
Uno sguardo trasversale ed indipendente sul mondo dei media: cinema ma anche TV, arte, società e molta letteratura
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Un'artista interdisciplinare e sperimentatrice di tecniche diverse: arti visive, grafica editoriale, letteratura e poesia orale, nuove culture digitali
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Su un muro non lontano dalla mia casa per molti anni è rimasta questa scritta a vernice: FINIRETE TUTTI PER CREPARE DELLE VOSTRE COMODITA'. Non ho mai saputo chi fosse l’autore, oggi quel muro fa parte di un nuova abitazione e la scritta è scomparsa sostituita da pietre a vista molto Summer in Tuscany.
E' una scritta che ho ancora in mente quando penso a questo paese. Ci penso troppo? Si può essere svegli, agiati e in salute e non pensarci? A quanto pare ci si riesce benissimo.
Questa settimana una trasmissione come TG2 Dossier ha fatto la sua incursione su come il resto del mondo vede l’Italia e non è stata una sorpresa. E’ esattamente come gli italiani vedono se stessi. Il che sarebbe da ridere se non fosse da piangere.
Ma un’altra trasmissione come La Storia Siamo Noi ha dedicato un’ora a Fred Buscaglione. E non mi ha stupito che dietro una forma apparentemente leggera come un personaggio della canzonetta, ci sia stato un progetto estremamente curato ed intelligente portato avanti dallo stesso e da Leo Chiosso, figura emblematica dello spettacolo italiano. Ovvero ci sia stata cultura, arguzia, intraprendenza e voglia di rischiare senza paura, con profonda passione e infinito entusiasmo, che hanno dato poi frutti belli e originali interrotti poi da una morte prematura.
O Report ieri sera, a raccontarci del male che facciamo inconsapevoli quando spilucchiamo fragole a dicembre e intanto là, semplici e decise, le centinaia di persone che ci credono e applicano il biologico come scelta di vita e non solo di tasca.
Oggi è un giorno importante, è giorno di elezioni. Ma tutte le volte che ci arrivo mi domando se sappiamo veramente che cosa vuol dire.
Che quando io, tra poco, andrò a mettere una croce su una scheda, la mia mano sarà guidata da tutti quelli che per fare quella scheda hanno speso la vita e il pensiero. Ci saranno i miei antenati romani che hanno ideato e scritto codici, ci saranno i miei antenati medioevali che li hanno elaborati, ci saranno i miei antenati rinascimentali che li hanno studiati, ci saranno i miei antenati risorgimentali che li hanno messi in dubbio. E ci sarà una costituente che sessant’anni fa ha previsto che anch’io fossi considerato cittadino e quindi persona, entità capace di nessi e decisione. Che strada lunghissima ho dietro le spalle. Ma quanto tempo noi spendiamo per guardarla? Considerarla?
Noi oggi sappiamo la nostra situazione politica devastante. E invece no, non è la situazione politica. Vorrei che fosse lei. Userei le formule fornite a iosa in questa campagna elettorale: a casa i vecchi, via quelli con più di due legislature, via gli inquisiti, no a chi ha legami con la mafia, la camorra ecc, e tutto sarebbe a posto. Pulito. Trasparente. Ma io so che non è questo, è solo un’apparenza. E’ la situazione umana ad essere devastante. E qui il problema diventa un abisso.
Perché siamo dei corrotti, ecco quello che è.
Forse è cominciata quando…..già, quando?

"Con lui scompare una voce di libertà" Napolitano ha detto.
Ma quando sono le mani di libertà a scomparire?
E' uno strano paese davvero questo. Un paese dove chi parla di libertà è più importante di chi la da.
Nei media, naturalmente, non credo invece nel cuore della gente. Sono scomparse due persone importanti in Italia in questo mese, persone conosciute, Don Oreste Benzi ed Enzo Biagi. Ma se per il secondo ho visto a tutte le ore documentari, ho ascoltato inchieste e ricordi di tutto e chiunque, a proposito o meno, la morte di Don Benzi è stata, per la maggior parte dei TG, neanche annunciata nei titoli d'apertura e seppellita medialmente in 12 ore. Singolari comportamenti di come vorrebbero dirci su chi lascerà una traccia nella memoria, dove la memoria è futuro possibile dato a qualcuno per mantenerla. Non sono mai stata una persona di molte parole ma questa la spendo a ricordo di chi raccoglieva sporcizia e non se ne vergognava, di chi era servo solo di un’idea, quella di una comunità possibile di fratelli. Niente di più scomodo e imbarazzante di questo.
