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Il caso Marrazzo a Annozero giovedì 29/10/2009
Premetto prima di tutto una cosa a scanso di equivoci: il signor Marrazzo non lo conosco se non dalla televisione e in quelle vesti non l’ho mai sopportato, la sua arroganza nella trasmissione che faceva qualche anno fa mi dava notevolmente fastidio. Poi la sua successiva carriera politica e umana è lontanissima da quello che io faccio e penso quindi il mio interesse nei suoi confronti è pari allo zero assoluto. Proprio per questo non ci sono sospetti per quello che dirò.
La gogna mediatica alla quale ieri sera è stato sottoposto, in prima serata, senza ritegno, senza pudore, senza pensare a lui come persona ma come oggetto da esporre sul banco, sputtanando posizioni sessuali e preferenze di letto, tic e comportamenti, fa della trasmissione di Annozero di ieri uno dei punti più bassi che mai mi sia capitato di vedere. Che Annozero sia trash non è la prima volta che lo dico ma il trash è quello che ci dicono fa vendere: ora finché si tratta di seni e sederi del grande fratello può anche divertire qualcuno, ci si delizia coi finti amori e si gioca con le finte tragedie per scordarsi le vere.
Ma quando si porta all’attenzione di milioni una persona in risaputa difficoltà e la sia apre nelle viscere per fare audience è un altro paio di maniche. Non me ne importa un cazzo dell’accodamento ottuso del trend generale ai carrozzoni mediatici in cui tutti sguazzano allegramente, qui in internet a milioni e fuori altrettanti. Il gossip, orrenda parola, diventato il verbo sacro al posto di Dio: chiacchiere e menzogne e teoremi su attori e casi umani, il tutto mixato in una poltiglia informe, con la politica e le istituzioni svilite fino all’inverosimile.
Non lo tollero per un presidente del consiglio che è una carica istituzionale che merita rispetto, ci piaccia o no è un nostro problema, e sta a destra, non lo tollero per Marrazzo che è (era) il presidente della regione Lazio e sta a sinistra, non lo tollero per nessuna direzione o posizione. C’è una sola parola che mi viene da dire, vergogna. Vergogna quando si usano le persone per altri scopi che il loro rispetto.
Se il signor Marrazzo ha sbagliato nella sua funzione pubblica pagherà, ci sono i giudici e la legge per questo, il resto riguarda lui e guai a chi pensa di potersi permettere di giudicare un altro uomo per fare cosa? Una trasmissione da dare in pasto a chi? A guardoni? A gente contenta che uno potente sia caduto? Ma siamo davvero così miserabili? Lo useranno per giochi politici di schieramenti da rifare? Informazione giornalistica come rimestio di panni sporchi? Poi sporchi di che? Perché uno ama i trans? In Italia ce ne sono a migliaia, quindi Marrazzo come cliente è in buona compagnia: guardiamo dentro le nostre case prima della sua. La questione riguarda la singola persona, la sua famiglia ed eventualmente la legge, nessun altro.
Ripeto se non è ancora chiaro: vergogna anche solo poterlo pensare di fare di questo un programma in tv, in faccia ai dirigenti e autori Rai che oggi sbandiereranno i loro milioni di auditel. Preferirei morire di fame.
Ieri parlavo di buona televisione che ricorderemo fra trent’anni. Questa non sarà di quelle. O peggio, lo sarà come esempio alle generazioni del futuro del degrado in cui siamo, della nostra profonda incultura. E del mio schifo.
Era la seconda settimana di settembre del 2001 negli Stati Uniti, per la precisione la sera del 9 settembre. La tv via cavo HBO, allora una delle realtà più sveglie nel panorama mondiale, trasmetteva la prima puntata di uno sceneggiato o miniseries che avrebbe fatto un bel po' di storia della televisione.
Lo sceneggiato si chiamava BAND OF BROTHERS* e raccontava la storia della Compagnia Easy del Secondo Battaglione, 506° Reggimento di fanteria paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell'esercito degli Stati Uniti, dal loro addestramento a Camp Toccoa, la loro assegnazione al fronte europeo, fino alla fine della guerra.
