è poco da fare oltre soffrire. Ora che il dolore è sceso di due millimetri riprendo le fila un po' sbrindellate delle mie giornate e ricomincio a guardarmi intorno. Perché giuro non so come faccia che vive una vita narciso concentrata solo su se stesso e i propri bisogni: io dopo un mese di tale ahinoi necessaria forzatura stavo per uscire di testa.
E ritorno guardando di nuovo all'Iran e ai giorni del dopo elezione.
Dolcissimo paese di tradizioni gloriose e giovani in gamba, l'Iran. Che lottano e sperano, che lottano e perdono, che lottano e sperano di nuovo. So che continueranno a farlo fino a che vinceranno. Non c'è paese che guardi con più interesse, forse perché vicino da diverso tempo per altre ragioni di interessi in comune. Noi qua non possiamo pubblicamente fare molto se non guardare e sperare, adesso l'azione è solo loro, noi li osserviamo.
Intanto PBS, la tv pubblica USA - ma dire pubblica…direi privata in verità, se non fosse che la scambieremmo per certe porcherie nostrane, poiché è quasi del tutto finanziata dalle persone comuni e dalle fondazioni (e per chi non ne è pratico sentire ringraziare ogni volta i loro contribuenti a ogni inizio programma credo faccia un bell'effetto) - ha trasmesso a fine maggio un docu del giornalista Robert Lacey su come l'Arabia Saudita riabilita, si proprio, riabilita, i terroristi senza usare la tortura. E' un'inchiesta bella, di quelle che ricordano le gloriose degli anni 60 e 70 della RAI e che oggi non si fanno più, qualcuno un giorno mi spiegherà perché. E non mi si dica che il pubblico non le vuole perché tiro pugni. Ma mi domando anche di più come i giornalisti di professione di casa nostra possano oggi essere contenti di svolgere un mestiere perlopiù svuotato di molto senso…
L'inchiesta mette in mente un bell'interrogativo: possono i terroristi essere riabilitati? Cioè smettere di odiare non solo l'occidente e gli USA ma soprattutto i loro governi, visto che il grosso del problema è proprio questo, attraverso procedure usate in altre dipendenze?
La puntata è in linea visibile per tutti, naturalmente in inglese.
E' successo il 9 maggio scorso quando al Quirinale il presidente della repubblica Napolitano ha ricordato un fatto passato davanti a due donne facendole per la prima volta incontrare e stringersi la mano in gesto di pacificazione. Erano la vedova del commissario Calabresi e la vedova dell'anarchico Pinelli, due morti ereditate sulla scia della strage di Piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969. Quel giorno per una bomba ci furono diciassette vittime all'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura e anche altre 5 fallite esplosioni tra Roma e Milano in punti nevralgici. Questa era una faccia dell'Italia di allora, quella del tg in bianco e nero, di boom che stava sgonfiando, di brave famiglie operose che da casa guardavano, di lotte studentesche che cambiavano in qualcos'altro anche il lavoro.
I responsabili non si sono mai saputi. E' così per molti fatti di morte di allora: chi fu? Destra, sinistra, anarchici, terroristi, politica, devianza, complotti, strategie della tensione, tutto si è citato, tutto si è giustificato o condannato, un libro ogni minuto da decenni riporta teorie. Sarebbe importante sapere ma alla fine sfiniti ci domandiamo: serve sapere? Quando decidi di offendere importa conoscere sotto quale bandiera ti giustificherai? Appartenere a un partito che ti ispira la lotta per future rivoluzioni oppure lottare per la paura di uno status che tu non vuoi avere, basta questo per armarti la mano? Alla fine di tutto, quello che conta e si può contare, anche a distanza di tanti anni, sono solo i morti che restano.
I morti ammazzati da bombe e pallottole che stesi per terra tra il sangue di allora vorrebbero sapere più che i nomi, in nome di cosa sono morti. Per noi vivi la ferita è talmente grande che di quegli anni della nostra storia, tra il 1968 e il 1974 saranno compiuti 140 attentati e quello di Piazza Fontana è uno dei più gravi, non sappiamo ancora che farne. Perché la coscienza non è stata depurata ed è come un cancro che mangia fino a che non metteremo un punto fermo recidendo di netto la parte malata, pacificazione davvero e presa di coscienza delle colpe, se no continuerà a infettare, a spurgare veleno.
Ma torniamo ai fatti.
Tra i miei libri accatastati, quei miei libri che non lascerei andare per niente al mondo, c’è n’è uno mastodontico che si chiama The American Tradition e fa parte di quelli che ho usato per studiare la letteratura americana a scuola. In genere i libri di scuola, finita la scuola, fanno una brutta fine. A me con questo non mi è riuscito, ci sono troppe cose lì dentro che hanno cambiato la mia vita, e come si può buttare via un pezzo della nostra vita quando quel pezzo è stato felice? Appunto.
Mi ricordo come mi stupì la prima volta che, da poco iniziato, mi accorsi che riportava la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti come pezzo di letteratura. Oh, che c’entrava la costituzione con la letteratura? Io sapevo di Pascoli e Dante, figuriamoci. Eppure eccola lì. Poi lessi e capì perché aveva a che fare con la letteratura, espressione dell’essere umano e suo specchio permanente.
Thomas Jefferson, 4 luglio 1776, e la parte che ancora non mi si schioda dalla mente dice:
We hold these Truths to be self-evident, that all Men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the Pursuit of Happiness.
Diritti inalienabili: la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
La vita. Quanta morte era passata prima di allora per arrivare a capire che l’uomo doveva abdicare al disprezzo di sé stesso, e considerarsi non più solo peccatore, infimo, servo, ma essere umano degno. E che con questo automaticamente metteva anche tutti i suoi simili nella stessa posizione.