Intanto in questo paese di strani eventi voglio ricordarne anche un altro: la vicenda di una casa editrice di fantascienza che ha chiuso. Triste. La storia della Perseo Libri è esemplare nel suo svolgimento e il direttore, Ugo Malaguti, la racconta proprio qui. Consiglio di leggerla perché è illuminante di molte vergogne nostrane. Intanto a lui, che gentilmente mi ha anche risposto, invio gli auguri per le prossime attività. Non molliamo mai.
Ma anche gli Stati Uniti sono uno strano paese.
Dove due pesi e due misure le intendono nel campo della scrittura per la tv. Dal 1 novembre, il WGA, Writers Guild of America - sindacato degli scrittori in campo dei media - è in sciopero per il rinnovo del contratto che si è arenato su un punto dolente. Spiego.
Quando gli internauti provano a scambiarsi una qualunque puntata di serial televisivo sono, legalmente parlando, considerati dei terroristi. Cioè stanno attentando all'onore stesso, sacro, della patria secondo il DMCA, Digital Millennium Copyright Act, sommo protettore di diritti economici spesso fantomatici e guizzanti (i colpevoli potrebbero entrare di notte nella Cappella Sistina e grattare con le unghie i soffitti michelangioleschi: se la caverebbero più a buon mercato).
Peccato che quando quelli che per primi queste cose le creano, ovvero chi le scrive (vale ricordare che anche se spesso innotata, senza scrittura non esiste niente di realizzato né esisterebbe questa grande rinascita del racconto televisivo come grande costruttore di miti del nostro tempo) si lamenta di non aver nessun diritto riconosciuto per il passaggio in internet delle puntate nei siti ufficiali delle majors e associati, le stesse puntate prima incriminate improvvisamente vengono considerate promozione e quindi nel pieno diritto di non essere remunerate.
Esiste una sola verità e molti modi di praticarla. Non è male.
HEROES
e un festival del cinema

Heroes. Ho aspettato un po’ per parlarne perché volevo ascoltare le reazioni generali, ero molto curiosa.
Prima gli ascolti. Così così tendente al buono, Italia Uno ci conta molto. Ha già replicato le prime quattro puntate in tarda seconda serata e gli spot per le nuove sono onnipresenti. Certo, vedere Peter Petrelli che combatte i suoi incubi privati con sotto un biscotto McVities’ che passa non è una delle esperienze migliori. Ma tanto sappiamo che quando la tv italiana vuol fare la cialtrona ci riesce benissimo. Idem per il doppiaggio (dove sono andati a finire gli accenti nazionali e le sfumature in questo piattume?) ma inutile ripetere, è storia vecchia, annoia solamente.
Quando seguivo con tutta la community in movimento la stagione passata in USA, e sapevo della programmazione anche italiana (venduta in 80 paesi, ormai la tv seriale americana è cinema a tutti gli effetti e in tutti i sensi e in via di sorpasso) mi domandavo se sarebbe piaciuta anche qui. Ora, a distanza di una settimana, la questione rimane: piace? E a chi? Certo, a chi non piacciono gli eroi se poi sono super? E i fumetti, manga e comics, dai quali prende a piene mani? Non a caso il personaggio più generalmente amato è quel gigantesco dork (per ora) di Hiro.
Credo, al solito, che come per tutte le operazioni intelligentemente fatte, anche questa serie abbia i suoi buoni tre o quattro livelli di lettura, e per questo possa penetrare e mettere in comunicazione platee che poco hanno da spartirsi, sedicenni come cinquantenni, indipendentemente dal paese. Non indipendentemente invece dal livello di conoscenza: non sono queste le nuove frontiere? Non le linee sulle cartine geografiche ma le linee sul sapere e di consequenza sulla parola scritta?
E sembrerebbe strano ma invece no, solo noi qui non ce ne accorgiamo, come i libri siano una presenza costante e imprescindibile in serie di culto come Buffy e Angel e Supernatural e ora Heroes.
Cioè serie per giovani, quelli che dicono non aprono mai un libro e fanno solo videogiochi e sms (insomma gli ignoranti persi).
Quelle serie, cioè, che andando ben oltre ogni considerazione di audience e successo, sono davvero già entrate nel cuore di un'intera generazione e sono figure preminenti dell'orizzonte immaginario di un’epoca di spettatori di internet (quindi consapevoli e attivi). I libri, quindi la conoscenza e la ricerca della conoscenza come possibilità di salvezza del genere umano, strumento grimaldello contro la follia e la violenza. I mostri si combattono a suon di biblioteche e ricerche, le eredità dei morti tengono i vivi viventi.