Detto così niente di meno attraente parrebbe possibile se non per gli amanti delle guerre e delle armi che vanno a vedere i film per le battaglie e i fuochi a ripetizione. Beh, quanto di più lontano da cosa è BOB.
Tre giorni dopo quella prima puntata le torri gemelle cadevano e per gli americani questo racconto accorato diventava il racconto corale di un paese alla ricerca di unità e di una roccia solida cui appigliarsi attraverso il ricordo di un passato con più senso, quello della liberazione dal nazismo di cui erano stati protagonisti.
Voluto e prodotto da Steven Spielberg e Tom Hanks rimane a tutt'oggi una delle cose più... uhm, userò una parola che utilizzo poco, mirabili, fatte dalla tv e dal cinema di tutti i tempi.
Seicento minuti, dieci puntate epocali sia per il narrato che la messa in scena. La versione tv italiana purtroppo fu tagliata di un ora, ricordo nel 2002 la mia battaglia tramite le pagine di FILMTV fatta con Rete 4 che tentava di nasconderlo, ed è quella che tuttora gira nelle repliche. Anche il doppiaggio fu parecchio scarso, in definitiva un discreto pastrocchio che snaturò l'opera senza molto rispetto.
Ma la seconda guerra mondiale non si svolse solo in Europa, quella del Pacifico fu altrettanto dura, se non peggio. Ed ecco allora, come previsto subito ma con i tempi lunghi che sapevamo, il prossimo marzo 2010, a distanza di 9 anni e dopo due di lavorazione, avremo il seguito spirituale di BoB, THE PACIFIC, altrettanti 600 minuti con gli stessi produttori e mi auguro la stessa anima, che concluderanno questo sforzo narrativo senza precedenti per qualità e impiego di mezzi.
Come descritto in un comunicato stampa dalla HBO si racconterà l'esperienza degli uomini in guerra dal primo scontro con i giapponesi nella giungla di Gualdalcanal fino a Iwo Jima, poi Okinawa e infine il non facile ritorno a casa.
Ancora c'è poco materiale disponibile però un trailer nuovo è visibile, in attesa dell'opera completa già acquistata anche da Germania, Uk, Svizzera, ecc. Non ho notizie per l'Italia ma terrò aggiornato il post.
Consigliata con passione a chiunque ami le cose belle anche se non facili.
*Non a caso alcuni dei versi famosi del Discorso del giorno di St. Crispin dall' Henry V di Shakespeare, 1598, conservano in questo contesto il giusto senso epico:
KING HENRY V:
This story shall the good man teach his son;
And Crispin Crispian shall ne'er go by,
From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remember'd;
We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother.
Questa storia ogni uomo insegnerà al figlio
E il giorno di Crispin e Crespian non passerà
Da oggi fino alla fine del mondo
Che noi in esso saremo ricordati;
Noi pochi, noi felici pochi, noi manipolo di fratelli,
Perché chi oggi versa il suo sangue con me
Sarà mio fratello.
Parlavo nel post precedente dell’ottusità con la quale un cantante come Matteo è stato, in X FACTOR, sottovalutato da tutta la macchina mediatica perché non in linea con lo schema giovanecapelloaspigopiercingalnasol'Italia/la vita/riempireasceltafaschifo che ci si aspetta (????) da un cantante moderno (????), e guarda caso la stessa cosa succedeva sabato in Britain's Got Talent, un programma incrocio tra LA CORRIDA e X FACTOR che c'è in questo momento in Inghilterra. Il programma ha la stessa mano di Simon Cowell, cioè l'ideatore di X Factor, che è anche uno dei tre giudici, con più o meno il meccanismo che conosciamo: performance + giudizio = se i si sono più di due accedi alla fase successiva e avanti fino al premio. Solo che i provini avvengono davanti al pubblico che dice la sua rumoreggiando.
Partendo dallo sperare che non sia tutta un’enorme montatura come purtroppo la tv inglese è abituata a fare da un po' (nella suo caduta nella mediocrità e nel finto non vedo fondo, e noi che ci lamentiamo della nostra....), per chi ancora non la sa racconto la storia.