Il nostro presidente ha in questi ultimi due giorni largamente elogiato e difeso quelli che lavorano nel campo della cultura.
Gliene siamo grati perché tra i milioni di consigli giornalieri su come uscire da questa crisi, ci si dimentica troppo del fondamento di questa crisi, quella morale che ultimamente si rammenta proprio per la sua smaccata assenza pubblica. Esiste nelle singole persone, esiste ben radicata, ma sbiadisce nel sentire e fare sociale quasi fosse una vergogna, quella specie di tanto lo fanno tutti, a che serve lottare che diventa regola alla fine per essere di moda.
Il presidente ha ricordato che non esiste solo lo stomaco e le tasche da riempire come fine ultimo della creazione, esiste qualcosa che non si vede, non si tocca, sembra niente eppure fa grande un popolo o ne decreta la sua fine, anche se ricchissimo di conti in banca.
Morale è una parola enorme, fa venire in mente tutte le repressioni assolute a godere del bello della vita. Credo sia una delle stupidaggini più grosse che ci possiamo raccontare, però di parole non c'è ne sono altre e allora forse dovremmo ricominciare a considerarla sotto un altro aspetto. Napolitano ha parlato di mondo nuovo. Lo sentiamo si, il mondo nuovo, che sta arrivando e cancellando velocemente il nostro passato, anche recentissimo. Ma senza averne paura, è il passato dei fatti del momento e delle cose. C'è un passato che non si cancella ed è quello che ha reso l'uomo un uomo, la sua passione, la sua visione oltre la limitatezza, spinta ogni volta come sfida ad andare avanti. Colui che fa i fatti e le cose.
Seriamente potremmo dirlo che troviamo piacere a vivere senza vedere oltre l'immediato, a non comprendere le visioni degli altri dentro le proprie? Io mi sento sola quando sono sola nei miei desideri... e se poi il mio desiderio comporta lo sfruttamento, l'offesa, l'indifferenza verso gli altri io non posso riuscire, tutto diventa cenere nelle mani e le vittorie di furbizia mi si sbriciolano tra le dita... c'è davvero qualcosa oltre il fine materiale immediato e ce ne accorgiamo quando inciampiamo, anche di poco, ce ne accorgiamo per rimpiangerlo, come un amante andato lontano che non vuole ritornare…ai piccoli non si insegna più e porteremo il vuoto per sempre, lo so.
Bisogna dirlo forte: fare cultura, come fare politica, è allargare di molti chili, un dieci chili direi, per far entrare anche gli altri e i loro interessi nella nostra pancia, un monumento di obesità intellettuale. Che non fa morire, non provoca arteriosclerosi ma altri sintomi meno terrificanti. E allora che ci manca per farlo davvero? Io non lo so ma vorrei saperlo. Però gettare un occhio al paese che abitiamo e raccoglierlo come un seme che dovrà germogliare ed amarlo e proteggerlo come un bambino piccolo, forse lo è. Comprare un libro, perché ci diamo la possibilità di ascoltare, ascoltare chi parla invece di parlargli sopra con ciò che già presumiamo: anche questo lo è. Vedere chi si sforza di cambiare le cose e avendo mezzi materiali scarsi risparmiargli il disprezzo ma sfruttarlo come portatore di una strada differente, questo lo è…
Insomma, ognuno mette la sua strada, e tante strade insieme fanno una mappa, quella che ci manca per il nuovo millennio. Non ci sono mappe pronte per questi nuovi territori, sta a noi tracciarle, e Napolitano lo ha ricordato. Bene l’auto e il nuovo contratto Wind a Natale ma la cultura costa poco e dura di più, non cambia mai modello e quando la si condivide non diminuisce ma aumenta. Non sarà davvero questa il petrolio prossimo futuro, risorsa ed energia di cui parlava lui? La finanza e l’economia sembra governino il mondo ma non sono che accessori: come spenderemo i tanti soldi in un deserto d’amore e bellezza? A che serviranno? Nonostante tutto sono davvero un accessorio, banale banale e alla fine con ragione.
Si dia perciò attenzione – ha detto - a chi opera, crea e offre titoli di merito al paese in campi apparentemente lontani dall'immediato interesse generale, in realtà lontani soltanto da calcoli rozzi e di corto respiro di redditività materiale.
Signor presidente di una repubblica che è anche mia, grazie anche a lei di vedere oltre.
Ore 3.50 di notte, ora italiana. Maratone sui tre canali principali, Raiuno, Canale 5 e La7, collegati ognuno con i corrispondenti dagli USA, sul posto, Chicago, Florida, ecc, e i principali network americani, CNN, FOX, ABC, NBC. Dopo che l'Ohio è stato attribuito a Obama, imprimendo un'amara sconfitta a McCain in uno stato sul quale contava, la storia del mondo cambia per sempre. Arriva il primo presidente degli Stati Uniti di razza afroamericana. Con tutto ciò che implica, ora e nel futuro non solo americano.
In questo momento in ogni parte del mondo, dalle città Europee addormentate all'Asia che si sveglia, dall'Africa Madre di questo e di ogni altro uomo, alle estreme terre del sud e del nord, tutti insieme a guardare la storia che si compie, io che lo testimonio qui in rete insieme a milioni come me. Anche questo è un grande cambiamento, impensabile fino a 15 anni fa. Un uomo nuovo per un necessario nuovo modo di pensare. Ho pensato alle elezioni Usa del 2000 e mi sono sembrate il reperto archeologico di un'era lontanissima. Si chiude il XX° secolo definitivamente.
oggi
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