Per me è uno dei messaggi (veri) più belli che qualcuno possa dare, il passato e le testimonianze di altri che servono a mettere le radici per un futuro possibile. Desiderato, quindi possibile.
In questi giorni di Mostra Cinematografica d’Arte Venezia ho sentito decine di registi ed attori dire quanto i loro film fossero importanti per il mondo intero perché trattavano argomenti importanti. Ed io pensavo ogni volta a come invece l'importanza non sta nella tua decisione, ma in quello che senti e hai fede, che se sei capace veicola le tue azioni e il tuo creare.
A Venezia ho visto poca gente credere in qualcosa. Ho visto denunciare e additare ininterrottamente, fare coloriti panegirici sui mali degli altri (sempre degli altri) ma poco credere e costruire, fornire una visione. Serie come queste invece offrono aperture che il nostro immaginario culturale novecentesco ha perso da molto, o forse non ha mai avuto, se non per pochi. Quel senso del popolo semplice e normale (bellissima parola, mai troppo adorata), della storia come fato unitario di radici comuni, quel senso di nazione che niente ha a che vedere con passatismi e retoriche ma come invece appartenenza ad un'idea più grande della quotidianità dei soldi e degli interessi solamente individuali. Che si erge e lotta ed accoglie. E lotta. E lotta perché ci crede.
Quel senso che fino a che non sarà ritrovato, rende inutile fare i convegni degli addetti al settore sulla speranza del cinema italiano che passa attraverso i finanziamenti e il redigere 100 manifesti e il biasimare il pubblico incapace di comprendere.
Non sono i soldi che mancano, di questi ce ne sono troppi. Dell'umiltà e del coraggio invece, che appartiene da sempre ai migliori di questo popolo, di questo pare si sia persa traccia.
Credo sia ora, noi che ci crediamo, di dire francamente che con questi miseri figuri non abbiamo niente da spartire. Di mollare questi pachidermi ideologici, queste ferite intellettuali mummificate e guardare più lontano, lontanissimo. Forse non abbiamo ancora idea di quanto anche i nostri poteri, senza essere extra, siano enormi.
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HEROES - tutte le domeniche alle 20,40 su Italia Uno.
VENEZIA, a parte Haynes, De Bernardi e qualche boccone sparso, come diceva Brusati, da dimenticare.

“Ma ognuno uccide la cosa che ama; lo sappiano tutti;
gli uni uccidono con uno sguardo di odio,
gli altri con delle parole carezzevoli,
il vigliacco con un bacio, l'eroe con una spada!”
Non scrivo il nome per rispetto al fatto che è un grande attore della scena teatrale italiana e una sciocchezza può capitare a tutti di dirla. Ma ancora una volta testimonio di prima mano la distanza reale tra la vita vera e quella ovattata di molti che fanno spettacolo.
Sto ascoltando Raidue o Raitre, si parla di una pièce in questi giorni a Roma, La Ballata del Carcere di Reading, messa in scena con l’aiuto di veri carcerati e le musiche di Giovanna Marini, quando l'attore di cui sopra, presentandola, pronuncia questa frase, più o meno: “Tutti sappiamo che cosa è la ballata, un poema scritto da Oscar Wilde appena uscito dal carcere dove era stato per due anni (lavori forzati) accusato di offesa alla morale (sodomia) per raccontare la sua esperienza. Certo, a distanza di più di cento anni tale fatto a noi moderni fa sorridere, ma credo comunque che….” ecc. ecc.
In effetti, la storia dietro e dentro La Ballata del Carcere di Reading fa davvero sorridere per la sua vecchiezza. Basta voltare un attimo lo sguardo, senza spostarlo molto. Basta andare a vedere quanto sorridono, oggi, quelli che stanno dentro le carceri egiziane accusati di omosessualità. O quanto sorridono quelli dentro le carceri di quasi tutti i paesi mediorientali, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Yemen. O i sorrisi gay delle carceri cinesi. O, meglio ancora, di quelle africane, Camerun, Nigeria. Delle risate infinite, quando puoi scomparire se scoperto a baciare un tuo simile di genere. E a tutte quelle piccole carceri, con le sbarre o meno, sparse nei nostri avanzatissimi paesi occidentali.
No, qui non siamo in uno sceneggiato fantascientifico dove ci si può innamorare in una notte alla vigilia dello sbarco in Normandia e baciarsi in pubblico, davanti a tutti, e farla franca.
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Disperato Wilde, amante perduto di un ragazzotto vanesio e con il coraggio di dirlo, incolpato di essere sorpassato: al suo orgoglio questo è un colpo peggiore del carcere stesso.