Nel programma si cercano talenti inglesi genuini e tra i tanti ballerini, cantanti, ecc. sabato si presenta questa signora di quasi 50 anni che dice di voler fare il provino per cantante di musical. Dice di venire dalla provincia, un paesello, Blackburn, di essere nubile e di non aver perseguito la carriera fino a che sua madre non è morta, perché non ne aveva il coraggio. Si inquadra il pubblico che naturalmente sghignazza: la signora è la normalissima inglese di campagna, coi capelli che non hanno visto la pubblicità della Wella e il fisico di chi non compra a Mediashopping. Dice di cantare un brano dal musical I Miserabili e gli sghignazzi aumentano, compresi i giudici: Simon Cowell con le sue tre plastiche facciali e una boria inverosimile, la signora giudice modello Ventura inglese fonata e l’altro giudice altrettanto cerato. La signora è umiliata e ridicolizzata, un bell'esempio di reality show.
Parte la base con il riverbero e la signora stende tutti. Come apre bocca sembra un usignolo, da sogno. Naturalmente tutto il pubblico è in delirio, finisce la performance, i giudici fanno ammenda della loro imbecillità da televisivi e la signora passa tutta contenta. Nei giorni che seguono parte la storia della cenerentola, l'orco (!), proprio così ieri su LA STAMPA, avviato a diventare una star: ha già contratti discografici, interviste, ecc.
Ecco il video:
Che sia stato tutto preparato è normale e lo si vede, basta guardare le inquadrature, a spese della signora per il "bene" del programma e dell'audience e della pietà di quelli in buona fede a casa. Ma resta il fatto che la signora canta da dio ed è simpaticissima.
Al che sorgono due domande. Visto che lei dice di cantare localmente da tanti anni, quelli che le stavano intorno e ascoltavano avevano le orecchie libere o ricolme di dura terra scozzese?
La reazione globale dei media al fatto è qualcosa di sconcertante.
Mi sono divertita a leggere gli articoli inglesi, italiani e americani (in America piace molto naturalmente, è il sogno americano incarnato), e tutti indistintamente la rappresentano esclusivamente con la storia che ha quasi cinquant’anni ed è brutta: non ne ho trovato uno che non lo facesse.
La loro ossessione con l'aspetto è qualcosa che fa pensare. Ora, senza moralismi né retorica, se vogliamo vederla come una favola è ok, una consolazione bellissima per tutti quelli che hanno perso la speranza di realizzare un proprio sogno.
Ma non può bastare.
Se esiste una parte di gente che ragiona solo con questi due parametri nell'approccio all'altro, e la maggior parte sta nei mezzi di comunicazione, c’è speranza di qualcosa, può servire a qualcosa, può creare qualcosa per la rimanente parte?
Che se fosse stato un uomo al suo posto sarebbe stato lo stesso ne abbiamo la prova con Matteo che oltretutto è pure bello. Ma mi immagino i media italiani quando vincerà.
Nel dubbio non me la sento di rispondere.
E’ passata quasi una settimana dalla tragedia del terremoto in Abruzzo e voglio spendere due parole, giusto due perché tre non ce la faccio, per dire che sono fiera del mio paese. Sono fiera della mia gente italiana, del cuore che ha, della dignità e del coraggio, della generosità e dell'abnegazione di centinaia e centinaia di persone che da giorni si stanno prestando in tutti i modi possibili e immaginabili, e di cui si parla sempre troppo poco in altri momenti e troppo spesso incurantemente si offendono.
Grazie a chi sta facendo tanto e tanto farà con l’aiuto a chi è nel bisogno più nero, e lo farà senza peso ma naturalmente. In questo riconosco la nostra essenza. Lo dico a me stessa, cerchiamo di essere tutti generosi, diamo quello che possiamo, soldi, braccia, affetto, va tutto bene, tutto serve allo scopo, anche se è poco.
E a chi in questo momento è nel dolore profondo auguro di trovare la forza, tanta forza per ricominciare anche senza voglia - perché come si fa quando tutto intorno a te è crollato e perduto? - con le parole di una donna che con poche cose in mano, impolverate dai calcinacci, ha risposto intervistata: “Che devo fare? Che vuole fare, devo ricominciare!”