Ma siccome è un grande scrittore, come per tutti i grandi scrittori, quella che è stata la sua esperienza personale diventa, per comune sentire, esperienza universale, e in questo caso tristemente universale. Testimonianza senza tempo di dolore e urlo terribile verso chi decide per te se va bene o no quello che sei.
Sono passati più di cent’anni ma stiamo fermamente ancora lì, aspettando tutti di morire di sorrisi.
Titolo Opere Mondadori
Autore Wilde Oscar
Prezzo € 55
"Torchwood", spin-off di Dr. Who, su Jimmy a partire da lunedì 3 settembre, ore 21.50.
prima stagione, 13 episodi
Per la serie Pubblicità (di poco) Progresso
Spot n.2
" SONO FINTE !!!!"
Si, indubbiamente il personaggio è simpatico, i disegni acuti e l'idea innovativa…ma questo spot mi ricorda un fatto che mia madre mi ha raccontato spesso.
Erano gli anni cinquanta, le donne italiane cominciavano appena allora a gettarsi nella vita quotidiana extra familiare scegliendo un lavoro. Essere indipendenti economicamente era per molte di loro (e non è cambiato niente) un modo per rimpossessarsi di se stesse con ragione: che cosa sei se non hai il denaro? Voleva dire doverlo chiedere a padri e mariti, voleva dire essere schiave: dipendi da tutti meno che da te. Lavorare voleva dire essere indipendenti anche nella scelta: se tu ti mantieni, sei your own woman, padrona anche di quello che fai e come lo fai.
Alle donne piace guardarsi. In quegli anni assieme alle gonne gonfie increspate su vitini di vespa e ai seni maestosi, cominciavano i primi cambiamenti radicali all'aspetto di chi non si piaceva. Il cotonarsi e l'ossigenarsi i capelli era un fatto piuttosto trasgressivo guardato con invidia, stupore, timore da parecchi uomini e diverse donne.
La protagonista del racconto di mia madre aveva 30 anni, era bella, alta e decisa. E portava un’enorme chioma tinta color platino che non andava inosservata. Una sera, in treno, al ritorno dal lavoro, passando lungo il corridoio, un tizio dopo averle messo gli occhi addosso insistente e maleducato - e lei lo aveva oltrepassato senza degnarlo - stizzito le grida dietro: “Che bionda artificiale!” facendo ridere di scherno chiunque a portata di orecchio e di vagone.
E lei, senza scomporsi, si ferma, si gira, e dopo averlo squadrato ben bene gli risponde:
“Che coglione al naturale!” e lo pianta lì.
Bene, è quello che la tizia animata dello spot dovrebbe rispondere allo sgolato: si tenga pure le sue caramelle di menta. La civiltà futura che spero possibile è il diritto sacrosanto di portarsi al giro senza che nessuno ci metta bocca anche un brutto paio di seni al silicone.

Non ne ho idea, sarà sboccato, volgare e ingenuo, sarà anche molto probabilmente tutto inventato - anzi, spero fortemente che sia tutto inventato, perchè altrimenti sarebbe da pazzi - (o forse no, da bambini cresciuti a pezzi e bocconi quali siamo, e il mito mischia eroi, preservativi e superlativi nella stanza dei balocchi) ma erano diverse settimane che non mi trovavo a ridere tanto leggendo.
Ebbene, ecco a voi
sesso, sesso, sesso.
In un posto dove parlo normalmente di cultura, questa volta
LA NON CULTURA DEL SESSO
(in ogni senso)
E una raccomandazione, prendersi un'ora e scorrere l'archivio: il blog è fatto di domande e risposte su segnalazioni (sul posto c'è anche una petizione che in effetti sembrerebbe necessaria. Io propongo anche quella per imparare a scrivere in italiano dopo i 12 anni).
Girlpower Vs Cioè
http://girlpowervscioe.blogspot.com
Qualche esempio:
Sillogismo
Mi piace un ragazzo frocio (almeno lo dicono a scuola ma sec me è solo 1 pò strano)..la domanda è: sono lesbica?
no... segui questo sillogismo (più o meno)...
a quel ragazzo piacciono i maschi
a te piace quel ragazzo
quindi a te piacciono i maschi
il problema è che, a questo punto, tutte le altre ragazze sono lesbiche... aristotele si sta rigirando nella tomba e non perché uso a sproposito il termine sillogismo...
Anticipo
Ciao. Ho un dubbio... Io sapevo che se una ragazza è rimasta incinta non ha le mestruazioni (ma da quello che ho letto, vengono in ritardo ma vengono... giusto?)
Ma un anticipo di 2-3 giorni (forse neanche) vuol dire qualcosa? può essere preoccupante?
Vuol dire che è il tuo ragazzo ad essere incinta...
L'arma finale
Ma con le mestruazioni c'è il rischio di morire dissanguati?
Ho sentito che ormai le armi per la distruzione di massa sono state eliminate, ora è stata inventata una pillola che provoca mestruazioni ai nemici e non inquina....e il dubbio di questa giovane ne è la conferma...
Si puo dormire uno sopra l'altro?
ciao ragazzi ... sentite per caso sapete se si dorme uno sopra l'altro(maskio e femmina) si puo rimanere in cinta? nn lo so ma l'ho sentito dire!!!
al piano di sopra è sicuro, nel letto a castello invece è meglio usare precauzioni...
Lo scontro finale
Non ho problemi a masturbarmi....non ho ancora avuto un rapporto vero ma ho una grande paura...dell'assorbente interno!!!!(e non molta di fare sesso)
Mi sembra di aver letto da qualche parte nel variegato mondo del cinema di hollywood che proprio da questo post hanno preso spunto per un nuovo film verità.....
FREDDY VS ASSORBENTE INTERNO
Mobidick
Se sono in mare e un ragazzo vicino a me eiacula posso rimanere in cinta?
si, tu i pesci e ogni organismo vivente nel raggio di un miglio, compreso geppetto nella pancia della balena

Chi crea, chi distrugge.
E' una coincidenza davvero esemplare, quella che ho vissuto in questa giornata. Cominciata alle 3 di stanotte, senza rendermene conto: da un paio di giorni non ascoltavo telegiornali e news. Cominciata quando ho sentito la notizia dell'ormai prossima esecuzione di Saddam Hussein. Che non mi aspettavo perché annunciata e riannunciata e forse alla fine rimandata.
Invece stava lì, pressappoco con una sola ora rimasta. Mi ha fatto un effetto strano, come credo abbia fatto a molti, come se quegli ultimi istanti di vita fossero i miei: ho rivisto davanti agli occhi scorrere ricordi e racconti di 35 anni di governo iracheno, o meglio una vita iniziata nel '37 e spesa metà a governare il popolo iracheno.
Ieri uno mi ha detto qualcosa del tipo: "La vita di un uomo è la somma delle sue azioni" e non ho potuto non pensare a che vita finiva impiccata alle 6 di mattina a Baghdad, le 4 da noi. Se la vita di un uomo è la somma della sue azioni, che vita è stata questa? In questa somma, il conto totale è algebrico o va oltre? Perché come per ogni altra figura di dittatore su questa terra non si può prescindere dal fatto che era comunque un uomo e forse qualche azione che non portasse direttamente del male l'avrà pure fatta, come amare i suoi figli (mah) o commuoversi davanti ad un tramonto.
Per una tale vita, una fine infima: una corda grossa e 6 boia in uno scantinato e il rappresentante del governo iracheno alle N.U. che dice: "Sappiamo in che condizioni siamo, ma questo è il giorno della giustizia per tutti quelli che ha ammazzato, il cartellino rosso del condannato che così magnanimamente elargiva ai suoi nemici, questa volta è restato nelle sue mani."
Le azioni.
A dodici anni e mezzo ho disegnato il mio primo "vero" disegno. E' una casa su una cascata che sta tuttora attaccata nella mia camera. Alquanto stupefacente il tratto, considerato che è quello di una bambina. Ma ancora di più il fatto che abbia scelto questo soggetto, tra paesaggi con i cipressi, uccelli e nature morte.
Una casa su una cascata. Il suo architetto sarebbe diventato da allora uno delle figure che maggiormente mi hanno influenzato.
RaiDoc ha passato di soppiatto, alle 13 di un sabato ante capodanno, uno speciale su di lui.
Naturalmente si chiama F.L.Wright e per novantadue anni ha costruito case in America e oltre.
Case folli, case assurde, case sghembe, case rovesciate. Case in bilico, case schiacciate, case altissime, case lillipuziane. Case? Templi, luoghi destinati a riti domestici, edifici di uffici da sembrare subacquei come il Johnson Wax - si, quello della cera - o trottole avvolte a zigurat come il museo Guggenheim di New York.
Pareti, muri, tetti, posti dove la gente può stare, vivere, parlare, aspettare. Posti per restare.
C'è in questo mondo chi pensa alla gente come qualcosa da togliere di mezzo e chi pensa alla gente come qualcosa che deve avere un posto. Che sia bello e gli dia felicità.