Ma la tristezza è anche per un’altra persona, che per un poco, non molto altrimenti vomitavo, ho seguito in una trasmissione chiamata Annozero. Il giornalista e ora onorevole Santoro, tra di noi confidenzialmente detto Pandoro, che disperatamente con i suoi accoliti ha cercato di vendere secondo regola di faziosità e calcolo, nonché professionalmente, e qui è il peggio, di cattivo lavoro d'informazione, una menzogna per verità, costruire due ore e più di un finto caso d’inchiesta giornalistica sul malfunzionamento della protezione civile quando è sotto gli occhi di tutti il contrario. E si è per l'ennesima volta tagliato un pezzo di gambe. Non per chi conta, no, ma davanti alle persone che lo stavano guardando. Il potere è una brutta bestia, per questo lo aborro dovunque lo vedo usato come fine, essere onnipotenti senza responsabilità è non capire niente di ciò che accade veramente intorno, l'odio politico poi è ancora peggio, il nemico è per sua natura infinito e accecante: se le due cose sono sommate diventano micidiali.

Fatto è, non gli vedo molti arti sani rimasti e non saranno ipotetiche censure o i responsabili Rai a farlo fuori. Sarà lui stesso a farlo, con leggerezza invidiabile, con le sue stesse mani. Si dice che il sonno della ragione genera mostri. Giovedì sera abbiamo avuto un bel Freakshow-fiction, non esisteva il termine e me lo invento, in diretta, esponenti della miglior tradizione del baracconaggio a sbracciarsi e gridare e belare secondo copione, un bello spettacolo speculare al Grande Fratello. Peccato però che questi non facevano neanche ridere, alla fine solo una gran pena.
Complimenti, si tengano pure i soldi del mio biglietto.
SUPERNATURAL ABBATTE LA QUARTA PARETE
Con quattro parole su fandom & Co.
che mi fanno sentire molto pioniera perché vado a colmare un vuoto fino ad adesso piuttosto presente: per quanto cerchi in italiano, non ho trovato molto sull’argomento teoricamente trattato ma poi applicato (5 articoli??). E allora, spero per la gioia di molti, facciamolo.

Poco volte mi sono divertita così davanti uno schermo come questa: nel lavorare con la scrittura ho sempre amato molto anche quella che nasce da internet in ogni sua forma popolare (o di subcultura, come dovrei dire sociologicamente parlando, ma in questo pezzo a spasso i formalismi), e chi segue le culture pop soprattutto fuori Italia può capire, agli altri spiegherò con calma di cosa si tratta. Chi ha voglia mi segua.
Da che esistono cinema, teatro, tv e libri la quarta parete fa parte della sospensione del dubbio esistente tra un'opera di finzione e lo spettatore, cioè il pubblico accetta d’istinto la presenza della quarta parete senza tenerla direttamente in considerazione, permettendogli di godersi la finzione come se stesse osservando eventi reali.
Da che esiste la tv, il cinema, i libri, i fumetti, i videogiochi, i cartoon, la musica e tutto ciò che crea personaggi, eroi e beniamini, i fruitori in lingua inglese non sono mai stati fermi. Da quelle parti succedono cose che a noi del vecchio contenente ufficialmente potrebbero sembrare assurde poiché siamo più rigidamente separati tra chi produce e chi usufruisce di materiale creativo. La parola è interagire, non accettare e basta. Dunque qualunque cosa di anche pur minimo successo crea una base di fans, raggruppati nel fandom – comunità di fans con gli stessi interessi - che inventa gli atti più impensabili a supporto. Dalle conventions dove tutti si ritrovano insieme a discutere per giorni, alle fanzines, le riviste anche molto patinate stampate in proprio e diffuse via posta, a tutte le attività in rete con forums, foto, gossip, fan clubs, news sempre aggiornate, alla musica, arte e video ispirati, alle charity auctions, non so quante attività ludiche si incontrano.