La vita di ognuno è davvero la somma delle sue azioni. Perché quelle azioni restano, oltre le parole e insieme alle parole. Restano i morti e restano le case. Resta il dolore che hai dato e la gioia che hai provocato. Restano gli occhi per guardare quello che hai davanti e quello che hai in mano e quello che quelle mani possono, anzi scelgono di fare.
Come azione allora per un anno che finisce: la ruggine sulle armi mezze sepolte nella sabbia della guerra del Kuwait o dell'Iran non è la stessa ruggine che sta sui tubi di piombo della stanza da bagno o in quelli del riscaldamento centralizzato di qualche villino stile Liberty in Pennsylvania.
Per quanto sembri banale, l'augurio di non scordarmelo mai mi sembra buono per me e per tutti quelli che lo vogliono. Per un anno che inizia.

A proposito di Arezzo Wave
Che prima o poi ci saremmo arrivati era scontato.
Un paio di anni fa, al concerto dei Cypress Hill (pessimo, tra l'altro), siccome mi stavo annoiando, tra gli spintoni, le pogate e le gomitate, ho fatto un breve calcolo a metro quadro. Ho calcolato, per il tempo di due canzoni, quanti soldi andavano in fumo, letterale, tra le persone che mi stavano appiccicate. E la cifra è stata impressionante, se poi moltiplicata per i metri quadrati di tutta Arezzo Wave. Alla faccia del concerto gratis e per i poveri giovani che non hanno soldi. Allora, smettiamo di raccontarci balle e parliamoci chiaro. Per il fatto che fino all'anno scorso era un festival totalmente gratis, ad Arezzo arrivava di tutto. Da quello strafatto di Caserta alle mamme con il cane e il passeggino di Via Giotto.
Perfetto. C'è cosa più giusta di questa? Festival per tutti davvero. La droga ad Arezzo Wave c'è sempre stata e in quantità industriali, come ce n'è di droga in ogni città e dentro ogni discoteca. Perché in Italia la droga tira, fa cool, fa trendy, fa quello che ti pare, ti fa di sinistra, ti fa alternativo, ti fa di una élite privilegiata. Un mio amico molto toscano dice ti fa un coglione e sono perfettamente d'accordo. Senza arrivare poi a quelli che la usano esercitando funzioni pubbliche, quando ti domandi che cosa potrai mai decidere per il bene del paese se mentre devi decidere sei fatto. Ma certi italiani sono in genere bravissimi a smollare le responsabilità e aggiungere fughe su fughe alla loro realtà perché ne vorrebbero un'altra che non sono capaci - il mio amico di prima direbbe non hanno le palle - di avere.
Ma Arezzo Wave non è le canne.
Arezzo Wave è un grande calderone con dentro troppa roba buona per volerlo affossare. Quella di cui si parla meno perché appartiene alla cultura, invece che alla cronaca e alla finta trasgressione. Arezzo Wave è musica, talvolta quella del main stage - ricordo memorabili concerti di Nick Cave, Faithless, Skunk Anansie - e quella alternativa del dopo mezzanotte, trance ed electro a non finire, della quale ho già parlato anche in questo sito. Arezzo Wave è scrittura - con i seminari, è fumetto, è fantascienza - quest'anno Dick, e letteratura. Sono due anni che io leggo, insieme ad altri, i grandi capolavori della letteratura di tutti i tempi in forma integrale. Quest'anno è toccato a Fahrenheit 451 di Bradbury.
Le Iene, con la puntata di martedì scorso, hanno fatto il loro mestiere, cioè cercare il caso eclatante - che in effetti c'è - per costruire una trasmissione che deve fare audience. E il peggio in questo paese - che si dimentica spesso della sua qualità e di quello che è veramente, affogato da troppe voci caotiche e cialtrone - serve a far vendere. Le Iene non sono la sola verità ma sono invece una pessima televisione, alla faccia dello share che possono fare (che non tutto nella vita si misura in termini di soldi e successo potrebbe sembrare scontato, ma a quanto pare invece non lo è).
Ora sembra che si scuseranno con un'altra trasmissione, ma non me ne importa niente. Spero solo che dopo tutto il polverone Valenti, suo fondatore da 20 anni, non molli attratto da altri e ben più allettanti miraggi e che non finisca per chiamarsi Firenze Wave o Roma Wave, spostata in altri luoghi, come stanno tentando.
Perché Arezzo Wave appartiene ad Arezzo ed è lì che deve restare. Droga compresa, presumo, perche questo non dipende certo né da chi l'organizza né dal luogo. Ma per continuare a far arricchire sfruttatori, mafiosi, albanesi e tutto il resto della compagnia. Tanto per sentirsi ancora un pochino coglioni, presumo.

Le brave ragazze vanno in Paradiso. Ma le cattive ragazze vanno dappertutto.
E i ragazzi si perdono per strada.
Questa settimana le cronache, non solo rosa, sono state attraversate dall'annuncio a sorpresa del matrimonio di Gina Lollobrigida, che all'età di 79 anni sposa il fidanzato di 45. I telegiornali ne hanno parlato per due giorni, compresi i notturni, che poi sono quelli che mi capita di vedere. Canalecinque, prima mattina, giornalista accanto al conduttore, per approfondire la questione. Che alla fine ha girato intorno ad una parola: decenza. Si, proprio questa parola che fa pensare a signorine d'altri tempi e madri badesse. Dunque la questione è stata: come si permette, una di 79 anni, di sposare uno che ne ha la metà? Cosa c'è dietro? Soldi, naturalmente. E come potrebbe essere altrimenti?
Come può una donna di 79 anni, anche se si chiama Gina Lollobrigida e sogno cinematografico di tanti padri e nonni italiani, competere con i suoi seni cascanti, le rughe stirate e le permanenti pietose, per l'interesse di un giovanotto? Ti pare il caso? Non è decente. Dovrebbe accorgersene.
Che tipo di amore può essere, l'amore senile? Giusto una barzelletta da bar. Ad un ottantenne che sposa una quarantenne si da di gomito e si dice "beato lui". Ad una donna che fa lo stesso si dice indecente.
Si, indecente lo è, questo modo di pensare che ha più a che vedere con la merceologia che con l'essere umano, con i conti di parti di corpo da acquistare e possedere per il proprio tornaconto che di sentimenti e rispetto. Si crede che questo modo di pensare sia sorpassato? Se si sentisse solo in trasmissioni patetiche come quella del primo pomeriggio di Raidue, che imbastisce intere discussioni a base di esperti per sapere come fare per tenersi il marito adultero, non resterebbe che riderne. Ma quando sono persone come quel giornalista, e non faccio il nome solo perché me ne sono scordata, che poi scrivono spiegazioni su questo paese nei loro quotidiani che dovrebbero essere seri, corrieri e repubbliche e giornali, che cosa rimane allora da aspettarsi? Quando i tuoi occhi sono aperti dal pregiudizio, che cosa potranno mai farti scrivere, se non riescono neanche a farti vedere?
Stessa indecenza per Madonna, che si è comprata un bambino. Ha versato una cifra di 3 + tanti zeri al governo del Malawi e si è portata a casa un altro figlio. Cori inferociti: passa sopra ad ogni diritto. E’ vero. Lei può permettersi quella cifra per avere un figlio subito. Io non potrei, infatti lei lo ha fatto, io no. E un bambino in meno soffrirà la fame e la violenza della povertà, avrà un futuro decente. Madonna ha esercitato un potere che si è guadagnata con il suo nome.
Piacerebbe poterli comprare anche a me, tutti i figli poveri del mondo.
I miei complimenti della settimana invece vanno alla Peroni, nota produttrice di birra italiana, perché ha dato nuovo lustro alla pubblicità progresso con il suo spot. Siamo in epoca ottocentesca, la ragazza guida un calessino, e arrivata a destinazione, cerca di parcheggiarlo lungo la strada cittadina, accanto al marciapiede. Con poca fortuna, visto lo spazio ristretto. Due tipi al tavolino di un caffè guardano i suoi patetici sforzi, ridacchiando. Epoca odierna, una ragazza cerca di parcheggiare la macchina lungo una strada affollata, accanto al marciapiede, con poca fortuna, visto lo spazio ristretto. Due tipi al tavolino di un bar guardano i suoi vani sforzi, ridacchiando. La pubblicità recita: certe cose non cambiano mai.
Si, infatti. L'idiozia di certi pubblicitari è un morbo incurabile del quale non possiamo liberarci. Quello che ci resta è sperare almeno nella selezione naturale.
Non voglio più essere civile
Uno strano stato d’animo mi ha preso in questi giorni. Dapprima non mi sono resa conto di cos’era, poi ho capito. Si chiama vergogna. Ho cominciato a provare vergogna per una storia che si è trascinata per giorni e giorni nei media italiani ed ieri sera ha avuto il suo epilogo esemplare.
Vergogna perché anch’io non molto tempo fa avevo dieci anni e so cosa vuol dire avere dieci anni e essere una bambina, genere femminile.