Tra i miei libri accatastati, quei miei libri che non lascerei andare per niente al mondo, c’è n’è uno mastodontico che si chiama The American Tradition e fa parte di quelli che ho usato per studiare la letteratura americana a scuola. In genere i libri di scuola, finita la scuola, fanno una brutta fine. A me con questo non mi è riuscito, ci sono troppe cose lì dentro che hanno cambiato la mia vita, e come si può buttare via un pezzo della nostra vita quando quel pezzo è stato felice? Appunto.
Mi ricordo come mi stupì la prima volta che, da poco iniziato, mi accorsi che riportava la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti come pezzo di letteratura. Oh, che c’entrava la costituzione con la letteratura? Io sapevo di Pascoli e Dante, figuriamoci. Eppure eccola lì. Poi lessi e capì perché aveva a che fare con la letteratura, espressione dell’essere umano e suo specchio permanente.
Thomas Jefferson, 4 luglio 1776, e la parte che ancora non mi si schioda dalla mente dice:
We hold these Truths to be self-evident, that all Men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the Pursuit of Happiness.
Diritti inalienabili: la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
La vita. Quanta morte era passata prima di allora per arrivare a capire che l’uomo doveva abdicare al disprezzo di sé stesso, e considerarsi non più solo peccatore, infimo, servo, ma essere umano degno. E che con questo automaticamente metteva anche tutti i suoi simili nella stessa posizione.
Finalmente a X Factor qualcosa che mi ha dato gli stessi brividi che ho provato l'anno scorso con gli ARAM QUARTET, quando lo guardavamo in 1000 e non c'era la pubblicità ad interrompere ogni 10 minuti, damn!
Finalmente la musica nella sua accezione di creatività + gioia + inventiva + piacere+ intelligenza + dovremmo dire palle? è entrata nel programma e non ne potrei essere più felice, perche X Factor sembra miracolosamente resistere a qualunque tentativo di bassa tv e veleggia ancora verso il miracolo.
Grande grande grande Andrea Giops Gioacchini in Vieni via con me:
Consiglio il programma a chiunque crei, scriva, faccia arte, non solo musica, è illuminante in molti suoi momenti, e non è cosa di tutti i giorni. Altro che Rai Educational!
Naturalmente Morgan ha gran parte del merito, ma potevamo avere dubbi? Che la cultura è una delle poche strade per l'eccellenza non può stupire che i disattenti.
Così tralascio la diatriba "talento o personaggio?" che ieri sera ha preso gran parte del tempo perché mi sembra fatta da gente che, se la persegue, forse dovrebbe considerare di esercitare un altro mestiere. Dico solo una cosa: lo ha ascoltato o no, davvero ascoltato, su quell'arrangiamento in acido del pezzo di Conte?
A chi ha voglia di condividere e mi sta nei paraggi propongo per il prossimo lunedì un'altra visione comune, sempre a casa mia, ore 21. Chi vuole unirsi faccia un cenno, c'è posto. Sarà una serata travolgente per riconoscerlo, questo talento!!
Quelli che non se ne vogliono andare e quelli che se ne vanno.
Mentre giorni fa stavo parlando con alcuni amici di quelli che non se ne vogliono andare, nonostante la dignità e il rispetto della funzione che rivestono suggerirebbero tutto il contrario, vedi sindaco Iervolino a Napoli, c'è anche chi se ne va.
La signora Annunziata è giornalista seria, di parte certamente ma anche di cervello, e ieri sera si è alzata dal suo posto e ha abbandonato Annozero, programma di finto giornalismo d'inchiesta dove l'onestà intellettuale e il rispetto della verità sono quasi sempre parole di una lingua straniera.
E lei giustamente, da persona intellettualmente onesta, ha gentilmente salutato. C'erano due opinioni divergenti a confronto? No, c'era il tentativo di capire e far capire da una parte, con tutta la difficoltà che comporta, e il bisogno di trovare il solito colpevole per cercare l'approvazione degli spettatori abituali dall'altra.
Che certe volte bisogna andarsene è sacrosanto: complimenti per la bella lezione di civiltà.
Ecco il pezzo per chi non l'ha visto:
oggi
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