Vuol dire avere poca protezione, anche se hai i genitori e ti vogliono bene, in un mondo che comincia a giudicarti merce appetibile. E la bambina di questi giorni neanche li ha, i genitori, chiusa dentro un orfanotrofio in quella tragedia di nazione che è la Russia del dopo comunismo. Con Chernobyl come bonus aggiuntivo.
Ho ascoltato per giorni gli appelli disperati di due persone qualunque che hanno avuto con loro una ragazzina in vacanze italiane, dove ha mangiato, è stata amata e ha trovato una famiglia. E con questi nuovi quasi genitori si è aperta: “Là mi danno noia, mi fanno violenza, non voglio tornare, se torno mi ammazzo”.
Ho ascoltato allora le parole dell’ambasciatore bielorussso indignato perché i quasi genitori avevano mancato l’appello al ritorno e l’avevano invece nascosta, chiedendo una soluzione accettabile per lei: “La legge è la legge e va rispettata. Anzi, se non ce la ridate interrompiamo qualunque rapporto di collaborazione. D’ora in poi a nessun altro nostro bambino sarà permesso di venire in vacanza in Italia. Ecco che cosa vi siete guadagnati!”
Ho ascoltato anche le parole degli altri genitori di vacanze temporanee: “Quei due ci stanno facendo un torto, così impediscono a noi di avere i bambini. Tornino alla legalità.”
Non ho ascoltato invece molte parole italiane di chi avrebbe dovuto occuparsene seriamente, nessuno è venuto con la sua faccia davanti, ma piuttosto una specie di ping pong tra tg e media vari, con fare tremulo ma superficiale che giudicavano il caso con la sicurezza del loro ruolo.
E vero, la legge è prima di tutto. E la legge che permette di chiamarci persone civili. Di avere diritti e doveri e d essere parte di una comunità. Della civiltà. Pagata con secoli di sbagli e sfortune, altamente tesorizzata.
La legge va rispettata. Così, con un blitz a sorpresa notturno, si prende la bambina e la si rispedisce, con aereo apposito, in patria. Di nascosto, che tutti sappiano a cose fatte. Oggi la legalità è stata ripristinata. Tutto va bene.
E’ vero, la legge è prima di tutto.
E’ la legge che permette di ammazzare le persone su una sedia elettrica o impiccati ai soffitti o con le teste mozzate, come pena per aver ucciso a loro volta. E’ giusto.
E’ la legge che ti dice in guerra di uccidere anche se tu non vuoi.
E la legge che continua a discriminare i sessi e i diritti in tanti paesi - e l’Italia lo sa bene, anche se fa finta di no - e nessuno fa una piega.
E la legge ha sempre ragione. Ci si accomoda sui suoi enunciati e si dormono sonni tranquilli.
Io penso invece a quelli che non dormirà quella bambina stanotte e le prossime notti a venire. Quando tutto quello che sembra essere stato fatto è stato fatto sul suo corpo e la sua testa, lei diventata essere trasparente e mezzo del gioco al potere di altri, ma non persona.
La legge come fine ultimo della creazione? La legge come regola intoccabile? Rifiutiamo un Dio celeste per poi rifarcelo terreno?
Conta più il rispetto di un essere umano e del suo diritto fondamentale alla vita, considerato che ha solo dieci anni, o il rispetto dei buoni rapporti tra due paesi? Avrebbe scatenato una guerra? Cosa fanno, non ci danno più il gas? Tagliano gli oleodotti?
Si sente tutti i giorni, sulla bocca di chiunque in pubblico, tv e giornali, politici e intellettuali qualificati, grandi menti del nostro presente, esponenti culturali di rilievo, che quello che fanno è combattere per i valori della civiltà, che sono per la libertà e i diritti per tutti, contro i soprusi e i complotti. Dove sono in questa storia queste persone? Non si sono accorte di che occasione hanno perso, abbiamo perso tutti, per reclamare il vero diritto della civiltà, che è il riconoscimento primo del diritto a vivere non nella paura, non nella violenza?
Abbiamo solo parole. Parole di vuoto. L'uso peggiore che della parola si può fare. La sua degradazione a nulla.
Mi vergogno di essere cittadina di un paese che si dice civile e poi non rispetta ciò che civile vuol dire, il senso più alto che prende il rispetto, la difesa di chi non si può difendere: dimentico per un attimo sacrosanto i miei interessi per fare quelli di un altro.
Civile. Civis. Cittadino. Comunità.
Se questa è la civiltà, io non voglio più essere civile.
E invece no. Io sono una persona civile. Ma non di questa civiltà. Questa è la loro, non la mia.
Amelio diceva che in Italia non esistono più persone come il protagonista del suo film. Bene allora: guardi quei due quasi genitori combattere da soli.
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